Ci sono tantissime cause per le quali un ragazzo autistico non partecipa alle gite scolastiche o ai campi scuola: a volte perché nessun compagno vuole condividere la camera con lui/lei, incredibile ma anche questo capita. Oppure perché manca personale (un classico), ecc. ecc. Le motivazioni sono diverse, basta guardare la cronaca nei giornali.La vera ed unica colpevole, comunque e senza ombra di dubbio, quando un allievo autistico viene lasciato a casa, è esclusivamente la SCUOLA.E qui ritorno alla mia tanto ripetuta domanda: “Ha senso mandare i ragazzi autistici alle scuole di tutti se poi l’inclusione è inesistente”, non ci si organizza come si deve, e alla fine quando arriva il momento vero dell’inclusione (come la gita) si opta per la scelta più facile: lasciare i bambini autistici a casa? Ovvio che non ha senso!.
Uno dei problemi più frequenti che si ritrovano nell’organizzazione dei campi scuola è cosa far fare al ragazzo autistico in quei giorni, soprattutto se il programma previsto è impegnativo (poche soste, pranzo al sacco, giornate intere fuori dall’albergo ecc. ecc). Non si capisce perchè tutto questo accade, visto che il Piano Individualizzato vige sempre e va messo in pratica sia dentro che fuori dalla scuola. Il risultato di questa incompetenza è che se non si tratta di un ragazzo autistico particolarmente collaborativo, si rischia che durante il campo scuola l’alunno non faccia nulla, e che magari rimanga in albergo lontano dai compagni: il non plus ultra della non inclusione.
In alcuni casi i compagni si rifiutano di stare in camera con nostro figlio e spesso ciò si verifica perché nessun compagno ha mai avuto la possibilità di conoscerlo veramente e la scuola non ha mai elaborato un progetto inclusivo, mettici pure che il genitore dell’allievo autistico non sa nemmeno il nome dei compagni di classe (capita anche questo) e alla fine il risultato è che nessun bambino ha intenzione di condividere la propria stanza con quel ragazzo o ragazza bizzarro che urla ogni tanto, che muove le mani costantemente e che dice sempre frasi sconnesse.Il vanto della scuola italiana non deve essere quello di accettare i ragazzi con disabilità nelle classi dei normo tipici tanto per dire: “noi siamo inclusivi”. Il vanto vero deve essere quello di creare le basi solide per un’inclusione tangibile, vera. Il vanto vero sta nel gioire quando un ragazzo autistico partecipa alle gite, e si diverte pure insieme ai propri compagni. Il vanto maggiore dovrebbe essere questo: una scuola realmente inclusiva, giusta e accogliente nei confronti di TUTTI.
(nelle foto, Ares nella sua prima gita, con splendidi compagni di classe)
“Signora, ma è sicura di mandarlo al campo scuola?”




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