Il sonno e i sogni nelle persone autistiche

Non ho mai chiesto ad Ares se aveva sognato il giorno prima. Ma più di una volta, nel corso degli anni, si è svegliato nel cuore della notte visibilmente scosso da sogni spiacevoli, spesso urlando frasi che erano evidenti frutti di un incubo. Qualche volta sono riuscita a capire cosa stava sognando grazie alle frasi che urlava o diceva a bassa voce, ma alla domanda: “Ares, cosa stavi sognando”, non ho mai avuto risposta, nè un secondo dopo il sogno, nè tanto meno il giorno dopo.

Comporre questo articolo non è stato facile perchè le informazioni sono quasi inesistenti, tenete conto che esiste un solo studio sul contenuto dei sogni degli autistici. Tuttavia ci lavoro da mesi e alla fine sono riuscita a mettere insieme pareri, ricerche, e alcune opinione di esperti che sottopongo alla vostra considerazione, sperando che anche le vostre opinioni possano aiutare la ricerca sui sogni degli autistici.

Un unico studio del 2008, condotto da Anne-Marie Daoust Æ Felix-Antoine Lusignan Æ Claude M. J. Braun Æ Laurent Mottron Æ Roger Godbou conclude che gli autistici sognano di meno e hanno sogni più brevi, basati, per lo più, su eventi della vita reale. In pratica è stato rilasciato un questionario a 28 giovani adulti con autismo ed altri 70 che fungevano da gruppo di controllo. Il loro sogno è stato monitorato durante la notte in stanze separate, e sono stati svegliati subito dopo la fase REM. I questionari hanno rivelato che i partecipanti con autismo, rispetto ai controlli, avevano meno ricordi di sogni, i sogni erano meno brutti e riflettevano meno emozioni. Nel laboratorio del sonno, le narrazioni dei contenuti dei sogni, a seguito del risveglio del sonno REM, erano più brevi nei partecipanti autistici rispetto a quelli di controllo. I partecipanti con autismo hanno anche riportato meno impostazioni, oggetti, personaggi, interazioni sociali, attività ed emozioni.

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Il sonno delle persone autistiche

Tra il 44 e l’86 percento dei bambini con autismo ha un grave problema con il sonno. In confronto, soltanto il 10 e il 16 percento dei bambini nella popolazione generale ha difficoltà a dormire. 

Le persone con autismo tendono ad avere insonnia: impiegano in media 11 minuti in più delle persone tipiche per addormentarsi e molti si svegliano spesso durante la notte. Alcune persone con questa condizione hanno apnea notturna, una condizione che provoca l’interruzione della respirazione più volte durante la notte.

Il sonno nelle persone con autismo può anche essere meno riposante di quanto non lo sia per le persone nella popolazione generale. Trascorrono circa il 15% del loro tempo di sonno nella fase di Movimento Rapido degli Occhi (REM), che è fondamentale per l’apprendimento e il mantenimento dei ricordi, il che potrebbe spiegare le difficoltà di apprendimento dei bambini.  Le persone normotipiche trascorrono invece il 23% del tempo di sonno nella fase REM.

Se non riescono a consolidare correttamente i ricordi, le cose che hanno imparato durante il giorno potrebbero essere dimenticate il giorno successivo”, suggerisce la ricercatrice Susan Swedo, capo della pediatria e delle neuroscienze dello sviluppo presso il National Institute of Mental Salute.

Sulla base, quindi, di questi dati che tutti conosciamo riguardo le problematiche delle persone autistiche con il sonno, la prima domanda che mi sono chiesta è: 

La qualità del sonno influisce sui sogni? O viceversa?

