Alcuni possibili mestieri per le persone autistiche

Ognuno di noi vorrebbe che il proprio figlio facesse un mestiere stupendo, giusto? Bene, io ho ridimensionato totalmente il concetto di ‘lavoro stupendo’ da quando ho Ares, autistico e, secondo i nuovi termini diagnostici di livello 3. Per me ora un lavoro fantastico potrebbe essere qualunque lavoro degno e, meglio ancora, se semplice e soprattutto alla sua portata.

Quando si tratta di ragazzi come mio figlio Ares, dove, per quanto ci lavori, il suo livello di gravità c’è e si vede, è bene che, arrivati ad una certa età, si cominci a pensare che il futuro lavorativo dei nostri figli potrebbe essere semplice, ma va impostato sin da piccoli. Non avere pretese riguardo l’università, titoli sofisticati, diplomi, master e roba simile è d’obbligo ai fini di usare le proprie energie per insegnare un reale vero mestiere ai nostri ragazzi.

La situazione del lavoro per i disabili in Italia è a dir poco penosa. Meno di una persona con disabilità su cinque lavora, con ciò che ne deriva in termini di realizzazione personale e di mancato guadagno. Non è un caso che la disabilità sia uno dei primi determinanti dell’impoverimento e della povertà. 

Lo Stato investe molto poco nella disabilità e il risultato terribile è che via via che i disabili crescono si trasformano in una specie di compagni di viaggio dei genitori, unici punti di riferimento e vero cardine della loro vita, i quali stanchi e anziani, ad un certo punto si disperano dinanzi all’impossibilità di poter seguirli in tutto e per tutto.

Questi che vi elenco ora sono alcune idee, attuabili nella misura in cui si ha la fortuna di incontrare nel proprio percorso, persone sensibili, che hanno voglia di aiutare e di credere nell’autismo. Diversamente è quasi impossibile trovare un mestiere per i nostri figli, al giorno d’oggi.

  1. Esistono ragazzi autistici che già lavorano occupandosi del carico e scarico merce dei distributori automatici, ad esempio. C’è il progetto di formazione-lavoro avviato tra la Scuola Cottolengo, l’Itis Avogadro di Torino e la cooperativa “Chicco Cotto” che si occupa della gestione dei distributori automatici di snack, caffè e bevande. La cooperativa, dopo la formazione ad hoc dei ragazzi autistici provenienti dalla Cottolengo, li ha inseriti nel proprio contesto lavorativo, pagandoli grazie alle borse di studio, e quei giovani oggi sono in grado di occuparsi del carico e dello scarico dei distributori automatici in completa autonomia e via via ampliare anche il numero delle operazioni svolte.
  2. Un altro esempio virtuoso viene da Doha, in Qatar: la compagnia di bandiera Qatar Airways a fine 2014 ha siglato una partnership con lo Shafallah Centre for youth with special needs per assumere nel proprio team i ragazzi con disabilità mentale, inclusi i disturbi dello spettro autistico. Si tratta di un progetto pilota, sostenuto dallo stesso governo del Qatar, partito con l’integrazione di 5 membri dello Shafallah Centre, che si occupano dei servizi di bordo, con compiti che vanno dalla preparazione dell’aereo all’assistenza al cliente. Dopo un periodo di formazione, i ragazzi hanno preso confidenza con l’ambiente
  3. Altri ragazzi lavorano nei supermercati spostando la merce: acqua, bevande, barattoli di pomodori, ecc., dal camion al magazzino del supermercato. Io ad Ares lo sto preparando già da un po’ su questo frangente. E’ il mio aiutante quando arriva la spesa a casaIMG_20170704_1812080
  4. Alcuni ragazzi lavorano prezzando i prodotti, e bisogna dire che alcune aziende cercano personale preciso, quindi se l’azienda dice: “voglio l’etichetta in questo specifico angolo”, pretendono poi che essa sia riposta, al centimetro, esattamente dove convenuto, e anche qui, devo dire che Ares se la cava benino. Ci stiamo lavorando da un po’. Guardate che perfezione
  5. E’ poi molto conosciuta a Roma la trattoria Articolo 14 gestita da ragazzi disabili e autistici. A guidarli, la ‘Cooperativa Sociale Garibaldi’, formata da 20 soci, di cui 13 giovani con disabilità psichica grave, dove genitori, operatori, psicologi e persone autistiche condividono esperienze di vita e di lavoro. I ragazzi si impegnano nella serra, nel campo, nel frutteto. E ancora, curano gli olivi, la cucina, si occupano del servizio ai tavoli e del mercatino della verdura. Alcuni sono impegnati nella manutenzione del sistema d’irrigazione e nella falegnameria. 
  6. Ci sono oramai molte realtà di ragazzi che lavorano la terra, coltivano i campi. E’ il caso, ad esempio, di Pavia dove hanno attivato con successo il progetto dal titolo “La terra che cura, cura la terra” rendendo 3 giovani con diagnosi di autismo protagonisti di lavori agricoli per una durata di esperienze dai 3 ai 6 mesi
  7. Altra bella realtà, sempre di Pavia, riguarda la cura degli animali. Nel cuore dell’Azienda Agricola familiare Elilu che insieme all’Associazione “Una mano per…” ha concretizzato inserimenti lavorativi di successo come nel caso di un ragazzo autistico che ora si occupa di accudimento degli animali e svolge mansioni di ristorazione aiutando a mantenere la propria famiglia a soli vent’anni.
  8. Altri ragazzi della Cooperativa “Si può fare” di Sondrio fanno invece da guida nelle giornate dedicate a iniziative di fattoria didattica aperte alle scuole dove sono sono proprio le persone con disagio mentale a guidare i visitatori spiegando a bambini e ragazzi tutto sul processo di nascita e sviluppo delle piantine, inoltre sono coinvolti in veste di animatori e coordinatori di gioco.
  9. Molti ragazzi sono bravi cuochi, di poche pietanze, ma in quelle poche eccellono per la precisione, come ad esempio nella creazione di vari formati di pasta fresca. Anche qui lavoro con Ares, più per la sua autonomia, che per inventarci un mestiere:

