Dai comportamenti problema alle autonomie. Le immense risorse della Storia Sociale

L’altro giorno la sorella di Ares mi chiede: “mamma, secondo te Ares uscirebbe nudo di casa senza che se ne accorga?” Siccome ad ogni domanda della sorella io ci rifletto parecchio, mi sono detta: “beh, pensandoci bene, non ho mai lavorato a questa competenza” e mi sono subito informata con la Dttssa Bassani. Il suo suggerimento fu immediato: una storia sociale.

Ho subito cominciato ad elaborarla con il titolo “Quando esco di casa…” elencando tutto il rituale che comporta dover uscire di casa in maniera corretta:

  • indossare il pantalone,
  • le scarpe,
  • la maglietta,
  • prendere i soldi, ecc. ecc.

L’ho scritta in prima persona perchè Ares sa leggere, e ripetuta almeno 5 volte al giorno, abbiamo anche lavorato con la storia in terapia, rispondendo a specifiche domande sulla storiella e successivamente facendo delle prove con Ares per vedere se se ne accorgeva che stava uscendo a prendere un gelato con me senza la maglietta o simile.

Nell’arco della mia vita, “impregnata” di autismo, le storie sociali sono state essenziali per risolvere un’infinità di situazioni spiacevoli. Questa, ad esempio, è una vecchia storia sociale senza immagini (con Ares ho usato sempre poche immagini perchè è sempre stato in grado di capirle soltanto con il testo), ma consiglio sempre di abbinare qualche immagine e creare un vero e proprio libricino.

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Le storie sociali hanno lo obiettivo di insegnare ai bambini autistici le norme sociali, come ci si dovrebbe comportare in determinati contesti.

Le storie sociali sono fondamentali per (non sempre cancellare), ma di sicuro, ridurre, i comportamenti indesiderati da parte del bambino autistico. Ci vuole molta pazienza, ma noi ce l’abbiamo.

In particolare, questa sopra, l’ho ideata, molti, ma molti anni fa (Ares aveva circa 5 anni) sotto suggerimento del supervisore A.B.A., per diminuire alcuni comportamenti…come dire…impetuosi, al limite del violento, di Ares nei confronti della sorellina appena nata. Non che sia strana la gelosia di un fratello quando arriva un neonato in casa, ma nell’autismo ogni cosa diventa immensa, di conseguenza estinguere un comportamento inadeguato, si rende davvero difficile.

Le Storie Sociali devono, come vedete sopra, avere un linguaggio molto semplice, io le ho fatte quasi tutte in prima persona, come se fossi io Ares, anche perchè l’obiettivo è che l’autistico ripeta la Storia, e se ne convinca. Se il bambino non sa leggere ovviamente gliela leggete voi.

Ambiente tranquillo, silenzio assoluto, poche o nessuna distrazione, e via la Storia, poi Ares la ripete, e così via, qualche volta al giorno. Quando Ares intentava tirare i capelli alla sorellina, praticamente bastava pronunciare le prime frasi della Storia Sociale, e il comportamento lesivo si interrompeva. 

La Storia Sociale ha comunque uno scopo di prevenzione e si possono impiegare in tanti ambiti: se non vuole attendere il proprio turno all’altalena del parco, se non vuole mangiare piano, se non vuole entrare nei negozi quando c’è la musica alta, se non vuole mettere la cintura in macchina, se arriva al mare e vuole entrare in acqua tutto vestito… ma anche quando bisogna:

  1. affrontare situazioni problematiche (andare in auto, giocare con altri bambini…)
  2. chiarire una situazione che hanno interpretato male
  3. prepararsi ad un evento particolare (gite, feste rumorose, imprevisti….)

Il fattore più critico nello scrivere una storia sociale efficace è l’abilità di considerare ed incorporare la prospettiva della persona autistica.

Per scrivere una storia sociale bisogna:

  1. Determinare il soggetto della storia (selezionare un’abilità sociale)
  2. Raccogliere le informazioni (situazione e abilità del soggetto)
  3. Personalizzare il testo secondo l’età del bambino, livello di sviluppo, capacità attentive, e anche lo stile di apprendimento.
  4. Utilizzare quattro tipologie base di frasi:
    DESCRITTIVE, SOGGETTIVE, DIRETTIVE e AFFERMATIVE
  5. Dare un titolo
  6. Rinforzare la storia con le immagini dell’ambiente e dell’interazione (renderà l’apprendimento più visivo e aumenterà la facilità/rapidità di acquisizione della nuova abilità)
  7. Meglio se presentiamo la storia: 
  • in un ambiente rilassato
  • non durante un evento difficile
  • non quando la persona è agitata
  • non utilizzare la lettura della storia sociale come conseguenza punitiva per un comportamento negativo. Dovrà essere solitamente ripetuta un certo numero di volte (4 o 5) prima che il soggetto padroneggi l’abilità designata.
    8. Per quanto possibile, provare ad organizzare l’ambiente in modo che dopo la lettura della storia sociale, la situazione realmente si presenti.

    9. Per una competenza specifica potrebbero volersi più storie sociali.

La storia sociale va ripetuta (oppure letta se il vostro bambino sa leggere) almeno 5 volte e poi si fanno le domande di comprensione.

Quando, oramai adolescente, Ares ha ripreso qualche gesto aggressivo nei confronti della sorella, in macchina per lo più, ogni volta che lei parlava, io l’ho completamente estinto con la Storia Sociale, dicendola sempre PRIMA che l’evento accadesse: “Ares, ricordati che ora siamo in macchina e non devi fare del male a tua sorella quando parla. Lei può parlare quanto vuole e tu non devi mai fargli del male. La frase che devi dire se non vuoi sentirla è: Yara, mi dai fastidio. Ma non devi toccarla.”

Vi assicuro che non lo fa più. E’ ovvio che non si finisce mai quando si tratta dell’autismo, perchè ora Ares ha compreso che non si fa del male, ma ogni volta che la sorella parla, lui (invece di colpirla) pronuncia il nome della sorella a voce alta, e questo a Yara da un fastidio immenso, ma vabbe…, poi ci penserò a come togliere anche questo…

Questa è una storia sociale recente, Ares ora ha 18 anni, e dopo una serie di crisi che descrivo QUI in questo Piano di gestione della crisi, ho elaborato questa storia, addirittura plastificata, perchè racchiude il comportamento in generale che Ares deve tenere sempre quando sente di essere nervoso e di non poter gestire una situazione una di stress:

Vi faccio notare la parola RESPIRARE, scritta in maiuscolo e con le lettere distanziate affinchè arrivi il concetto di farlo lentamente. Per illustrare meglio il concetto di respirare lentamente, con Ares ho usato la Sfera di Hoberman, i cui vi parlo bene QUI, e che da l’idea di cosa vuol dire usare bene il diaframma per impostare una respirazione lenta. 

Quando vedo che Ares ha un inizio di crisi, piuttosto che indagare sul vero motivo, in quel momento, da lontano, gli faccio vedere la storia sociale (sempre a portata di mano) e gliela faccio leggere, anche se oramai lui la conosce a memoria. Lo lascio da solo, poi ritorno e gliela rileggo, almeno gli do l’input affinchè lui continui a leggerla da solo. Poi gli parlo, sempre da lontano, di argomenti che so che a lui piacciono e dopo qualche minuto, la crisi passa, senza che sfoci in violenza o autolesionismo di nessun genere.

Quest’ultima storia sociale è stata consegnata anche a scuola onde evitare crisi anche in quel contesto.

Qui vi lascio un video di una storia sociale sul saluto, e QUI invece trovate alcune divertenti ed efficaci storie sociali su altri argomenti: