Autismo. Come insegnare a riconoscere le emozioni

Ai bambini autistici le emozioni vanno insegnate, giacchè non sono affatto in grado di riconoscerle. Prima si comincia meglio è, soprattutto perchè è una delle difficoltà maggiori che si incontrano nel percorso d’insegnamento.

Con Ares abbiamo iniziato molto presto, a circa 5 anni. Nel tempo abbiamo abbandonato questo ed altri argomenti, sovrastati dalla didattica, che nella misura in cui si cresce, diventa la priorità assoluta.

Ultimamente l’abbiamo ripresa dopo che Ares si è letteralmente messo a piangere, durante i festeggiamenti dei suoi compagni a scuola. Palesemente emozionato, sorpreso e sicuramente infastidito per la sua incapacità di non gestire le emozioni che provava, Ares ha pianto, dinanzi allo stupore dei compagni che non capivano bene cosa stesse succedendo

Il libro con cui stiamo lavorando ora è Teoria della Mente Autismo, della Erickson, fantastico e che vi consiglio, ovviamente.

Ci sono tanti modi per insegnare le emozioni. Qui vi faccio vedere come abbiamo cominciato noi, e cioè seguendo le indicazioni del testo, ho stampato le foto delle emozioni principali (attenzione non smile, ma foto di persone vere) e, Luana, la nostra terapista, ha cominciato con il ricettivo: “Ares, tocca felice, Ares tocca spaventato” e via dicendo…

Subito dopo abbiamo ripetuto l’esercizio con altre immagini di persone reali:

Infine abbiamo chiesto ad Ares di fare lui stesso le emozioni imparate. Buffissimo, ma si è tanto impegnato, guardate:

Ovviamente a questa fase d’insegnamento seguono altre che indica il libro, come ad esempio riconoscere lo stato d’animo di una persona secondo una specifica situazione che si presenta: esempio: immagine di bambino inseguito da un cane. Domanda: com’è il bambino? Risposta: spaventato. Se comprate il libro potrete seguire le istruzioni.

Io penso che il modo migliore per “generalizzare” l’acquisizione cognitiva di questo argomento sia il contesto di tutti i giorni. Ecco perchè, su consiglio del nostro supervisore Dttssa Bassani, abbiamo suggerito ai docenti di sostegno (nell’ultima riunione ABA a scuola), di cogliere momenti specifici della giornata scolastica, in cui è evidente lo stato d’animo di un compagno (ad es. se è particolarmente felice), per chiedere ad Ares: “Ares, guarda Simone, come si sente?”, sperando ovviamente che Ares risponda “felice”.

Lo stesso faccio anch’io a casa, e in tutti i contesti dove Ares si muove. Piano piano, con fatica e caparbietà, vedrete che alla fine, anche le emozioni si possono imparare.

 

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5 Comments

  1. AsiaJackson

    Ares mi sembra tanto una persona con un cuore grande!❤ mi ricordo che all’asilo avevo un compagno autistico, il quale poi è diventato e rimasto mio amico! È un ragazzino che può sembrare diffidente, ma in realtà ha solo un po’ paura; appena inizia a prendere confidenza, scopri subito il suo lato buono e sensibile✨

    Piace a 1 persona

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