Autismo. La scelta della scuola superiore

Sono tante le incognite che assalgono noi genitori quando abbiamo figli autistici. Sin dalla nascita non facciamo altro che porci domande e, una di queste tantissime domande è: quale Liceo scelgo per mio figlio?

Vi racconto la mia esperienza.

Premessa: La scuola è fatta di persone, per cui sono sempre le persone a fare la differenza. Si tratti di un liceo Agrario, oppure di un liceo Classico, la serena permanenza di tuo figlio a scuola dipende esclusivamente dal lavoro, dalla sensibilità e dall’organizzazione delle persone che la compongono.

Detto ciò io non immaginavo Ares in un Liceo classico, seduto in classe per 6 ore di fila. Per lui, il periodo della scuola superiore volevo che si concentrasse su attività diverse in funzione della vita futura. Consapevole del fatto che alla didattica avrei dovuto dedicare comunque del tempo, ho pensato che un Liceo Agrario sarebbe stata l’idea migliore per impegnare Ares in alcune attività riguardanti la sua indipendenza. E così ho fatto.

In linea di massima, se non si tratta di autistici ad alto funzionamento oppure di IMG-20170113-WA0005Asperger, i quali spesso hanno le idee più chiare e anche il livello cognitivo adatto a mestieri diversi, tendo sempre a consigliare Licei artistici, se si ha la passione dell’arte, oppure Licei agrari o alberghieri.

Si può, comunque, scegliere uno di questi indirizzi e poi trovarsi male lo stesso perchè le persone che lavorano non sono coese oppure se ne fregano della disabilità. Ecco perchè ritengo che prima di scegliere un Liceo è assolutamente necessario andarci di persona, se necessario, più volte.

Esistono gli Open Day, ma per noi che abbiamo bisogni specifici e domande ulteriori, spesso non bastano. Quindi io, da sempre, chiedo di visitare la scuola con Ares e di capire, scrutare, sbirciare, per quanto possibile.

Durante la visita al Liceo è bene parlare, ma questo vale per qualsiasi plesso si deva scegliere, con il responsabile della disabilità, capire quali attività e laboratori esistono, quali attenzioni ha la scuola per i disabili, e quanto sono flessibili, per quanto riguarda orari, ecc.

Ares oggi frequenta il quarto anno di Liceo Agrario. Nella sua scuola sono cambiate tanteIMG-20190313-WA0001 cose e tanti presidi. Ma le attenzioni nei confronti di Ares sono sempre rimaste le stesse e questo è tuttora possibile grazie alle persone che girano attorno a lui: Responsabile della disabilità, Insegnante di sostegno, Assistente alle autonomie, docenti curricolare e soprattutto: i compagni di classe.

Come in tutti gli ordini scolastici precedenti, io, all’inizio della scuola, scrivo sempre una lettera ai compagni. La lettera del Liceo è stata la più sintetica, poche righe per presentare Ares, per dire alcune sue caratteristiche e per far capire ai ragazzi quale tipo di disabilità ha e come dovrebbe essere approcciato, in quanto autistico. Come sempre, nel mio caso, le lettere funzionano, oppure sono stata sempre fortunata, non lo so. Fatto sta che Ares è capitato in una classe vivace e movimentata, ma che è la migliore in assoluto per quanto riguarda la sensibilità. Oggi posso dire, con totale certezza, che sono tutti dei ragazzi bellissimi dentro e fuori, accoglienti e pieni di attenzioni per i disabili della classe. Non potrò mai ringraziarli abbastanza.

L’alternanza scuola lavoro nelle scuole superiori funziona male quasi ovunque, per cui èIMG-20181210-WA0006 difficile trovare un lume di speranza per quanto riguarda un futuro mestiere, affidandoci soltanto a questo strumento. Tuttavia, il lavoro che Ares ha fatto finora nei campi della scuola: raccogliere le olive, rastrellare, la piantagione, irrigazione, a breve anche l’allevamento di lumache, ecc., mi aiutano a capire cosa gli piace, per cosa è portato, se c’è qualcosa da scartare ecc.

