A proposito di manie e disturbi ossessivi

Mi sono accorta, nel tempo, che Ares evidenzia delle manie che sono condizionate, rigorosamente, dalle sue rigidità. Sembra un gioco di parole ma mi spiego meglio: ad esempio, spesso non vuole che metto la musica perchè altrimenti sarebbe costretto a ballare ( e siccome non gli va di ballare perchè magari è stanco), allora “mamma, togli la musica”. Oppure, non vuole musica quando la macchina si ferma perchè lui associa la musica in macchina al viaggio, al movimento, quindi se siamo fermi, vuole silenzio!
Spesso in macchina vuole un CD e non la radio perchè le canzoni del CD le conosce, mentre sentendo la radio potrebbe ascoltare una canzone che non conosce, allora sarebbe costretto a inserire “Shazam”, per capire di quale canzone si tratta perchè lui deve sapere il nome di tutte le canzoni che gli piacciono, altrimenti “cambia canzone”. La stessa cosa nei negozi: se sente una canzone che conosce, va tutto bene, se sente una canzone sconosciuta deve per forza capire di quale canzone si tratta, quindi non ti lascia in pace finchè non gliela dici.
Sto parlando di abitudini che finora non hanno condizionato la sua vita sociale o la nostra, nel senso che, lavorando su altri fronti (come l’autoregolazione emotiva, l’accettazione dei no, ecc.), alla fine Ares riesce anche a sopportare con pazienza gli inconvenienti che derivano da queste sue rigidità. Ad esempio, se mi chiede come si chiama una canzone in macchina ma inserisco Shazam quando la canzone oramai è finita, lui lo accetta senza difficoltà. Ad ogni modo, restano manie che condizionano molto la sua di vita in generale e sono sempre molto attenta affinchè non peggiorino e non gli creino troppa ansia.

Ho quindi indagato, letto, ricercato in tal proposito:

Secondo uno studio del 2015 che ha monitorato le cartelle cliniche di quasi 3,4 milioni di persone in Danimarca in 18 anni, le persone autistiche hanno il doppio delle probabilità di avere anche il Disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessioni e compulsioni possono colpire chiunque: è comune preoccuparsi di aver lasciato il gas acceso o frugare con ansia in una borsa in cerca delle chiavi. “Fanno davvero parte dell’esperienza normale”, afferma  Ailsa Russell, psicologa clinica presso l’Università di Bath nel Regno Unito. La maggior parte delle persone trova il modo di respingere quei pensieri spiacevoli e andare avanti. Tra le persone con disturbo ossessivo compulsivo, tuttavia, tali preoccupazioni si accumulano nel tempo e interrompono il funzionamento quotidiano.

Una distinzione cruciale, rilevata dall’analisi del 2015, è che le ossessioni innescano le compulsioni ma non i tratti dell’autismo. Un altro è che le persone con disturbo ossessivo compulsivo non possono scambiare i rituali specifici di cui hanno bisogno, afferma  Roma Vasa, direttore dei servizi psichiatrici presso il Kennedy Krieger Institute di Baltimora, Maryland: “ma hanno bisogno di fare le cose in un certo modo, altrimenti si sentono molto ansiose e a disagio”. Al contrario, le persone autistiche hanno spesso un repertorio di comportamenti ripetitivi tra cui scegliere. “Stanno solo cercando qualcosa che sia rilassante; non stanno cercando un comportamento particolare”, afferma  Jeremy Veenstra-VanderWeele , professore di psichiatria alla Columbia University.

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Questi tratti condivisi rendono l’autismo e il disturbo ossessivo compulsivo difficili da distinguere. Anche all’occhio di un medico esperto, le compulsioni del disturbo ossessivo compulsivo possono assomigliare all'”insistenza sull’identità” o ai comportamenti ripetitivi che molte persone autistiche mostrano, tra cui toccare, ordinare oggetti e viaggiare sempre per lo stesso percorso. Districare i due richiede un lavoro attento.

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Il mio lavoro personale nei confronti di Ares è quello di osservare e, laddove vedo che le ossessioni prendono il sopravvento sulla quotidianità, allora agisco con storie sociali, provo con estrema cautela a scardinare piano piano le routine, inserisco imprevisti nell’agenda visiva, insomma faccio qualunque cosa per ripristinare la situazione ed indurre ad Ares a dare il giusto valore alle sue ossessioni.

E’ essenziale che, come genitori, educatori e assistenti, ci si renda conto di quanta ansia creano le ossessioni, di quanto sono frequenti, di quanto intacchino la vita sociale, in modo di intervenire nel modo più adatto per i nostri ragazzi

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fonti: Daisy Yuhas è una scrittrice scientifica e redattrice di funzioni per SAPIENS.
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