Discinesia tardiva: una triste eredità da psicofarmaco

La discinesia tardiva è una grave e spesso irreversibile patologia iatrogena (cioè causata da un farmaco) caratterizzata da movimenti involontari, il più delle volte coinvolgenti la zona orofacciale.

“I bambini trattati con neurolettici sono a rischio di Discinesia. Quando si usano i neurolettici nei bambini, i medici dovrebbero essere consapevoli di questo rischio e procedere con cautela” (1)

In letteratura è riportato che gli antipsicotici di seconda generazione provocano meno casi di discinesia tardiva, ma possono comunque provocarla. La sintomatologia può comparire sia durante il trattamento che dopo la sua interruzione; in quest’ultimo caso si parla di discinesia da sospensione.

La discinesia è un disordine di tipo neurologico che può comparire nei giovani ma che si manifesta soprattutto in età adulta edisordini-del-movimento-68-638.jpg negli anziani ed ha una maggiore frequenza nelle donne. I sintomi tipici sono di tipo extrapiramidale con movimenti involontari e ripetitivi della lingua e delle labbra, ma talvolta anche degli arti. Questi movimenti si attenuano o scompaiono durante il sonno, mentre aumentano in condizioni di tensione emotiva. Sono movimenti ripetuti e ritmati tipo: succhiare, baciare, piegare le labbra, soffiare, masticare, protendere la lingua. Comuni sono anche i tic facciali e le smorfie e si possono osservare movimenti incontrollati delle dita, dei piedi ed altri movimenti insoliti. In genere questi sintomi compaiono quando la persona è in un cura da molto tempo con alcune categorie di farmaci, soprattutto bloccanti dei recettori della dopamina come gli antipsicotici o comunque farmaci con forte azione sedativa e che in genere vengono utilizzati in pazienti sottoposti a cure di tipo psichiatrico, soprattutto per schizofrenia. Interrompere la terapia, soprattutto in maniera brusca, può anche portare ad un peggioramento del sintomo che regrediscono se il farmaco viene reintrodotto. 

Le cause:

La discinesia è causata dai farmaci neurolettici in particolare quelli di prima imagesgenerazione come le fenotiazine e l’aloperidolo ma anche, in misura minore, da tutti gli altri neurolettici e i farmaci che bloccano direttamente o indirettamente la trasmissione dopaminergica a livello centrale. Alcuni antiemetici (come la metoclopramide), o, con effetto paradossoe assieme ad acatisia, il dopaminergico levodopa dopo lungo trattamento, possono raramente indurre tale sindrome

La discinesia tardiva rappresenta il più grave effetto collaterale extrapiramidale di questo tipo di farmaci, interessa prevalentemente i muscoli del viso, la bocca e la lingua ma talvolta anche altre parti del corpo come gli arti o i muscoli respiratori, con movimenti ripetitivi e stereotipati come oscillazioni del tronco, movimenti delle dita delle mani o flessioni ed estensioni del piede.

I farmaci che bloccano più fortemente la trasmissione dopaminergica nei circuiti striatriali, come ad esempio i neurolettici di prima generazione, sono quelli più propensi a causare tale sintomatologia specie dopo un uso prolungato e ad alte dosi. Secondo le statistiche, dopo 10 anni di trattamento con un antipsicotico, fino al 60% dei pazienti svilupperà la malattia. Sembra che all’uso degli antipsicotici atipici sia associata una minore incidenza di discinesia tardiva rispetto agli antipsicotici tipici.[2]

Altri farmaci che bloccano solo debolmente la trasmissione dopaminergica centrale, come alcuni antiemetici come la metoclopramide, e farmaci che la bloccano indirettamente, come gli SSRI/SNRI, sono stati dimostrare causare la patologia.

La possibilità di comparsa della patologia è direttamente collegata alla potenza del bloccaggio dei recettori della dopamina, alla dose assunta, al tempo cumulativo di esposizione (cioè l’assunzione pregressa di un anti dopaminergico espone a un maggiore rischio di sviluppare la malattia in futuro a seguito di un nuovo trattamento). La sintomatologia può comparire sia durante il trattamento sia dopo la sua interruzione; in quest’ultimo caso si parla di discinesia da sospensione. Alcuni autori correlano l’esordio della malattia all’uso di un antagonista dopaminergico fino a un anno a seguito della sospensione del farmaco.

