Autismo. Smettiamola di far bocciare i nostri figli!

Già in passato ho trattato questo argomento che davvero mi sta a cuore.

Conosco ragazzi autistici che hanno quasi 20 anni e ancora frequentano il secondo anno del Liceo. Alcuni che hanno compiuto 7 anni e ancora vanno alla scuola dell’infanzia. E ho anche sentito parlare di altri che rimangono persino due anni in più dopo la fine della scuola secondaria di primo grado. SBAGLIATO no, SBAGLIATISSIMO!

Sempre sia chiaro che il mio è un parere del tutto personale, e che sono consapevole della difficoltà di milioni di famiglie, che, abbandonate dallo Stato, non sanno come districarsi con le attività quotidiane del proprio figlio. Pomeriggi interi a guardare la TV, a sostare sul divano, a urlare dentro casa, senza un minimo aiuto di nessuno, senza un amico che ti porga una mano, senza una ASL che ti assista correttamente… lo so, lo capisco.

Ma la soluzione, credetemi, non è lasciare i nostri giganti speciali, ad oltranza, insieme ai ragazzi più piccoli. Non giova ai nostri figli e neanche ai loro compagni.

Innanzitutto la legge lo vieta nel caso il disabile abbia un PEI personalizzato, in qualsiasi ordine di studio, e poi, soprattutto alle superiori, dopo i 18 anni, come ben sapete, i nostri figli non sono più autistici per lo Stato, di conseguenza perdono automaticamente il docente di sostegno, l’assistenza specialistica, e la scuola, già provata da tagli, riduzioni e poca o scarsa preparazione, la si ritrova in seria difficoltà per gestire il disabile.

Secondo me dobbiamo concentrare le nostre energie in lotte diverse. Piuttosto che ambire a che nostro figlio rimanga a scuola, lottiamo per far si che venga preso in carico dallo Stato dopo la scuola dell’obbligo. Lottiamo con lo scopo che si creino strutture in grado di fornire ai nostri ragazzi gli strumenti necessari affinchè un giorno possano vivere “da soli” durante la nostra vecchiaia o dopo la nostra morte.

Alziamo la voce per evitare che ci capitino soprusi e ingiustizie, com’è capitato a  Daniela Laguardia, maltrattata in una struttura di Legnano e trasformata da fanciulla allegra e serena a donna cupa ed introversa.

Nella misura in cui continueremo a perdere energie nelle banalità: dicasi fare causa per avere un Diploma, dicasi fare causa perchè nostro figlio acceda all’università, dicasi prendercela con la scuola perchè non ha bocciato per l’ennesima volta nostro figlio… continueremo a travisare il problema.

Quello che ci serve è qualcuno che dopo la scuola dell’obbligo (mettiamocelo in testa), ci prenda per mano e ci rassicuri portando i nostri ragazzi ad una struttura bella, accogliente, immersa nel verde, con sale relax, luce soffusa, che abbia un personale sano di mente,  professionale, gentile… no, non è un sogno… lottiamo per questo! Si può! 

 

 

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