Il professore Peter Gøtzsche, ricercatore medico ed ex leader del Nordic Cochrane Center presso Rigshospitalet a Copenaghen , in Danimarca, ha 
dell’Autistic Self Advocacy Network , sostiene che “una percentuale considerevole dei farmaci prescritti serve come mezzo di contenimento chimico, invece di avere uno scopo terapeutico legittimo. “Ne’eman vede i farmaci come scorciatoie per trattamenti più appropriati.
La dottoressa Mary Margaret Gleason, professoressa alla Tulane University, sia da pediatra che da psichiatra infantile, dice che incontra molti genitori che vorrebbero evitare i farmaci soprattutto se possono utilizzare altri interventi più efficaci. Ci sono anche famiglie che hanno avuto pochissimo supporto e opportunità per altri interventi. “Questi genitori sono esausti, sopraffatti dai sintomi dei loro figli e frustrati dal tempo e dall’energia che impiegano per trovare una soluzione ai loro problemi”, dice. “Per alcuni in questa situazione, c’è la convinzione che i farmaci siano una soluzione più rapida e richieda meno impegno, meno giorni liberi da chiedere al lavoro, e complessivamente meno energia”.
Problemi scolastici
“Molti genitori, afferma Gleason, potrebbero non ammetterlo facilmente, ma la decisione sui farmaci per contribuire a ridurre il comportamento problematico è spesso legata al processo di far accettare i bambini a scuola. La scuola dice alla famiglia: ‘ Non sappiamo più come fare con tuo figlio, il suo comportamento è sempre peggiore, perché non provi qualche farmaco?’. E tutto ciò tende a fare pressione sui genitori.”“La maggior parte vuole che i loro figli abbiano un comportamento migliore, sia a casa che a scuola”, afferma il dott. Glen R. Elliott, capo psichiatra e direttore sanitario del Children’s Health Council . “Ma la loro preoccupazione è anche quella di perdere il loro bambino – perchè sanno che il loro bambino non sarà più la persona a cui sono abituati.”D’altra parte, i genitori i cui figli sono inclini ad un’aggressione incontrollabile, possono vedere un potente antipsicotico come l’unica cosa che si frappone tra l’essere in grado di mantenerli a casa e portarli ad un Istituto.“Ho trascorso 20 anni come insegnante di classe”, dice l’ex insegnante e avvocato Landon Bryce . “Sono stato costantemente scioccato dalla pressione che subiscono i genitori e dallo stress che causa loro il dover dare psicofarmaci ai propri figli. Penso che i bambini che prendono antipsicotici siano più facili da controllare, ma sono sicuramente più difficili da insegnare.
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In Italia sono oltre 7 milioni gli italiani che utilizzano antidepressivi o antipsicotici in regime convenzionato con il Sistema Sanitario a cui se ne aggiungono altri 900 mila che li acquistano in distribuzione diretta. Stiamo parlando di oltre un italiano su 8, considerando anche i bambini. Il costo complessivo della spesa per questo genere di farmaco è di 340 milioni di euro.
Secondo quanto emerge dall’ultimo rapporto del Ministero della Salute in materia di salute mentale, nel 2016 su scala nazionale ci sono stati 122 adulti trattati con antidepressivi su 1000 abitanti in regime convenzionato (i farmaci vengono acquistati dalla ASL/Regione ma distribuiti al paziente, per loro conto, dalle farmacie territoriali aperte al pubblico) e 4,5 su 1000 in distribuzione diretta (le aziende sanitarie e le aziende ospedaliere acquistano i farmaci, e li distribuiscono, mediante le proprie strutture, direttamente ai pazienti per il consumo al proprio domicilio), per un totale di 44,2 DDD/1000 die in regime convenzionato e 0,7 in distribuzione diretta.
A questi si aggiungono i consumi di antipsicotici, anche se in misura minore rispetto agli antidepressivi: si stima che siano trattati con antipsicotici in regime convenzionato 16,1 adulti su 1000, a cui si aggiungono altri 14 su 1000 trattati in distribuzione diretta.




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