Tutti sognano per un totale di circa due ore a notte, e i sogni possono verificarsi durante qualsiasi fase del sonno, sebbene siano più vividi durante la fase REM. Se ti sei mai svegliato da un sogno felice sentendoti rilassato e riposato, o da uno spaventoso sentendoti stanco o agitato, probabilmente ti sarai domandato se hai dormito bene o male sulla base del tipo di sogno che hai fatto. In realtà, il tipo di sogno che fai influisce sulla qualità del sogno?:

Nonostante ciò che può sembrare, i sogni inquietanti non hanno sempre un effetto significativo sulla tua architettura del sonno, il che significa che non cambieranno necessariamente quanto tempo trascorri nelle diverse fasi del sonno o il numero di volte che ti svegli. Cosa possono cambiare: il tempo che ci vuole per addormentarsi di notte e la difficoltà del tuo corpo nel passare tra le fasi del sonno non-REM e REM , il che può farti sentire meno riposato.

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Il buon sonno equivale a sogni felici?

La relazione tra il tipo di sogno e la qualità del sonno potrebbe essere paragonata alla domanda “chi è nato prima: l’uovo o la gallina?”: nessuno è sicuro di quale sia il primo. La ricerca mostra che chi dorme bene spesso descrive i sogni come più piacevoli e gioiosi, mentre le persone che soffrono di insonnia o dormono male tendono ad avere meno emozioni positive associate ai loro sogni, tuttavia che tu abbia avuto un sogno felice o triste non significa per forza che tu abbia dormito male o bene. 

Riguardo gli incubi invece, non c’è dubbio sul fatto che abbiano ramificazioni che durano anche dopo il risveglio. Addormentarsi dopo essersi svegliati da un incubo è difficile e quelle immagini spaventose possono influenzare l’umore e il comportamento il giorno successivo, causando l’equivalente dei postumi di una sbornia da brutti sogni.

In questo percorso di ricerca ho trovato molti spunti nel sito del Dottor Antonio Parisi, il quale affronta il tema del sogno e l’autismo con una prospettiva diversa e interessante.

Il Dottor Parisi afferma, ad esempio: “tutti sognano durante il sonno. Le impressioni che ciò non avvenga sono riconducibili alla difficoltà di ricordarli. Se il sogno non dovesse essere interrotto dal risveglio, il suo ricordo sarebbe raro. Pertanto, l’assenza o la carenza del ricordo onirico dipende dalla soppressione della memoria durante le fasi del sonno nelle quali si attivano i sogni. I sistemi chimici deputati alla memoria recente sono completamente spenti quando il cervello è attivato durante il sonno, pertanto, è difficile ricordarli, a meno che non vi sia un risveglio che rende disponibili al cervello alcune sostanze chimiche (serotonina e noradrenalina)”.

Nel 1953 fu scoperto il sonno REM (rapid eye movement). Da qui in poi si cominciò a studiare i sogni da un punto di vista fisiologico e si scoprì che durante il sonno il cervello continua ad elaborare informazioni. In effetti, quando dormiamo tutto il corpo riposa, ma il nostro cervello rimane attivo.

A questo proposito il Dottor Parisi fa una considerazione: 

La ricerca scientifica ha dimostrato che la fisiologia del sonno REM può essere alterata patologicamente dai processi neurodegenerativi specie in quelli ove è presente una caduta della dopamina, oppure quando si è fatto uso prolungato di SSRI (farmaci antidepressivi che bloccano la ricaptazione della serotonina), allo stesso tempo, sta cercando di comprendere le correlazioni tra lo stato di sogno e lo “stato psicotico”.

