Esempio di Piano di gestione della crisi

 

Questo è un piano di gestione della crisi che ho realizzato per Ares in seguito a due episodi di aggressività che si sono verificati. Ares ha avuto crisi sporadiche da piccolino ma sono state sempre facilmente risolvibili con storie sociali, ecc. E’ chiaro che, ad oggi, con l’altezza e la stazza che si ritrova, anche una minima crisi diventa eclatante e quindi più difficile da gestire, quando è in corso. 

E’, invece, possibile, prevedere queste crisi, perchè tutte le crisi hanno sempre una causa. Spesso è difficile individuarle, ma tutte hanno una motivazione. Una volta trovata, ci si lavora sopra.

Questo piano è stato stampato in più copie e consegnato a tutte le figure che si occupano di Ares, parenti, assistenti, docenti, ecc. I risultati di questo piano di gestione, sul campo, si sono visti subito. Ares, infatti non ha più crisi da quando abbiamo attivato il piano di gestione. Ve lo descrivo in maniera minuziosa, nella speranza, che, anche se sono tutti diversi i nostri ragazzi, possa aiutare anche a voi.

 

 

DSCI0163Ares è un ragazzo di 18 anni, con diagnosi di Disturbo Generalizzato dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato. Ha un linguaggio ad uso funzionale, molte competenze a livello di autonomia e si fa capire benissimo quando non vuole qualcosa. In generale ha un buon carattere, sorride sempre, è disponibile e pieno di energia, ed è proprio per questo suo carattere mite, che nessuno si aspetta da lui crisi violente di nessun genere. Invece Ares non è affatto esente di crisi!

 

  • Nel 2012 strappò la collana della sorella, graffiandola, perchè lei urlò qualcosa vicino a lui, in maniera improvvisa
  • Nel 2015 strappò la maglietta del padre, graffiandolo, in preda ad una crisi apparentemente immotivata
  • Nel 2018 tirò i capelli della sua insegnante di sostegno mentre si trovavano nel laboratorio di cucina
  • Nel 2020 (la crisi più recente) prese a schiaffi il suo assistente nell’androne di casa senza un apparente motivo

Le crisi di Ares sono sporadiche ma, soprattutto, sono prevedibili. Da quando ha Screenshot_20191111-150614cominciato ad avere crisi più importanti, il che è coinciso con il periodo dell’adolescenza, la madre ha messo in atto diversi mezzi per aiutarlo a controllarsi quando è nervoso. Uno di questi è la sfera di Hobermann, con la quale, in maniera visiva, Ares ha imparato a respirare (inspirare, espirare) quando intuisce che sta arrivando una crisi.

A questo esercizio si aggiunge anche il conteggio fino a 10, da ripetere più volte insieme al respiro profondo. Tutti gesti preventivi, che se è Ares a metterli in pratica spontaneamente, indicano a chi lo accudisce, che è in corso un momento di nervosismo.

 

Le possibili cause di eventuali crisi in Ares sono:

  1. Il rumore, soprattutto il rumore forte di bande musicali, orchestre, urla improvvise vicino a lui, pianti di neonati o schiamazzi di vario genere che si protraggono nel tempo. Ares potrebbe avvertire con un “basta” prima di compiere un gesto aggressivo, oppure potrebbe reagire d’istinto, a seconda dell’intensità dello stress al quale sia sottoposto. A tal proposito Ares ha diverse cuffie per attutire rumori forti, sia a casa che a scuola.
  2. Non capisce quello che gli si chiede (ad esempio, durante l’insegnamento del gioco della Tombola, Ares aveva sempre partecipato al gioco come giocatore semplice che individuava i numeri scelti. Quando una volta ad Ares hanno cambiato il compito, e gli hanno dato quello di croupier, Ares ha retto poco tempo, senza capire la sua funzione di nominare a voce alta i numeri, e quando si è trovato saturato da un compito troppo difficile e senza nessun senso per lui, ha reagito in maniera aggressiva verso se stesso e verso il cartellone. Lo stesso vale per compiti nuovi di qualsiasi materia. In linea di massima gli argomenti nuovi si introducono a casa, dove il lavoro 1:1 si svolge in silenzio e in totale tranquillità, poi, si propongono a scuola.
  3. Gli schizzi d’acqua in piscina. E’ capitato che Ares abbia aggredito un’assistente durante il centro estivo perchè alcuni bambini più piccoli gli schizzavano acqua negli occhi e quando l’assistente si è avvicinata ad Ares, lui l’ha spinta e graffiata.
  4. La più difficile da individuare fra le cause di crisi di Ares è l’auto immersione: Ares, per noia oppure per scappare da una situazione stressante, si auto immerge in un rituale di concentrazione caratterizzato da frasi sconnesse dette a voce bassa, se lo si guarda con attenzione gli si dilatano le pupille, il suo viso diventa cupo e in questa circostanza potrebbe reagire violentemente se lo si distoglie da quella specie di “trance” in maniera improvvisa, anche e soltanto menzionando il suo nome.