Sì ritiene che la patologia abbia una prevalenza annuale del 5% nei pazienti trattati cronicamente con neurolettici e che dopo 10 anni di trattamento continuato il 60% dei pazienti, in media, svilupperà la patologia che tende a regredire spontaneamente nel 30% dei pazienti nell’arco di 5 anni e a migliorare parzialmente in un altro 30%.

Terapia

Attualmente non esiste una cura, si può prevenire ad esempio minimizzando Discinesia Tardival’assunzione di neurolettici alla dose minore necessaria, per il tempo minimo necessario e scegliendo come trattamento di prima linea i farmaci di nuova generazione piuttosto che “tipici”.

Non esistono trattamenti farmacologici che abbiano prodotto risultati soddisfacenti sulla discinesia tardiva, pertanto è determinante l’utilizzo dei neurolettici solo nei casi strettamente necessari, evitando di somministrare neurolettici nei casi che non siano psicosi o schizofrenia, somministrando la dose minima efficace e cercando di limitare nel tempo il trattamento, sospendendolo eventualmente ai primi segni di discinesia. A causa di questi effetti indesiderati, l’utilizzo di antipsicotici è indicato solo nei casi strettamente necessari, dove sono presenti episodi di psicosi o disturbo bipolare e non è raccomandato, se non come opzione di ultima linea, nel trattamento della depressione e contro l’insonnia.

Un parziale miglioramento dei sintomi si ha con l’utilizzo della tetrabenazina, un agente che diminuisce il rilascio di dopamina. Negli USA questo farmaco è approvato per il trattamento della discinesia tardiva. Altre sostanze che diminuiscono i livelli di dopamina (reserpina e metil dopa) hanno mostrato risultati promettenti in alcuni studi. Un nuovo farmaco, la valbenazina, che ha un meccanismo d’azione analogo alla tetrabenazina ma con un migliore profilo di effetti collaterali, è stato recentemente approvato dalla FDA.

Le benzodiazepine (in particolare clonazepam) si sono mostrati in grado di controllare i sintomi ma l’uso a lungo termine non è raccomandato a causa dello sviluppo di tolleranza.

Il pramipexolo, un farmaco antiparkinsoniano, ha mostrato un promettente e sostanziale effetto migliorativo nei confronti della malattia in diversi studi.

L’uso di vitamina B6 ad alte dosi sembra migliorare i sintomi della malattia. Una particolare formulazione commerciale di amminoacidi ramificati a corta catena chiamata Tarvil, ha mostrato di migliorare i sintomi in uno studio non in cieco. Gli estratti standardizzati di Ginko Biloba mostrano una certa efficacia nel trattamento della patologia.

Nelle fasi avanzate si può ricorrere alle iniezioni di tossina botulinica per controllare localmente i sintomi.

I farmaci anticolinergici, molto adoperati in passato, avevano un effetto solo apparente. In realtà, agendo negativamente sul rapporto acetilcolinadopamina, favorivano una ulteriore sensibilizzazione del sistema dopaminergico, già sbilanciato.

Stop all’uso indiscriminato di psicofarmaci nei soggetti autistici

Sul numero di settembre 2013 di Psychopharmacology, Hsia e collaboratori hanno pubblicato uno studio multicentrico ed internazionale sull’uso dei farmaci negli autistici. Il gruppo di ricerca ha indagato la prescrizione di psicofarmaci per il trattamento ASD in bambini e adulti tra il 2010 ed il 2012. I dati sono stati ottenuti da Europa (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito), Sud America (Messico e Brasile), Nord America (Canada e USA) e Asia (Giappone).

I paesi del Nord America hanno i tassi di prescrizione più alti, seguiti dai paesi europei e sudamericani. In tutti i paesi i tassi di prescrizione erano più alti nei bambini rispetto agli adulti. Il farmaco più comunemente prescritto nei bambini ASD è risultato il risperidone (tranne che nel Regno Unito e Giappone). Il metilfenidato (34%) nel Regno Unito e l´aloperidolo (44,1%), in Giappone. Negli adulti, la classe di farmaci più comunemente prescritta era sempre quella degli antipsicotici, in particolare risperidone, tioridazina e ziprasidone.In tutti i paesi esiste una forte prescrizione di farmaci, in particolare antipsicotici per autistici di ogni fascia di età. Tuttavia, conclude lo studio, vi è una mancanza di prove di efficacia e sicurezza per tutti gli psicofarmaci prescritti per le persone con ASD.