In fondo, più volte abbiamo sperimentato che, le percezioni generate dall’auto-attivazione cerebrale durante il sonno hanno potere allucinatorio, tale da renderci deliranti. Infatti, nel sogno, siamo convinti di essere svegli e crediamo alle nostre sensazioni, oltre che alle emozioni ad esse associate, nonostante la bizzarria onirica sia tale che, se si presentasse nella veglia, chiederemmo di “essere svegliati”…

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I sogni nelle persone Asperger:

Gavin Bollard, creatore del blog Life with Asperger’s , ha fatto un sondaggio estemporaneo di 52 “Aspies” chiedendo del loro ricordo dei sogni. E le risposte furono:

  • Il 44% (23 persone) ha risposto “Di solito ricordo i miei sogni”
  • Il 28% (15 persone) ha risposto “So di aver fatto un sogno ma perdo i dettagli quando mi sveglio”
  • Il 25% (13 persone) ha risposto “Ricordo il mio sogno per circa 2 ore dopo il risveglio – poi scompare”
  • 1% (1 persona) ha risposto “Non penso di sognare”

Sulla base dell’indagine di Gavin, sembra quindi che le persone con Sindrome di Asperger sognino quasi come la popolazione generale.

Navigando fra i siti di persone Asperger o ad Alto Funzionamento, appunto, ho scoperto che i ricordi dei loro sogni sono ricchissimi di dettagli, ricordano i colori, gli odori, ogni particolare. Buona parte di essi ha un’incredibile percentuale di:

Sogni lucidi

Sebbene la maggior parte delle persone non li abbia tutte le sere, i sogni lucidi sono abbastanza comuni: circa il 55% delle persone afferma di averne avuto almeno uno. Sebbene la causa esatta di questo tipo di sogno debba ancora essere determinata, alcuni fattori li rendono più probabili. Ad esempio, se si ha la narcolessia, una condizione che fa sì che le persone cadano improvvisamente e rapidamente in un sonno profondo, è più probabile che si verifichino sogni lucidi. Questo perché i narcolettici tendono a cadere subito nel sonno REM, ed è durante questa fase del sonno che si verificano sogni lucidi.

Altre cause probabili dei sogni lucidi possono essere: l’assunzione di farmaci, l’abuso di sostanze, l’astinenza da farmaci, l’abuso di alcol, l’ansia, lo stress e alcune condizioni di salute mentale, come la depressione e la schizofrenia. 

I sogni vividi negativi, specialmente se durano per settimane o mesi, possono essere emotivamente disturbanti, soprattutto per il  sonno. E ciò può causare problemi di salute. Fra gli effetti collaterali dei sogni vividi si riscontrano: pensieri suicida, problemi di umore, sonnolenza notturna…

Secondo l’American Sleep Association, i farmaci noti per causare sogni sgradevoli sono quelli che alterano i livelli di neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale, come antidepressivi (triciclici, inibitori delle monoamino ossidasi, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina); antiipertensivi ad azione centrale (beta-bloccanti, alcaloidi di Rauwolfia, alfa-bloccanti); antiparkinsoniani (levodopa, selegiline). Altri farmaci che possono provocare incubi sono flutamide, procarbazina, ketamina, barbiturici, benzodiazepine. Anche l’improvvisa sospensione di alcuni medicinali (per esempio, le benzodiazepine) può scatenare sogni terrificanti. Se, in seguito all’assunzione di un farmaco, si nota un sonno più agitato del solito e popolato da incubi, è consigliabile bussare alla porta del medico, che valuterà un eventuale cambiamento di terapia.

Esiste una relazione fra i sogni e la propria salute mentale?

Secondo la Dottoressa Lara Rutherford-Morrison, giornalista della rivista Bustle Digital Group (BDG), alcuni tipi di sogni possono dire molto su ciò che accade nei nostri corpi e nelle nostre menti. Il sogno vivido, ad esempio, a volte accompagna la privazione del sonno, la glicemia bassa e la gravidanza. Sogni intensi o stressanti possono anche riflettere il tuo stato mentale ed emotivo.

La ricercatrice del sonno Michelle Carr, afferma invece che le persone che soffrono di depressione sperimentano nei loro sogni “umore ed emozione più negativi” rispetto ad altri, così come incubi più frequenti. Le persone che sperimentano l’ideazione suicida nelle loro vite di veglia tendono anche ad avere la morte come tema ricorrente nei loro sogni.

