Portare i bambini con Autismo nella stessa scuola dei “normodotati”: ha senso se poi l’inclusione non avviene correttamente?

La mia risposta ovviamente è NO: non ha alcun senso.

E’ una domanda che mi sono posta spesso, anche perchè, come saprete, io sono nata a Cuba, e di conseguenza, poco dopo la diagnosi di Autismo di Ares, la prima cosa che feci, fu informarmi sull’Autismo a Cuba.

A Cuba non ci sono tanti casi d’Autismo quanti se ne registrano in Italia, ma quelli che ci sono vengono spesso inseriti in una scuola speciale a 3 anni, per poi uscirne a 18. Una delle scuole più importanti dedita alla scolarizzazione dei bambini con Autismo  è la scuola speciale  Dora Alonso.

Vivendo in  Italia oramai da più di 20 anni, spesso mi chiedo se veramente valga la pena vantarsi del fatto che i ragazzi autistici frequentino la stessa scuola di quelli normali, se poi nella realtà, le scuole dove esiste una vera e propria inclusione, una vera e propria collaborazione per integrare il disabile, sono veramente poche.

A questo punto non è forse meglio creare scuole speciali dove inserire i ragazzi autistici fin dalla più tenera età, offrendo loro aree verdi, spazi silenziosi, giochi e materiali adatti, rapporto 1:1, personale qualificato, logopedia, psicomotricità, e tutto quello che serve ad un ragazzo con le difficoltà che noi conosciamo???

Beh, la mia personale esperienza mi dice questo: se la scuola è disponibile, se gli insegnanti di ruolo sono disponibili, se hai insegnanti  di sostegno preparati e disposti a mettersi in discussione per aprirsi a nuovi metodi d’insegnamento come l’A.B.A. ad esempio;  Se hai un A.E.C. dovutamente formato e anche lui disponibile e se sei un genitore collaborativo, che non nasconde la disabilità del proprio figlio ma la accetta, allora io dico che è davvero efficace la coesistenza di disabili e normodotati nelle scuole. Altrimenti, davvero, è meglio evitarla.

Per tanto, si intuisce che è il Ministero della Pubblica Istruzione che deve mettersi d’impegno e lavorare su più fronti per garantire sul serio la tanto conclamata inclusione di cui si vanta la nostra nazione, che ad oggi non esiste proprio.

Io insisto sempre nella formazione del personale, ma non parlo di quei corsi veloci sulla disabilità che affrontano gli insegnanti, dove l’Autismo viene messo nello stesso calderone della Sindrome di Down, o di altre patologie, sempre gravi, ma non così gravi e complicate come l’Autismo.

Parlo invece di corsi di formazione A.B.A. ad esempio, che è una terapia collaudata per l’Autismo, approvata dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e che ad oggi si possono permettere in pochi per i costi altissimi che comporta.

Parlo anche della messa a punto di veri e propri progetti di socializzazione mirati ad integrare realmente disabili e normodotati. Parlo di scuole organizzate a portare i ragazzi con autismo in gita e non di scuole che escludono la disabilità nei campi estivi. Parlo di scuole che lavorino per far sì che l’autistico, qualunque gravità abbia, prima o poi resti in classe almeno un’ora senza Sostegno, perchè gli insegnanti di ruolo sono assolutamente in grado di gestirlo, e  non di scuole dove l’autistico sta sempre fuori dalla classe.

Ecco, se tutto questo si verificasse una volta per tutte nelle scuole italiane, allora dico che varrebbe la pena iscrivere i nostri figli alle scuole dei così detti “normali”.

Io, sinceramente, per ora mi arrangio. Diciamo che non ho scelta.

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