Alla fine di agosto 2013 sono state pubblicate le nuove linee guida del NICE inglese per “La gestione e il sostegno dei bambini e dei giovani nello spettro autistico”.

Per quanto riguarda i sintomi nucleari le linee guida riportano:
Non usare antipsicotici, antidepressivi, anticonvulsivanti… per curare i sintomi nucleari dell´autismo perché il rapporto tra rischi e benefici non è stato in favore del loro uso. (affermazione basata su sperimentazioni controllate di qualità da moderata a molto bassa per antipsicotici, antidepressivi e anticonvulsivanti).

Per quanto riguarda i comportamenti problematici:
Prendere in considerazione la terapia con antipsicotici per trattare i comportamenti esplosivi solo quando gli interventi psicosociali o altri interventi sono risultati insufficienti o non possano essere attuati a causa della severità del comportamento.
I farmaci antipsicotici dovrebbero essere prescritti inizialmente e monitorati da un pediatra o da uno psichiatra che deve:

  1. Identificare il comportamento problematico
  2. Decidere una misura appropriata per monitorarne l’efficacia, includendo la frequenza e la severità del comportamento e la misura dell’impatto globale dello stesso
  3. Rivedere l’efficacia e ogni effetto collaterale del farmaco dopo tre o quattro settimane
  4. Sospendere il trattamento se non ci sono segni di una risposta clinicamente importante dopo sei settimane.

Nel 2014 è stato chiuso un caso di Discinesia tardiva con un accordo da 700 mila dollari.

Il Dr. Peter Breggin , già perito di parte in diversi processi per malasanità psichiatrica, lapeter_breggin maggior parte dei quali risolti con un accordo oppure vinti, ha dimostrato con ragionevole certezza medica, come lo psichiatra che aveva prescritto il farmaco aveva commesso i seguenti atti di negligenza:

  1. Prescrizione di antipsicotici per cinque anni in assenza di indicazione o bisogno.
  2. Trascurare di scalare o interrompere l’assunzione del farmaco durante anni di uso.
  3. Trascurare d’informare il paziente sugli effetti collaterali.
  4. Omettere di ottenere il consenso informato.
  5. Omettere d’interrompere il farmaco dopo l’insorgere dei primi sintomi di discinesia tardiva.
  6. Omettere di rivalutare ed esaminare la cura periodicamente, e di aggiornare la cartella medica.
  7. Non possedere sufficiente conoscenza dell’uso di neurolettici.
  8. Omettere esami periodici di routine per verificare l’insorgere di discinesia tardiva e di registrarli nella cartella medica.
  9. Riprendere il trattamento con neurolettici per un anno intero dopo aver trascritto l’insorgere di discinesia tardiva nella cartella medica.

Il Dr. Roberto Cestari , Presidente del CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani), nel suo libro ” L’Inganno Psichiatrico ” ha dedicato un paragrafo ai farmaci antipsicotici:

Sono gli psicofarmaci più pesanti. Certamente calmano, con dosaggi opportuni, qualsiasi individuo…

Vari osservatori hanno fatto notare come le cure prolungate con questi farmaci producono effetti irreversibili che fanno assomigliare questi pazienti a quelli che hanno subito decine di elettroshock o la lobotomia. In effetti con gli antipsicotici opportunamente usati è possibile ottenere una lobotomia chimica: i danni cerebrali, a lungo andare, diventano irreversibili…

Quando osserviamo qualcuno ritenuto matto e notiamo quell’espressione vuota e inebetita, la lingua in fuori, i peli e i chili di troppo e la mancanza di qualche dente, non stiamo osservando i segni della ‘malattia’: stiamo solo vedendo quello che fanno questi farmaci su un essere umano.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche.

 

 

 

 

foto copertina: Leandro Cirico
  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.
  • Douglas M. Anderson, A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 2004, ISBN 88-299-1716-8.
  • Francesco Monaco, Riccardo Torta, Neurolexicon, II edizione, Torino, Centro Scientifico Editore, 2008.
  • spazioasperger
  • wikipedia
  • David Vagni
  • ccdu.org
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