Le mie 12 ore in aereo verso Cuba con l’autismo accanto

Ogni anno vado a Cuba, non ho scelta, ho i miei genitori e tutta la mia famiglia a dieci, dodici ore dall’Italia. Così mi sono attrezzata sin da quando Ares era molto piccolino, per viaggiare nella più completa serenità. 

Non per vantarmi, ma i miei figli (Ares e Yara) sono sempre i più educati e silenziosi dell’aereo. 

Vi racconto quindi:

innanzitutto all’aeroporto salto la fila del check in e parlo immediatamente con l’incaricato dell’agenzia di viaggi: “ho un figlio autistico” (faccio vedere il verbale d’invalidità e tutto quello che serve). Passo avanti e consegno le valigie (inutile dirvi che mi attengo sempre alle regole sui kili per evitare ulteriori problemi). Non mi sembra il caso di stressare Ares ancora di più con bagagli troppo pesanti che poi devo svuotare per via degli eccessi. E da qui in poi comincia il viaggio.

Giorni prima faccio una lista dettagliata di quanti giochi portare e per quale momento, considerando che sono, spesso, 12 ore di viaggio con scalo e simile, ne porto parecchi di giochi. Ne portavo (meglio dire) perchè ora Ares ha 16 anni e gioca di meno. Tuttavia ha il suo nastro, che rotola e srotola, e poi i suoi puzzle nel tablet, più foto varie che guarda e riguarda.

Fra i giochi che usavo con ottimi risultati c’erano:

la lavagna magica, il puzzle personalizzato specifico per Ares, il gioco del martello dell’Ikea, i cubetti colorati, il Filò della Quercetti, libro di figure con nomi sotto, tablet, pongo, puzzle del corpo umano, il gioco dell’impiccato, libro storie personalizzato con bimbo che aveva le sembianze di Ares, quaderno, colori, macchinine, la molla, le matriosche, il gioco Risulta, per elaborare sequenze logiche, ecc ecc ecc.

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Non viaggio mai senza le cuffie gialle da lavoratore di cantiere, perfette per non sentire il rumore del motore.

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Chiedo sempre, quando consegno le valigie, un posto tranquillo per Ares, specificando che altrimenti rompe tutto (non è vero) ma funziona sempre. Ho sempre la piantina dell’aeroplano con me per non subire fregature (una volta hanno assegnato ad Ares il posto dove c’è l’uscita d’emergenza che non può, nella maniera più assoluta, essere dato ad un disabile, in quanto, nel caso di una vera emergenza, la persona che siede lì deve aiutare le altre ad uscire, per cui non può essere un bambino, per lo più disabile. Quindi occhio!mappa-boing-737.gif

In realtà, con il tempo, Ares ha acquisito consapevolezza di quello che implica viaggiare in un aeroplano, ed ora ha una palese paura, che però è decisamente inferiore alla motivazione immensa che è per lui lo stare a Cuba. Una volta arrivati a Guantànamo, la città dove sono nata, e dove vivono i suoi nonni, cugini ecc, considerate che lui e Yara vivono e adorano stare così:

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6 Comments

  1. Gipsy

    la tua forza mi ha commosso, ma credo che alla fine venga fuori quando ci si trova ad affrontare dei problemi in effetti quando viaggiamo noi “normali” non pensiamo mai alle implicazioni/disagi che il viaggio può creare a chi magari ha qualche problema. altre persone magari avrebbero rinunciato a viaggiar, voi no, e questo è davvero bello. se me lo permetti vi mando un abbraccio virtuale.

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      1. Gipsy

        io ho un blog di viaggi, se ti può interessare l’idea di far conoscere ai miei lettori cosa vuol dire viaggiare da disabile, con un ragazzo autistico accanto, scrivimi una mail che vediamo di impostare una intervista per il mio blog.

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