Autismo. Insegnare o meno le tecniche di masturbazione?

Una delle preoccupazioni maggiori di un genitore con un adolescente autistico (maschio o femmina) è la masturbazione, poco o quasi per niente trattata nelle terapie comportamentali.

L’ansia maggiore che ci pervade, una volta consapevoli che il proprio figlio si masturba, da una parte, è che non lo faccia in pubblico, e dall’altra, come possiamo fare affinché l’atto della masturbazione avvenga in maniera adeguata. Intanto vi ricordo che al tema ho dedicato diversi articoli per chiarire un po’ le idee, e li trovate in questi link:

LA MASTURBAZIONE E I COMPORTAMENTI INAPPROPRIATI.

CREARE UN LIBRO PORNOGRAFICO

Omosessualità, incesto. SESSUALITÀ ALTER-ABILI.

MASTURBAZIONE COMPULSIVA E INADEGUATA. COME E QUANDO COMINCIARE A PREVENIRLA

COME AFFRONTARE PUBERTÀ E ATTEGGIAMENTI SESSUALI INADEGUATI

In virtù del fatto che gli autistici spesso si avvalgono dei modi più bizzarri per masturbarsi, ci poniamo spesso la domanda: devo intervenire per insegnare la tecnica migliore? Lo faccio fare al padre, che è uomo come lui o lo faccio io, madre, che sono femmina come lei?.

Ho indagato un po’ sull’argomento.

La masturbazione non è affatto un gesto semplice, per realizzarla è necessario prestare molta attenzione ai segnali sensoriali che arrivano dai propri genitali, bisogna anche avere una discreta motricità fine giacché richiede l’uso delle mani, delle dita, e i movimenti devono essere delicati o forti, ma precisi. Bisogna, in poche parole, conoscere il proprio corpo. Nel caso delle femmine serve imparare a stimolare il clitoride, oppure nel caso del maschio a districarsi con il movimento di dita o mani per la gestione del pene, coscienti (in entrambi i casi) che quelle sensazioni che si provano sono il risultato dell’azione che stai compiendo e che se si continua a stimolare quella precisa zona in quel modo, alla fine si raggiunge il piacere.

Si sente sempre dire che i maschi si masturbano più delle femmine, ma conferme scientifiche non ce ne sono in realtà. L’apprendimento della masturbazione è fortemente rinforzato dall’esperienza dell’orgasmo. Un maschio potrebbe eiaculare stimolando il suo pene in erezione con pochi movimenti, mentre per una femmina l’orgasmo è un po’ più difficile da raggiungere, arrivarci quindi, richiede atti del tutto intenzionali, insieme ad azioni cognitive per niente facili da compiere.

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Per capire meglio la tecnica con la quale si masturbano uomini e donne e per riuscire a fare un paragone sensato mi sono intrufolata in un forum di maschi e femmine “normodotati”,  che sull’argomento “autoerotismo” si esprimono con pareri di questo tenore:

Io mi masturbo sempre con le mutande addosso, mi metto sdraiato a pancia sotto con il pene a riposo (se è in erezione viene male, data la posizione in cui mi metto), comincio a farlo girare sempre più veloce fino a quando vengo (e lo faccio nelle mutande). Vi assicuro che è uno spasso, si gode da matti anche perchè il pene praticamente è interamente adagiato sul materasso e quindi l’orgasmo lo si sente di più! Neanche io mi sono mai divertito più di tanto col metodo tradizionale.”

Io invece mi masturbo con un pennello da barba, do una “spolveratina” sul clitoride, e credetemi, è pazzesco!”

“…a me piace tanto masturbarmi con un cuscino o su un peluche oppure strofinando qualcosa sul clitoride

Vi sembrerà strano ma io mi masturbo tenendomi addosso le mutande, la mano sta sopra i boxer e compie un movimento orizzontale continuo destra-sinistra molto veloce. Per riuscire meglio preferisco tenere il pene in posizione leggermente obliqua, per coprire così l’estremità del pene con il palmo della mano. Naturalmente, quando avviene l’eiaculazione, lo sperma va a depositarsi sulle mutande. Io mi trovo molto bene con questo metodo, riesco ad eccitarmi molto e la sensazione di piacere che si prova  è molto intensa e  può essere interrotta in modo da riprovocarla per godere ancora di più. Ho provato ad usare il classico metodo con impugnatura e movimento della mano su-giù, ma non mi è piaciuto più di tanto.”