    10. Alcuni ragazzi riescono a vendere i propri dipinti, oppure i loro lavori manuali perchè pieni del loro mondo. E’ il caso di Iris Grace, ad esempio, una bambina inglbambina-autismo-3ese di 8 anni che, nonostante la sua tenera età, è in grado di creare delle bellissime opere d’arte…incredibili soprattutto per una bambina che va alle elementari! (qui nella foto ne aveva 5)

    11. Auticon, invece, è un’azienda che assume soltanto persone nello spettro autistico ed è sbarcata anche nel nostro Paese nel 2019 circa. Sotto lo slogan “L’autismo non è un errore di sistema, è un altro sistema operativo”, l’impresa ha circa 250 dipendenti, i quali hanno a disposizione cuffie per allontanare il rumore, possono lavorare in una stanza buia se preferiscono, non devono prendere pause pranzo e se non si sentono in grado di comunicare verbalmente con i loro compagni di squadra, possono usare la messaggistica. E se l’ansia aumenta hanno diritto a giorni di pausa.

          12. Esiste un progetto chiamato Job trainer, coordinato dal servizio di Piccole Medie Imprese, nato per facilitare l’inserimento lavorativo dei soggetti con disabilità intellettiva e disturbi dello spettro autistico. Attraverso il percorso formativo trasferito, i formatori acquisiscono una serie di “Unità di Competenze“. La struttura del corso di formazione è, infatti, articolata in diverse unità di formazione, con una durata complessiva di 260 ore. Il percorso formativo è stato diviso tra la teoria in aula e un tirocinio pratico, che ha offerto ai partecipanti/tirocinanti la possibilità di mettere in pratica quanto appreso teoricamente in aula. Ogni tirocinante ha avuto la responsabilità di una persona con disturbi dello spettro autistico, che è stato disposto a sperimentare un inserimento lavorativo nel mercato del lavoro.

13. Molti ragazzi autistici trovano sistemazione lavorativa anche in progetti ideati da genitori di persone autistiche com’è il caso di Pizzaut, un progetto ideato da Nico Acampora, e che nasce del dicembre del 2019. Il progetto vuole avviare un laboratorio di inclusione sociale attraverso la realizzazione di un locale gestito da ragazzi autistici affiancate da professionisti della ristorazione e della riabilitazione. I ragazzi saranno avviati ad una prima fase di formazione che consentirà di studiare insieme a psicologi ed educatori la mansione più adeguata per ciascun ragazzo inserito nello staff di PizzAut e soprattutto le modalità attraverso le quali farlo sentire auto-efficace ed in equilibrio con il mondo che in quel momento sta attraversando.