Affinchè si presenti una crisi davvero violenta devono convergere diversi fattori, altrimenti la crisi è piccola e controllabile, diciamo che si sfiora ma non si verifica del tutto. Ecco perchè l’attenzione ai dettagli, tenendo sempre conto della forte componente sensoriale dell’autismo di Ares, potrebbe perfettamente evitare una crisi di spessore.

 

Esempi concreti di crisi:

SITUAZIONE 1:

Ambiente: casa

Situazione: Arriva l’assistente per portare Ares a fare la sua solita passeggiata del pomeriggio.

Ares è seduto sul divano in una stanza di casa mentre la madre cucina in un’altra stanza di casa. Ares sembra tranquillo, ha i suoi soliti nastri in mano, ma non li rotola.

Situazione consueta (di calma) quando arriva l’assistente: Arriva l’assistente a casa. Ares, sorridente, si alza e corre alla porta per ricevere l’assistente e salutarlo. A volte apre la porta di casa e lo aspetta nel pianerottolo, saltellando e ridendo. Quando l’assistente entra, fra una chiacchiera e l’altra, Ares dice quale posto vuole visitare: la gelateria, il cinema, lo zoo, ecc. Sceglie il suo posto preferito, prende tutto l’occorrente per l’uscita: la tessera, il cappotto, soldi, ecc. ed esce felice.

Situazione pre crisi (quella che appunto si è verificata): Arriva l’assistente a casa. Ares rimane seduto sul divano farfugliando frasi senza senso. La madre lo sollecita e Ares comincia a fare un solito gesto con la mano (estende la mano e la ritira). Ares ha il volto cupo e non sorride, la madre vede che ha una scarpa slacciata e gli chiede di allacciarla. Ares la allaccia continuando a dire a voce bassa parole sconnesse. La madre gli chiede dove vuole andare e Ares dice 4 posti insieme, uno dopo l’altro, come per dire qualcosa, ma rimane concentrato nelle sue parole sconnesse. Infine esce di casa. Appena fuori, nel pianerottolo, Ares prende a schiaffi l’assistente all’improvviso, prima dice “caro, scusa” e poi cambia il volto e comincia a tirargli il cappotto, con così tanta forza che diventa irriconoscibile. L’assistente, con le mani piene di chiavi, soldi, ecc, lascia tutto e lo ferma. Ares torna a casa e suona alla porta. L’assistente è sconvolto e racconta alla madre quanto accaduto.

Dopo la crisi: Ares entra in casa e sa già che la madre lo metterà in punizione (seduto a IMG_20181205_1736247terra per massimo due minuti). E’ anche un modo per isolarlo da qualsiasi oggetto e renderlo meno operativo fisicamente nei confronti delle persone che lo circondano (madre inclusa). La madre chiede all’assistente di restare in una stanza diversa da quella di Ares per evitare che Ares torni da lui a fargli male. Ares, seduto a terra, scoppia in una crisi di pianto. La madre gli parla per alcuni minuti, gli ricorda quello che ha fatto e come si deve comportare quando è nervoso, Ares poi si alza, torna sul divano dove è seduto l’assistente dall’altro lato e subito, piangendo, chiede scusa e dice “caro”. Si attendono diversi minuti e si torna ad uscire senza nessun problema.

 

 

Possibili sbagli:

  • Ares voleva andare ad un posto specifico quel giorno (il treno del Bioparco) ultimamente era diventato ossessionato da quel posto, ma d’inverno non funziona, per cui gli si era proposto un centro commerciale (posto al quale, avrebbe detto in seguito alla terapista) non voleva andare.
  • Ares era appena tornato dalla scuola, aveva pranzato e pochi minuti dopo era arrivato l’assistente per prenderlo ed uscire. Probabilmente Ares aveva bisogno di più tempo oppure non voleva uscire e abbiamo violato il suo diritto di auto determinazione
  • Ares era assorto nei suoi pensieri (difficili da individuare) quelli di auto immersione e nessuno se n’è accorto di cosa stava accadendo.
  • Alla situazione di “immersione” di Ares, la mamma ha aggiunto un compito: allacciarsi le scarpe, che Ares ha eseguito in maniera automatica, ma il quale probabilmente ha acuito la situazione di stress interno che viveva Ares in quel momento.

