Una delle vostre richieste più comuni riguarda le autostimolazioni (stimming), le quali possono presentarsi sotto diverse forme:
- Dondolare, girare, sbattere le mani, mettere in bocca oggetti oppure allinearli, farli girare, far cadere oggetti per guardarli cadere, stimoli vocali come strilli, o ripetere sceneggiature di programmi TV preferiti, stimoli visivi come fissare attentamente oggetti o sbattere le ciglia, giochi con la saliva, strappare o lacerare la carta in piccoli pezzi.
Questi comportamenti ripetitivi possono essere molto piacevoli e automaticamente rinforzanti per l’individuo che li mette in atto e molti autistici considerano ogni tentativo di ridurli come dannoso, abilista e non necessario.
Da una prospettiva didattica (sia a scuola che durante una seduta di terapia), quando i bambini si impegnano in stereotipie ripetitive, possono sembrare completamente esclusi dal mondo esterno e potrebbero non rispondere alle istruzioni o a qualcuno che parla loro. Alcuni bambini o adulti si impegnano in stereotipie vocali ad alta voce in contesti di gruppo o di classe, il che rende quasi impossibile per gli altri bambini presenti concentrarsi o imparare.
Quindi qual è l’equilibrio tra i diritti personali di scegliere di impegnarsi in un’attività piacevole e i diritti delle altre persone presenti di non tollerare questa attività?
Non tutti i bambini hanno comportamenti ripetitivi al punto da interferire con l’apprendimento o le interazioni sociali. Tuttavia, per quelli che li mettono in pratica, a volte può essere un problema piuttosto significativo, in particolare in un ambiente scolastico o lavorativo.
Alcuni genitori pretendono che i loro figli non abbiano affatto stereotipie mentre altri richiedono che loro figlio sappia riconoscere quando autostimolarsi e quando no.
Immagina che il tuo modo di togliere lo stress dopo una lunga giornata sia fare un bagno caldo e ascoltare musica e ogni giorno un terapista ti ferma proprio mentre vai ad aprire il rubinetto della vasca e dice “No. Giù le mani”. Come reagiresti a ciò??
Non consiglio di rimuovere semplicemente un comportamento. Devi ricordare che c’è una funzione (bisogno) alla base. Sarebbe meglio insegnare un comportamento sostitutivo che sia meno dirompente e non impedisca l’apprendimento/l’interazione sociale. Per dirla in parole povere, insegna al bambino cosa FARE invece di concentrarti solo su cosa NON vuoi che faccia. Prendi in considerazione il reindirizzamento, il rinforzo differenziale, l’arricchimento ambientale, l’interazione sociale o l’insegnamento di giochi/hobby con i giocattoli.
Capisco che gli stereotipi possono essere molto impegnativi per un genitore o un insegnante, possono essere invadenti nei compiti di apprendimento e anche difficili da gestire in pubblico.
Un grande passo avanti verso la visione degli “stimoli” come un atto comune e non un’abitudine fastidiosa da estinguere è rendersi conto che tutti hanno comportamenti ripetitivi!
Basta guardarti attorno quando sei in fila in un supermercato, oppure mentre aspetti l’autobus, o attendi che scatti il verde nel semaforo: noterai persone che si attorcigliano i capelli, che parlano a bassa voce, che canticchiano… Quindi se tu e io abbiamo a volte comportamenti ripetitivi, qual è la differenza tra questo e il comportamento ripetitivo di tuo figlio? Beh, la differenza è la frequenza e la intensità e la barriera all’interazione o al coinvolgimento con gli altri mentre si verifica la stereotipia.
Quindi, in altre parole, forse dovresti pensare a dei modi per aiutare tuo figlio a scegliere momenti e luoghi migliori per autostimolarsi piuttosto che cercare di impedirgli del tutto la stereotipia.
.




Puoi lasciare un commento oppure scrivermi