Prima i manicomi ed ora gli psicofarmaci? Uso e abuso nell’autismo

Due sono le notizie che mi hanno spinta a tornare su questo argomento: la prima, l’apertura in Norvegia del primo Ospedale Psichiatrico che cura i pazienti senza psicofarmaci, e l’altra che “siamo il paese che più psicofarmaci consuma al mondo”, a detta dello psichiatra Paolo Crepet in una ‘intervista di cui vi parlo più avanti.

Il trend del consumo di psicofarmaci in Italia rimane ancora stabile. E’ quanto emerge dai dati forniti dall’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, tramite il loro sunto degli ultimi 3 anni, che con i dati delle tessere sanitarie e le prescrizioni del SSN hanno evidenziato a che punto si trova il consumo di antidepressivi, antipsicotici e benzodiazepine.

Negli ultimi tre anni possono essere considerati stabili anche i consumi degli antipsicotici, che registrano 9 dosi giornaliere per 1000 abitanti. L’unico lieve aumento si registra nei consumi di benzodiazepine, intesi come ansiolitici, ipnotici e sedativi: nel 2017, infatti, si osserva un consumo di circa 50 Ddd/1000 abitanti ogni giorno, “con un incremento di circa l’8% rispetto all’anno precedente”.

Negli Stati Uniti il 64% dei bambini autistici è in terapia con farmaci psicotropi, sebbene non ci siano prove dell’efficacia di questi farmaci nella cura della malattia. Il 35% dei bambini esaminati prende simultaneamente due sostanze psicotrope, il 15% si loro almeno tre.  È quanto emerge da uno studio americano condotto su 33.565 soggetti nati tra il 2001 e il 2009, pubblicato sulla rivista Pediatrics

Gli autori dello studio spiegano che “esistono poche prove di efficacia e adeguatezza del trattamento dell’autismo con i farmaci psicotropi, eppure questi farmaci vengono utilizzati come standard, somministrati sia separatamente che combinati”. 
In Italia ad essere trattato con psicofarmaci è il 17% dei bambini autistici

Ho la continua testimonianza di genitori, che spesso non sanno come gestire i comportamenti dei figli, soprattutto adulti, sia perchè hanno deciso di abbassare le dosi dei farmaci, sia perchè oramai i ragazzi sono assuefatti, oppure perchè restano inchiodati nel circolo vizioso della somministrazione.abuso-medicamentos

E mi domando senza voler creare polemica: non è che noi genitori siamo diventati  leggermente superficiali nel decidere se è il caso di rivolgerci o meno al medico affinchè ci prescriva un medicinale per nostro figlio?. 

Sono certa che se io decidessi che Ares, ad esempio, “salta troppo” mentre passeggia (ultimamente a stento cammina, ma tende a correre), e mi rivolgessi per questo motivo al mio medico specialistico, di lì a poco mi prescriverebbe un qualunque antipsicotico. Avevo un medico pediatra che mi diceva sempre: “quando un genitore si presenta davanti al proprio medico sa già quale medicina gli verrà somministrata, perchè è spesso il genitore ad “indirizzare” il medico verso la strada da intraprendere.”

Sinceramente, vi dico la verità, io lo psicofarmaco non lo considero proprio come strada possibile quando vedo Ares più nervoso. Il punto più alto di aggressività che ha avuto nei confronti della sorella, l’ho risolto con le storie sociali (che chiamo, con dolcezza, lavaggi del cervello). Ho fatto ripetere ad Ares a rotta di collo un piccolo paragrafo con il comportamento adeguato che doveva tenere nei confronti della sorella e anche nei confronti miei, perchè spesso graffiava anche me. Il tutto con massima costanza, lo sottolineo, nel senso che ò si fa bene oppure non si fa, e dopo poco tempo il comportamento si è attenuato fino a scomparire. Non che vada tutto a gonfie vele, nel senso che ora Ares invece di menare la sorella, ora la nomina, e a lei da fastidio, ma nulla a che vedere con lo stress di prima, ve lo assicuro.

Ho sentito testimonianze estreme, sia da chi somministra volentieri lo psicofarmaco al figlio, sia da chi lo ha visto morire per via degli effetti collaterali dello psicofarmaco stesso.

Sono consapevole del fatto che esistono situazioni oramai cementate di aggressività e autolesionismo, casi veramente ingestibili di comorbidità con schizofrenia, ADHD, ma sono certa che agendo sin dall’infanzia con le cure comportamentali adeguate, il bambino cresce abituato alla disciplina, al NO dei genitori ed educatori, al rispetto dei tempi, dei turni… e vorrei tanto che le energie dei genitori si concentrassero nello studio dell’autismo, delle terapie sul comportamento, affinchè ci si scordi il più possibile degli psicofarmaci, soprattutto quando si tratta di piccoli bambini nello spettro.

Nella cittadina scandinava di Åsgård, Norvegia, un ospedale psichiatrico ha deciso di adottare nei confronti dei propri pazienti un percorso privo di farmaci. L’ospedale in questione è situato a Tromsø, a 215 miglia a nord del Circolo Polare Artico, molto lontano dai centri della psichiatria occidentale.  La struttura era stata chiusa, poi ristrutturata e riaperta l’anno scorso.

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I pazienti vengono fatti accomodare in una stanza con sei letti, a ognuno dei quali ne viene destinato uno. Lo scopo è dare un’alternativa che non debba per forza implicare l’utilizzo di pesanti farmaci, aiutando coloro che sono affetti da gravi disturbi mentali a ridurre in modo graduale l’assunzione di precedenti medicinali somministrati. 

“Trattamento senza farmaci”, questo il cartello appeso davanti alla porta del padiglione, cartello che simboleggia l’inizio di una nuova terapia approvata dal Ministero della Sanità norvegese, che di tutta risposta ha ordinato di estendere in altre quattro unità sanitarie regionali il percorso che non ammette l’uso di farmaci.

A sostegno del nuovo percorso vi è l’attività fisica. Ogni paziente è chiamato a dare il meglio anche in campo artistico e soprattutto dialogando con medici ed altri pazienti, reinserendosi gradualmente in contesti sociali quotidiani. Con queste premesse si aprono le porte ad un radicale cambiamento di campo psichiatrico che, ci auguriamo, possa diffondersi a macchia d’olio in tutto il mondo.

Con calma sentitevi questa intervista a Paolo Crepet, psichiatra, scrittore e sociologo, e a Rosaria Uglietti, psicologa, intervenuti a #genitorisidiventa su Radio Cusano Campus.

Paolo Crepet ha ribadito quanto distorte siano le credenze della gente rispetto al fatto. Gli psicofarmaci “risolveranno il disturbo, è solo quello a cui abbiamo creduto, dal momento che sono ben lontani da promettere e proporre tutto questo. Hanno anche effetti collaterale e non sono un semplice bicchierino effervescente.”

Nonostante tutto assistiamo ad un uso smodato dei medicinali. Questi, nel caso dei disturbi mentali “obnubilano il paziente. L’assuefazione non risolve la malattia. Le mamme di bambini schizofrenici, autistici, vengono colpevolizzate”, come la causa principale del problema, ha incalzato Rosaria Uglietti.

Le famiglie e i genitori, nel caso debbano trovare il modo di risolvere un disturbo mentale in famiglia, sono chiamati ad “accogliere la patologia. Non devono sentirsi in colpa e non devono far sentire in colpa i figli.”
Sentite l’intervista integrale:

 

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