Agenda visiva per la didattica a casa

In questi giorni di chiusura forzata in casa (per via del Coronavirus), Ares, come la maggior parte dei ragazzi autistici, non vede insegnanti né terapisti. Tutta la didattica la sto impostando io, d’accordo con il programma che Ares seguiva in classe. 

Ares, come molti di voi sanno, segue un programma differenziato e frequenta la scuola Secondaria di Secondo Grado, Liceo Agrario, quarto anno. 

Mi è stato proposto dai docenti l’invito a partecipare alla classroom virtuale della classe, che però ho declinato perchè sarebbe molto difficile per Ares seguire, in tempo, le indicazioni di tutti i compagni. Quindi, di comune accordo con i docenti di sostegno e anche con quelli curricolari (di cui ho i cellulari) abbiamo deciso di impostare una serie di argomenti già trattati ed altri nuovi.

Non è lo stesso lavorare a casa rispetto a lavorare a scuola. Si tratta di due ambienti diversi dove Ares è totalmente abituato a fare cose diverse, di conseguenza lo stravolgimento delle consuetudini può essere deleterio. Ecco perchè è essenziale creare un’agenda visiva giornaliera dove si rende concreto il programma del giorno.

Vi faccio vedere l’agenda visiva che ho creato per il lavoro quotidiano con Ares:

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SCARICA QUI L’AGENDA VISIVA IN PDF

E’ fondamentale che notiate le immagini che ho inserito: attività da svolgere e premi nella pausa. Questi sono i dettagli più importanti che ad Ares interessano: cosa deve fare e quando arriva la pausa e la fine dei lavori.

Il resto: materiali e tempo, non li ho resi visuali perchè sono elementi che interessano a me per svolgere al meglio il lavoro.

Vi faccio notare anche che i premi sono quelli che piacciono ad Ares, ovviamente, e, fra questi, oltre al telefono e al nastro che lui srotola e rotola sempre, c’è anche un puzzle. Nel caso di Ares il puzzle è un premio perchè lui ha la mania di finirli sempre e siccome so che ci tiene tanto, finire un puzzle già iniziato, è per lui un vero premio. Può darsi che invece, per un’altra persona, il puzzle sia una noia, un lavoro impegnativo, per cui sta a voi scegliere il premio adatto per ogni pausa, basta che lo si riesca a togliere nei tempi stabiliti.IMG-20200311-WA0004

E’ di vitale importanza, per me, seguire queste semplici regole quando lavoro a casa:

  1. Sia Ares che io dobbiamo essere totalmente vestiti come se fossimo a scuola. L’impostazione mentale svolge un ruolo di prim’ordine nella realizzazione delle attività casalinghe. Se si è in pigiama, si ha un’altra prospettiva.
  2. Non deve esserci nessun rumore e nessuna distrazione attorno (niente PC accessi, telefoni che squillino, televisioni, ecc.). Io stacco tutto, altrimenti Ares potrebbe alzarsi quando magari guardo il cellulare e ricominciare dopo potrebbe essere difficoltoso.
  3. Devo avere a portata di mano tutto il materiale che mi occorre: matite, penne, quaderni, zaino, astuccio, ecc. Spostarmi per andare a prendere il materiale può far saltare lo svolgimento dei compiti.
  4. L’orario per lavorare può variare, a seconda delle esigenze di ognuno, ma è preferibile che si lavori di mattina, esattamente nell’orario in cui l’alunno lavora sempre a scuola.
  5. La sorella di Ares, quando lavoro a casa, non deve girare per la stanza in cui lavoro per cercare nulla, per aprire il frigo, o semplicemente per sbirciare.
  6. Devo rispettare rigorosamente il programma che mi sono preposta e devo rispettare l’orario delle pause.
  7. Uso il timer per controllare il tempo delle pausa e appena scatta l’ora X si ricomincia a lavorare come prima.
  8. Una volta finito il tempo di lavoro previsto, Ares viene premiato per il lavoro svolto con un premio più sostanzioso, rispetto a quelli usati nelle pause. (in questi giorni va forte la passeggiata attorno al palazzo, in totale sicurezza).

 

Nel pomeriggio, invece, non realizzo nessun lavoro strutturato, ma mi dedico alle autonomie e al gioco: stirare, spazzare, se occorre, cucinare dolci, ma tutto in chiave di gioco per non sovrastare Ares di lavoro continuo.

Non sto dicendo che sia semplice reggere queste giornate di quarantena, ma non è di certo impossibile riuscire a lavorare su, almeno, qualche argomento della didattica.

Importante è creare una storia sociale che indichi alla persona autistica le ragioni per le quali si sta casa senza uscire, una storia come questa: “Non posso uscire di casa perchè c’è il virus. Tutti dobbiamo restare a casa, altrimenti ci ammaliamo e ci viene la tosse e la febbre. Non vado a scuola perchè c’è il virus. Quando finisce il virus tutti usciremo di casa felici.” @iorestoacasa