L’importanza della relazione scuola-famiglia nel rendimento scolastico degli allievi autistici

Sono sempre di più i genitori che mi scrivono preoccupati perchè non trovano un mezzo di comunicazione efficace (che non sia il GLHO) per parlare con i loro maestri o professori. D’altro canto, ci sono invece docenti che non riescono a trovare il pieno della disponibilità e collaborazione nella famiglia.

Le motivazioni sono diverse, ma quasi sempre si tratta di situazioni pregresse sgradevoli fra genitori e scuola che hanno indebolito la fiducia da entrambe le parti. Io invece consiglio sempre di ricominciare da capo con ottimismo e dando sempre fiducia al prossimo perchè il beneficiario finale della nostra relazione ottimale con la scuola, e viceversa, sarà sempre e comunque nostro figlio.

Nel tempo e con il senno di poi, posso dire con certezza che buona parte dei successi scolastici di Ares deriva dalla comunicazione che ho sempre stabilito con i docenti.

Partiamo da questo presupposto: i ragazzi con autismo non si svegliano mai con lo stesso umore. Sono pochi gli autistici che riescono ad essere miti per più di tre giorni. La maggior parte delle volte si svegliano, oggi in un modo e domani in un altro. I fattori possono essere diversi: problemi di sonno, salute, stress, stereotipie accentuate per mille motivi, disturbi ossessivi, effetti dei farmaci. La realtà è che non sappiamo mai come sarà la nostra giornata, di conseguenza diventa imprescindibile avvertire, anche i docenti, sullo stato d’animo dell’alunno con cui dovranno lavorare in giornata.

Come ho fatto?

  • Io da sempre ho i cellulari degli insegnanti e loro hanno il mio. Mi scuseranno i cultori della privacy, ma il cellulare è la via più veloce per comunicare con il docente del proprio figlio: un messaggio Whatsapp, una telefonata, un sms, sono vie rapide che, se usate con la dovuta cautela, rendono efficace qualsiasi comunicazione. Ci sono stati anni i cui le telefonate fra me l’A.E.C. erano talmente tante che mi è capitato di ricaricargli il telefono, in gesto di affetto per la sua estrema disponibilità.
  • Da quando Ares frequenta la scuola materna ho sempre un Diario di Bordo: un libricino semplice e piccolo, come un’agenda, dove scrivo ai docenti quotidianamente e loro scrivono a me. I Diari di bordo possono essere più o meno strutturati, la cosa importante è che riescano a diventare un metodo utile a comunicare. Alla fine di questo articolo trovate un video di alcuni miei Diario di bordo.

Esistono anche le riunioni del GLHO, che però sono molto più sporadiche e consentono discorsi e piani a più lunga scadenza. Mentre la comunicazione veloce, tramite cellulare o Diario di Bordo consente la pianificazione, altrettanto rapida, di un lavoro da realizzare o di un materiale da reperire.

Ma perchè bisogna stabilire una relazione efficace fra la scuola e la famiglia?

Semplice: per accomunare intenti ai fini di migliorare il più possibile nostro figlio autistico.

Il coinvolgimento familiare e le relazioni genitore-insegnante rivestono un’importanza unica per le famiglie di bambini autistici. Diversi studi hanno dimostrato la differenza fra i bambini le cui famiglie sono coinvolte e disponibili nei confronti della scuola e quelli che invece hanno una scarsa o nessuna relazione.

Gli argomenti da scrivere in un Diario di Bordo o libretto Comunicazione scuola famiglia, il nome non è importante, spaziano da: lo stato di salute dell’alunno (ieri Ares non ha dormito benissimo, era molto nervoso, quindi sarebbe meglio se lavorate su argomenti già trattati), alla necessità di materiale per un’esposizione in classe: (Bàrbara, per favore servirebbe la stampa della sequenza della nascita di una pianta per l’esposizione di Ares domani).

In altri casi il quadernino viene usato dalle mie terapiste A.B.A., che indicano con un semplice paragrafo, l’argomento su cui stanno lavorando a casa e il modo con cui lo stanno affrontando. Ciò consente che si lavori in maniera uniforme sia a casa che a scuola. Se a casa oramai abbiamo tolto il colore rosso per indicare il punto finale in un paragrafo, a scuola dovrebbe accadere lo stesso. Se a casa stiamo lavorando per estinguere un comportamento problema, a scuola i docenti dovrebbero dar seguito all’atteggiamento che i familiari hanno intrapreso a casa, e viceversa.

Spesso, tramite il quadernino o tramite un messaggio, informo anche sulle storie sociali che sto portando avanti in modo che anche a scuola Ares possa seguirle. Oppure sottolineo dettagli riguardo la merenda. Oppure chiedo di diminuire i compiti perchè magari un nuovo integratore rende ad Ares nervoso e non riesco a farlo lavorare a casa per un lasso di tempo.

Quando invece si tratta di questioni più urgenti la cosa migliore è alzare il telefono e chiamare il docente o la madre. Esistono problematiche che vanno trattate a voce oppure di persona, altrimenti perdono il loro spessore, oppure si cade in fraintendimenti.

Ogni due mesi, e questo è fondamentale per me sottolinearlo, i terapisti A.B.A. che lavorano a casa, il supervisore A.B.A., i docenti di sostegno, gli assistenti specialistici e i docenti ruolo, ci incontriamo a scuola per parlare della didattica, di come migliorare la scrittura, di come va l’andamento del P.E.I., dei comportamenti problema e delle strategie generali per portare avanti un anno scolastico migliore.

Il risultato di tutto questo lavoro coeso di squadra mi ha sempre dato risultati positivi nel tempo, in qualsiasi ordine scolastico. L’importante (genitori) è porsi sempre in maniera pacata e umile nei confronti dei docenti, in maniera gentile ma decisa, con parole che lascino trasparire intera disponibilità ad essere utili, e non fare telefonate o inviare messaggi fuori orario, ameno che non ci sia qualcosa di urgente da informare.

L’importante (docenti) è che cerchiate di far capire alla famiglia che senza il loro sostegno si ottiene meno della metà del successo previsto e che anche voi vi poniate in maniera gentile e decisa nei confronti della famiglia, dimostrando disponibilità e passione per il proprio lavoro. Del rispetto, da entrambi le parti, non parlo nemmeno, mi sembra sia più che ovvio mantenerlo sempre.

Una relazione positiva e una comunicazione costante tra il personale e i membri della famiglia svolgono un ruolo centrale nel successo educativo di tutti gli studenti. Per gli studenti autistici, assume un’importanza ancora maggiore.

Ecco alcuni Diari di bordo di Ares:

 

 

 

 

 

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