 

Possibili soluzioni per evitare questa specifica crisi:

  • Per prima cosa abbiamo immediatamente creato un supporto visivo dove si esclude sempre il trenino del Bioparco e si inseriscono altri luoghi, in questa maniera Ares sa con anticipo dove si recherà ogni giorno con l’assistente.IMG_20200127_1119075
  • Abbiamo creato un promemoria del comportamento corretto che Ares deve tenere quando diventa nervoso:

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Questo promemoria non va letto da lui quando oramai è nervoso, ma più volte al giorno quando è in stato di calma. Ha funzionato benissimo!

  • Guardare (osservare lo stato d’animo di Ares) quando arriva l’assistente. Se non è accogliente, come al solito (è stato accogliente per circa 10 anni), oppure se si comporta in maniera strana, se ha il volto cupo, se dice frasi sconnesse a bassa voce, agire in uno di questi modi:
  1. a) Chiedergli se vuole uscire subito o se vuole restare ancora un po’ a casa, e si esce dopo qualche minuto
  2. b) Attendere con l’assistente in un’altra stanza, qualche minuto, per verificare lo stato d’animo di Ares
  3. c) Attendere eventualmente che sia Ares a venire dall’assistente per uscire

 

 

SITUAZIONE 2

Ambiente: scuola (laboratorio di cucina)

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Situazione: Ares attende, insieme all’insegnante, per entrare al laboratorio di cucina. L’attesa diventa lunga e l’ambiente è rumoroso. Diversi ragazzi con disabilità urlano, e in generale c’è molto rumore di fondo. Ares non ama particolarmente venire al laboratorio di cucina per via del rumore e per le attese lunghe, soprattutto fra un’attività e l’altra. Attendono in piedi, docente e Ares.

Ares è assorto nei suoi pensieri, probabilmente per supplire alla noia dell’attesa e al rumore fastidioso.

La docente si avvicina dicendo il suo nome quando arriva il momento di entrare, Ares la prende per i capelli e non la lascia. Per fortuna interviene un assistente che la libera. Ares poi piange tantissimo, come nella Situazione 1.

Possibili sbagli:

  • Ares ha atteso troppo in un ambiente molto rumoroso
  • Per supplire alla noia dell’attesa si è auto immerso nei suoi pensieri e quando è stato sollecitato a voce, ha reagito con violenza. Nessuno se n’è accorto che erano passati più di venti minuti d’attesa e che stava sopportando davvero tante urla

Possibili soluzioni per evitare future crisi:

  1. a) attendere fuori, in un contesto diverso, compiendo magari altre attività e rientrando soltanto quando è il turno di Ares
  2. b) scrivere una storia sociale per preparare ad Ares alle attese nel laboratorio di cucina
  3. c) Osservare bene cosa fa Ares, come si comporta, quale sguardo ha, prima di sollecitarlo, soprattutto se è stato esposto ad una attesa lunga e ad un rumore forte.
  4. d) usare le cuffie

 

                                                      Conclusione

La causa più frequente di crisi di Ares è il rumore perché l’autismo di Ares ha una forte componente sensoriale, mentre la causa meno frequente ma più difficile da individuare è l’auto immersione nei propri pensieri, la quale determina uno stato catartico dal quale spesso Ares esce soltanto con violenza verso gli altri o verso se stesso.

E’ bene avere sempre le cuffie a portata di mano quando si svolge una qualsiasi attività dove possono convergere un’acustica fastidiosa, le urla di chi sta vicino, ecc.

Nella misura del possibile è necessario preparare ad Ares ai cambiamenti e alle novità: che si tratti di una nuova attività, oppure di una nuova tipologia per compierla, Ares deve essere sempre avvertito, tramite storie sociali, oppure tramite calendari visivi. Se entrambi non sono possibili, allora spiegandogli più volte a voce cosa sta per accadere.

Da una parte non va mai assecondato se mette in atto un comportamento problema per evitare un compito, ma dall’altra, bisogna ponderare e valutare: stanchezza, difficoltà della richiesta, il rumore del posto, l’acustica, il tempo che rimane seduto a lavorare, e a quel punto, senza dargliela vinta, gli si abbassa il livello di difficoltà della richiesta, lui esegue la richiesta semplice e lo si lascia andare.

Quando la crisi è finita è bene parlarne con Ares, e ricordargli nuovamente i mezzi che ha a disposizione per indicare disagi: dire “sono stanco” “sono nervoso” “non voglio stare qui” e tutte le frasi che possano indicare nervosismo e stanchezza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIANO DI GESTIONE DELLE CRISI DI

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