Il sonno interrotto è un sintomo comune del disturbo bipolare. “La stragrande maggioranza delle persone con bipolare ha problemi di sonno”, ha detto a Everyday Health il Dr. Phillip Gehrman, uno specialista del sonno presso l’Università della Pennsylvania a Filadelfia. In effetti, ha affermato che i maggiori cambiamenti del sonno – dall’insonnia al sonno continuo, al bisogno di dormire meno del solito per stare all’erta – sono spesso segnali di un episodio bipolare in arrivo.

Uno studio del 1995 su pazienti con disturbo bipolare ha scoperto che i sogni potevano persino prevedere cambiamenti imminenti dell’umore. “Classificando i sogni che hanno preceduto i cambiamenti di umore, siamo stati in grado di identificare un particolare tipo di sogno che sembrava precedere un cambiamento di umore, in particolare nella direzione della mania”, hanno scritto i ricercatori Kathleen M. Beauchemin e Peter Hays. Quando le persone si stavano dirigendo verso gli stati maniacali, tendevano a sognare di “morte e lesioni fisiche”. Coloro che si muovevano in episodi depressivi non mostravano una tendenza verso temi comuni dei sogni, ma mostravano una diminuzione dei sogni complessivi.

Il trauma è anche strettamente legato agli incubi. Le persone che sviluppano un disturbo post traumatico da stress (PTSD) a seguito di esperienze traumatiche estremamente stressanti hanno maggiori probabilità rispetto al grande pubblico di sperimentare incubi ricorrenti; le persone con PTSD possono avere incubi almeno cinque giorni a settimana o più. La forma degli incubi legati al PTSD è diversa dagli incubi tipici. Tendono ad essere simili ai flashback, in cui il sognatore rivive parte o addirittura interi eventi accaduti. Almeno la metà delle persone con PTSD ha questi ” incubi replicativi “, rivivendo ripetutamente momenti di trauma.

Le mie conclusioni

Nonostante le teorie celebri di psicoanalisti del calibro di Sigmund Freud, gli esperti ancora non sanno cosa significano realmente le immagini e le impressioni nei sogni. 

Penso che, da una parte sia oramai palesemente possibile studiare l’attività cerebrale umana durante il sonno delle persone, autistiche e non, attraverso esami di rilievo come la Polisonnografia, ma credo che sia davvero difficile essere obiettivi quando si tratta di descrivere il contenuto del sogno di una persona, soprattutto se autistica. La sensazione di un sogno vivido o disgiunto, può essere descritto dal sognatore solo in termini necessariamente soggettivi.

Le persone autistiche, come tutti, sognano eventi della vita reali e hanno sogni condizionati soprattutto dal loro vissuto. Se nella realtà, le persone autistiche possono sperimentare un sovraccarico sensoriale, ad esempio un ristorante affollato con persone che parlano troppo forte, lo stesso può accadere nei loro sogni: eccesso di rumore, di luci, di stimoli sensoriali. L’autismo ha anche notevoli legami con l’ ansia, e può darsi che i sogni degli autistici siano popolati anche da ansie, da cambiamenti nella vita reale: traslochi imminenti, bullismo, Disturbi Ossessivi Compulsivi, ecc.

Uno degli incubi ricorrenti di Ares è qualcuno che gli cambia l’ordine dei telecomandi, ad esempio. E qualche volta si è svegliato nel cuore della notte dicendo: “mi dai fastidio, i telecomandi vanno così”.

Ma penso che Ares, nonostante non riesca a raccontarli, abbia anche dei sogni belli legati ad esperienze altrettanto belle come i grattini alle mani, che a lui piacciono tanto, oppure l’ascolto di una musica piacevole, o ancora sogni legati a posti visitati di recenti o che vorrebbe visitare, esattamente come tutti i suoi coetanei normotipici.

fonti: spectrumnews
world-of-lucid-dreaming
quora
corriere
sleepfoundation
bustle

 

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