Posso insegnare a mio figlio a masturbarsi. Si o no?

Allora lo spunto per parlare di questo argomento, già trattato da me in diversi articoli precedenti, è il seguente: una mail di una mamma di cui vi copio un estratto:

Ciao Bàrbara, seguo con interesse il tuo blog e vedo con piacere che affronti senza problemi gli argomenti che riguardano la sessualità dei nostri ragazzi, quindi mi sembri la persona adatta per chiederti un parere. Sono mamma di un ragazzo autistico di 18 anni e sono rimasta come intrappolata in un vortice da quando ho visto M. masturbarsi una volta in maniera strana (contro il muro della sua cameretta) e ho deciso di intervenire insegnandogli la procedura corretta.”

“Da allora mi chiede sempre di aiutarlo e spesso capita che debba farlo più volte al giorno. Sono disperata e non so cosa fare ne tanto meno a chi rivolgermi. Nessuno a casa mia è al corrente del fatto che aiuto M. e non so se è il caso di sottrarmi perchè ci ho già provato una volta ed è diventato molto violento“.

Innanzitutto, per la cronaca, oltre al mio parere, a questa signora ho dato un numero di una psicologa specialista in sessuologia clinica, molto disponibile ad affrontare questi argomenti, ma veniamo a noi: ha fatto bene la signora ad insegnare al figlio, sì o no?

Secondo me ognuno è libero di fare quello che vuole, per carità, lungi da me giudicare le azioni degli altri. Ma, sinceramente, da mamma di un adolescente autistico, penso che intervenire in maniera diretta nella tecnica di masturbazione del proprio figlio, sia a dir poco deleterio.

Io penso che insegnare a mio figlio a masturbarsi potrebbe sfumare di gran lunga il mio ruolo genitoriale al quale verrebbe attribuita una valenza più che altro morbosa e tutto ciò comporterebbe una fonte di stress psicologico sia per me che per lui. Inoltre la piacevolezza della pratica potrebbe indurlo a richiederla più volte al giorno e la negazione alle sue richieste diventerebbe ulteriore fonte di stress e nervosismo (come nel caso della mamma che mi scrive).

Per quanto si voglia essere persino distaccati nel compiere l’azione della masturbazione con il proprio figlio (non guardare, girarsi dall’altra parte), l’azione in se, lacera psicologicamente e possiamo ritrovarci come la mamma che mi ha scritto, in una situazione senza apparente via di uscita con un figlio oramai dipendente dalle nostre mani.

A mio parere il nostro lavoro di genitori (mamma o papà che sia) deve cominciare quando i nostri figli sono piccoli: insegnando loro i nomi corretti delle parti del corpo, il concetto di pubblico e privato, l’igiene personale, e tutto ciò che può essere utile ad una sessualità serena.

Una volta che nostro figlio o figlia comincia a masturbarsi, penso che dobbiamo lasciarli fare da soli. Le tecniche di masturbazione sono prettamente personali e non esiste un modo corretto o scorretto di farlo. Dobbiamo essere attenti ad evitare che nostro figlio/a non adoperi una masturbazione compulsiva, la quale comprometterebbe di certo la sua vita sociale, terapeutica, di studio o lavorativa, e soprattutto dobbiamo indicare le regole sociali della sessualità onde evitare masturbazione in pubblico (da poco indicata dal Governo come futuro reato).

E’ di gran lunga preferibile creare un materiale visivo che aiuti nostro figlio/a a masturbarsi in santa pace, piuttosto che mettersi lì a manipolare il suo pene o la sua vagina con il fine lodevole ma, secondo me sbagliato, di insegnare a lui la tecnica che VOI credete sia quella giusta, ma che non è affatto detto sia la tecnica giusta per lui o per lei. 

E quando dico aiuto visivo non intendo materiale pornografico (che potrebbe invece portare confusione tra quello che è reale e quello che non lo è), ma penso a qualsiasi Cd, Dvd, immagine che piaccia a vostro figlio. Non è assolutamente detto che un’immagine di una donna nuda o di un uomo nudo sia la scintilla che fa eccitare i vostri ragazzi. Per sapere cosa piace a loro è necessario osservarli, studiarli. Ricordiamoci che i nostri ragazzi con autismo possono trarre piacere anche da elementi bizzarri come un odore, un cuscino, un oggetto qualsiasi. Ne ho parlato QUI.

Segnalerei piuttosto l’omertà dello Stato italiano riguardo la figura dell’assistente sessuale, già accettato in paesi come Germania e Svizzera e ancora tema tabù nelle nostre aule parlamentari. L’assistente sessuale aiuterebbe ad abbattere lo stereotipo che continua a essere ingombrante e che vede le persone con difficoltà e disabilità assoggettate all’“asessualità”, o comunque non idonee a vivere e sperimentare la sessualità.

E’ essenziale parlare di più di questo argomento, è imprescindibile distruggere le barricate alzate dei genitori per custodire il tabù del sesso nell’adolescenza. E’ fondamentale soprattutto informarsi, leggere, per aiutare nostri figli con la giusta consapevolezza, aprendo le nostri menti e cercando di fare quello che è meglio per i nostri ragazzi perché loro ne avranno tanto bisogno quando non ci saremo più.

 

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