Esistono scuole dove i disabili rimangono davvero pochissimo tempo in classe. Sono istituti che danno priorità alle attività distinte dalla didattica.  E’ il caso, ad esempio, dell’Istituto Agrario/Alberghiero di Roma Domizia Lucilla. Questo Istituto, il quale mi ha davvero colpito per la varietà di laboratori che offre ai disabili, ha circa 20 attività extra scolastiche. Vi elenco alcune, che potete consultare nel sito della scuola, cercando la voce: Progetto Al di là del limite:

  • Laboratorio di cucina
  • Laboratorio itinerante
  • Laboratorio di musica
  • Laboratorio psicomotorio diventiamo abili
  • Laboratorio la cucina in casa (per creare semplici ricette)
  • Laboratorio dell’orto
  • Progetto archeo chef (sulle aree archeologiche e le tradizioni culinarie)
  • Progetto NavigAbile: campo scuola di vela di 5 giorni
  • Progetto ponte: per inserire i disabili nei corsi di formazione professionale
  • Laboratorio teatrale integrato
  • Visite ad altri Licei una volta a settimana

Inoltre, questo progetto prevede anche corsi di formazione, sia per i docenti, sia per i disabili, questi ultimi mirati alla realizzazione di attività professionalizzanti specifiche, sia alberghiere, che agrarie, con la supervisione di personale specializzato.

Tutto ciò, inutile dirlo, costituisce il modello di Istituto che ci vuole per i nostri figli: pieno di attività specifiche che mirano alla loro formazione. I cinque anni di scuola superiore dovrebbero essere impiegati così. La didattica dovrebbe essere secondaria e, dico di più, anche personalizzata a seconda delle lacune che ha lo studente. IMG-20181010-WA0003

Le scuole superiori dove tutti si concentrano per far stare il disabile il più possibile in classe, senza offrire loro laboratori o attività che possano aiutarli ad essere autonomi o a capire meglio quale potrebbe essere un futuro mestiere, non sono le scuole che fanno per noi. Purtroppo però, la MAGGIOR PARTE DELLE SCUOLE SUPERIORI offre ben poco per i nostri figli e, finito il Liceo, arriva un vuoto incolmabile e ci sembra di aver perso quei 5 anni di scuola senza fare nulla.

Didattica personalizzata. Magari!!

Dedico due parole a questo argomento perchè ritengo che vada rivista la gestione della didattica per gli studenti disabili nel sistema scolastico delle scuole superiori. Attenzione, tengo sempre a sottolineare che non parlo dei ragazzi con una diagnosi di Asperger o di Alto funzionamento, bensì dei ragazzi che rientrano nello spettro autistico con livelli di gravità maggiori e che spesso hanno comorbidità, come ritardo mentale, ecc.

Le basi della didattica, quelle che io considero le nozioni più importanti per un disabile grave, si imparano nella scuola primaria e secondaria: i problemi di matematica, la lettura, la scrittura, la comprensione del testo, i concetti topologici, i colori, le forme, ecc. Quando si arriva alle scuole superiori, se ci sono lacune in argomenti così essenziali per la vita di tutti i giorni, penso sia meglio colmarli accompagnando il tutto da attività che riguardino le autonomie.IMG-20200303-WA0007

I PEI dei ragazzi disabili nei Licei spesso tengono conto degli obiettivi didattici della classe e se il ragazzo non sa scrivere bene, oppure se non sa risolvere un problema, la lacuna resta e ci si concentra su altro. Non credo sia la strada.

Non ci facciamo niente di un disabile grave che sa fare un’equazione ma che non sa allacciarsi le scarpe. Cosi come non ci facciamo niente di uno studente disabile che dice a memoria le parti di un fiore e poi non sa distinguere il femminile dal maschile. Per carità, l’equazione, come qualsiasi operazione matematica, aiuta a ragionare, ma se poi non ci sono le basi per una futura vita indipendente, credo sia davvero inutile. 

Penso, altresì, che si tiene poco conto della didattica mirata alla socializzazione. Una ricerca, ad esempio, può non essere importante per la ricerca in se, bensì per il fatto che il disabile la farà insieme ai compagni. IMG-20191128-WA0004

Non penso che TUTTA la responsabilità sia della scuola, ovviamente, ma credo, anche guardando il progetto Al di là del limite della scuola Domizia Lucilla, che, volendo, si può fare tanto, e che piuttosto che cercare aiuto nei terapisti e nei genitori, per convincere il disabile a rimanere seduto in classe il più possibile, dovremmo creare le condizioni a scuola affinchè il disabile ci rimanga il meno possibile seduto in aula. E’ una mia opinione, certo, ma sono sempre più convinta che stare in classe con il solo scopo di starci porta solo nervosismo e frustrazione.

Una scuola veramente inclusiva tiene conto delle esigenze di ogni singolo studente e se davvero vogliamo parlare di una scuola accogliente e disponibile nei confronti della disabilità, allora bisogna creare le condizioni per rendere la permanenza a scuola produttiva e piena di strumenti e risorse che aiutino a socializzare con gli altri compagni e a creare, soprattutto nella scuola superiore, un ambiente che sia la base di un vero futuro mestiere per i nostri figli.

Diversamente, credetemi, è una perdita di tempo mandarli a scuola.