I bambini che non mangiano in mensa. Cosa fare

I bambini che non mangiano in mensa. Cosa fare

 

Un bambino che non mangia in mensa spesso fa stare in ansia i docenti. Quando i genitori chiedono: “ma, mio figlio/a ha mangiato?” si crea una specie di corto circuito nel rapporto scuola-famiglia. A volte il genitore dice. “a casa mangia la pasta, perchè non la mangia a scuola?” Panico!

Alla base del rifiuto di alcuni bambini a mangiare nella mensa, ci possono essere alcune problematiche piuttosto comuni:

  1. Problemi prettamente medici: disfagia, problemi nella deglutizione, stitichezza, allergie, coinvolgimenti respiratori e tantissimi altri per cui è consigliato di contattare gastroenterologi, pneumologi, otorinolaringoiatri, endocrinologi e nutrizionisti affinchè il problema si risolva alla base
  2. Problemi di tipo sensoriali: Ares ad esempio, non ama alcune consistenze: quelle molle, ad esempio. Ho conosciuto un bambino che non toccava la frutta perchè diceva che era “bagnata” e quindi non la mangiava.  Per un bambino con un sistema sensoriale ipersensibile, il cibo può odorare male o avere un sapore sgradevole. Se comprendiamo bene i problemi sensoriali dei nostri bambini e capiamo che c’è veramente una loro difficoltà nell’accettare il cibo, potremo aiutarli meglio
  3. Eccessivo rumore in mensa: quando Ares frequentava il laboratorio di cucina alle superiori, ha avuto un giorno una crisi eclatante perchè il rumore era assordante e non aveva le cuffie, lo avevano fatto aspettare per entrare e intorno a lui c’erano ragazzi con disabilità e no, che urlavano. Disastro! E’ bene considerare la possibilità di inserire una cuffia quando si va in mensa, nel caso ci accorga che il bambino si tappa le orecchie entrando, oppure se vediamo che non vuole proprio entrare in mensa. A volte la acustica dei luoghi non è proprio azzeccata.
  4. Problemi comportamentali: molti bambini autistici manifestano rigidità ai cambiamenti rispetto alla routine famigliare e ciò spesso aggrava il compito già difficile di provare un cibo non consueto. Alcuni bambini sono stati abituati a mangiare il cibo da una stessa marca, oppure di un solo tipo o forma. E se quel comportamento è stato rinforzato a casa, a scuola poi è impensabile rendere facile il compito di convincerli in soli due giorni. Ci vuole tanto tempo!.
  5. Componenti psicologici: il modo in cui i genitori interagiscono con i loro figli per incoraggiarli a mangiare può stabilire il successo o il fallimento. Quando i bambini subiscono un linguaggio accusatorio o negativo con domande, richieste incisive o frequenti, la loro sicurezza e capacità di superare le sfide alimentari ne risentono. Ecco perchè è fondamentale creare un ambiente positivo e propositivo affinchè i bambini si sentano a loro agio quando arriva il momento del pasto

Cosa possiamo fare per migliorare il pasto in mensa:

  • Procurati delle cuffie. Tienile comunque a portata di mano. L’ambiente della mensa è sempre rumoroso e un bambino con le cuffie potrebbe mangiare con più serenità
  • Parla con i genitori: cerca di escludere problemi medici sottostanti. Informati su quali cibi mangia a casa (se li mangia e con quale modalità). Cerca di capire nel colloquio, quanto il bambino sia stato o no rinforzato a mangiare certi tipi di cibi con certi tipi di marca. E anche se l’ambiente famigliare dove mangia è sereno
  • Inserisci il momento del pasto in un calendario visivo in modo che il bambino sappia a che ora deve recarsi in mensa. Prepararsi al pasto, sapere a che ora è, potrebbe togliere l’ansia del pasto.
  • Se vuoi introdurre nuovi alimenti ricorda che la gradualità nell’approccio fa miracoli: a un bambino che non mangia un frutto perchè dice che è “bagnato” potresti collocagli il frutto sul tavolo e dirgli che non lo deve toccare, ma soltanto guardarlo e lasciarlo lì. In un secondo momento, potresti chiedergli di accettarlo nel suo piatto, sempre senza toccarlo. Poi gli chiedi di prenderlo con la forchetta per 10 secondi (e magari lo sfidi: contiamo fino a 10 insieme) e poi risate ed elogi. Infine, quel bambino (che ha già preso confidenza con il frutto) potrebbe tagliarlo insieme a te, e poi mangiarlo. Anche se mangia soltanto un piccolo spicchio, devi premiarlo, ma premiarlo tantissimo. Ne ho parlo QUI su come introdurre nuovi cibi.
  • Se si tratta di un bambino selettivo sulle marche, consiglia ai genitori di togliere la scatola del cibo appena arriva la spesa a casa. Il bambino non deve abituarsi a un tipo esatto e unico di marca.
  • Un laboratorio di cucina (anche sporadico durante l’anno scolastico) potrebbe avvicinare in maniera graduale il bambino ai nuovi cibi, alle nuove consistenze. Se il bambino gioca con il cibo, lo crea, è più facile che poi sia più predisposto a mangiarlo
  • Le storie sociali possono funzionare quando si tratta di mangiare in mensa. Se la costruisce in maniera semplice e visiva e il bambino la ripete ogni giorno, è più semplice che sappia come affrontare il momento di condivisione del pranzo a scuola
  • La postura a tavola è fondamentale. Se il bambino non arriva con i piedi al pavimento, ad esempio, è facile che si deconcentri quando mangia, quindi agevolalo con un cuscino, ad esempio. Molti bambini hanno poca o nulla consapevolezza del proprio corpo, non percepiscono bene dove si trova il loro corpo rispetto allo spazio e quindi tendono a dimenarsi quando sono seduti a tavola. Bisogna aiutarli, magari con un supporto alla schiena, affinchè si concentrino sul mangiare piuttosto che sul loro corpo.
  • Infine, consiglia alla famiglia di mangiare INSIEME e CORRETTAMENTE a tavola. Ciò significa: non mangiare davanti alla TV, non mangiare seduti sulle gambe dei genitori, non mangiare con l’Ipad in mano. Anche solo per due minuti il bambino deve rimanere a tavola perchè soltanto così impara a comportarsi come gli altri: prima due minuto, poi 10, poi 15 e così via. E va premiato sempre! 

 QUI TROVATE UNA STORIA SOCIALE ILLUSTRATA CHE PARLA DI UN BAMBINO CHE NON VUOLE ENTRARE IN MENSA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fonti: alcuni suggerimenti provengono da autismparentingmagazine e autismspeaks

 

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