Dopo aver letto queste testimonianze ho subito pensato che, se anche i maschi e le femmine normodotati hanno maniere non proprio tradizionali di masturbarsi, alla fine il modo con cui ci si masturba rimane del tutto personale e quindi bisogna stare tranquilli su qualsiasi forma si usi. Ma, ben presto, il mio parere è stato confutato da quello della Dtt.ssa Valeria Randone, che in questa intervista parla proprio della masturbazione alternativa (quella prona maschile), come di un tipo di masturbazione inadeguata, ovviamente lei si riferisce a soggetti normodotati che, continuando a masturbarsi con il pene appoggiato sul cuscino, materasso ecc., possono poi incorrere in disfunzioni vere e proprie legate addirittura all’infertilità.

Le ho scritto subito una mail e mi ha risposto alla velocità della luce.

Le ho chiesto se nel caso di mio figlio autistico quel tipo di masturbazione prona potesse rappresentare un problema (viste le enorme difficoltà in cui incorre un soggetto con simile handicap mentale) e lei mi ha risposto di stare tranquilla “perché le reali difficoltà di questo genere di masturbazione alternativa sono correlate al passaggio del piacere solitario a quello condiviso, di coppia”. “ma, ovviamente – ha aggiunto la Dtt.ssa – io non conosco suo figlio e non so se un giorno potrà avere una fidanzata”.

Chiara la sua risposta, no? Penso che per noi, genitori di soggetti autistici, le energie, in questo campo, debbano essere concentrate nel gestire la condotta sociale inappropriata, in pratica: evitare che i nostri figli si masturbino in pubblico!.

Poi, è chiaro che alcune modalità vanno monitorate comunque nel privato, onde evitare lacerazioni alle parti intime (se queste sono costantemente sollecitate da sfregamento o simile) e che, ai primi allarmi (difficoltà nella minzione, piaghe, ecc.), è bene correre dallo specialista. Per il resto è impensabile (e secondo il mio modesto parere, diseducativo) cercare di intervenire in prima persona per aggiustare le tecniche adoperate dai nostri figli disabili, soprattutto se stiamo parlando (come in questo caso) di autistici gravi e non di ragazzi Asperger o ad Alto Funzionamento, che invece potrebbero fidanzarsi e addirittura concepire.

In alcuni periodi degli ultimi anni ho lasciato Ares, più tempo del solito, in bagno perché ero sicura che cercava di capire il proprio corpo, di conoscerlo, di tastare alcune sensazioni ancora poco esplorate. Ecco, non bisogna essere rigidi nell’accettare certe pratiche. Io sono rigida invece nell’imporre le regole di comportamento: quando lo fai, a che ora, la porta deve essere chiusa (e noi altri dobbiamo sempre suonare), l’abbigliamento deve essere sempre il pigiama (onde evitare lacerazioni, oppure per escludere che lo faccia per strada o simile) ed altri piccoli escamotage che aiutano tutti ad essere più sereni.

Consiglio ai genitori dei bambini autistici ancora piccoli, di leggere molto, di informarsi tanto e bene, di non essere mai miopi quando si tratta di temi così naturali come l’autoerotismo dei propri figli, di usare sempre un linguaggio appropriato già dalla prima infanzia, soprattutto quando si nominano le parti del corpo, di concepire la masturbazione come un atto fisiologico necessario e umano che trascende qualsiasi barriera mentale e che non va affatto repressa bensì correttamente indirizzata per la salvaguardia della dignità di nostri ragazzi.

Un giorno, spero, ci sarà la legge che approverà l’assistente sessuale anche in Italia, figura che sono certa, aiuterà i disabili gravi, sia nella conoscenza del proprio corpo, che nell’insegnamento delle tecniche più adatte per raggiungere, senza difficoltà alcuna, una esperienza orgasmica naturale e consapevole.

Fonti:

Sanihelpforum

Handicap e sessualità: il silenzio, la voce, la carezza. Dal riconoscimento di un diritto al primo centro comunale di ascolto e consulenza. a cura di F. Veglia

Oltre le frontiere della disabilità di Francesco Rovatti

Dttssa Valeria Randone

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