Autismo. Qualche strategia per imparare il nome degli oggetti

Le abilità di discriminazione ci permettono di distinguere un oggetto da un altro: capire che cose diverse hanno nomi diversi e usare questi nomi per eseguire una vasta gamma di abilità cognitive e linguistiche, tra cui seguire le istruzioni, comunicare e leggere. Insegnare alle persone con autismo l’abilità di discriminazione essenziale delinea un programma sistematico basato sull’evidenza per promuovere l’apprendimento dei bambini.

Sebbene ogni bambino sia un individuo che risponde ai metodi di insegnamento in modo diverso, ci sono alcune strategie che vengono generalmente applicate per aiutare i bambini autistici ad avere successo negli obiettivi educativi.

Alcune ricerche hanno dimostrato che i bambini con problemi linguistici possono mostrare deficit nella discriminazione degli stimoli verbali (certi suoni del linguaggio) e una discriminazione non corretta di stimoli uditivi non verbali ( McArthur & Bishop, 2005 ;  Petten & Rheinfelder, 1995). Ad esempio, un bambino con autismo potrebbe imparare a indicare un telefono dopo aver sentito il suo squillo, ma non dopo aver sentito la parola “telefono”. In questi casi, potrebbe essere possibile utilizzare il suono di un oggetto come stimolo di controllo (ad es. indicando un telefono dopo aver sentito il suo squillo) e utilizzare una procedura di sollecito-ritardato per trasferire il controllo dello stimolo al nome dell’oggetto (appunto: indicando un telefono dopo aver sentito la parola “telefono”). Ma non è soltanto questo l’unico modo con cui possiamo insegnare ai nostri ragazzi a discriminare oggetti.

E’ sempre meglio insegnare al bambino con immagini precise e singole, preferibilmente non disegni, ma immagini di oggetti reali, così come si presentano nella quotidianità. Nel caso di mio figlio Ares, così come con le azioni, abbiamo fotografato oggetti di uso comune, e in altri casi, ho stampato oggetti presi dal web, sempre reali.

Potete trovare immagini di oggetti reali doppie, anche per appaiare, anche QUI

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Nel primo step ho messo tre foto sul tavolo ed Ares doveva indicare l’oggetto da me richiesto: “Ares tocca la palla”. E ovviamente ad ogni risposta esatta, seguiva un premio verbale o concreto (snack, giocattolo, ecc.) Più o meno così: (il video è in inglese ma si capisce benissimo l’azione da fare):

Osservate come, nel video, quando la bambina si gira, la terapista la sollecita anche usando dei gesti, con le mani, con delicatezza e senza troppe parole o urla. Aggiungo anche che, nel caso il bambino non sia in grado di identificare l’oggetto, va subito aiutato, per evitare frustrazioni. Subito dopo, quindi, gli si chiede di nuovo di indicare l’oggetto e, una volta identificato, si premia. Osservate anche come la terapista cambia la posizione dell’oggetto da richiedere ogni volta. Tutto ciò aiuta a capire se il bambino davvero riconosce l’oggetto che gli si chiede di indicare.

All’inizio Ares apprezzava i biscotti, come rinforzo, quindi i biscotti “premio”, ovviamente si usavano SOLTANTO come premio, appunto, e quindi non gli si davano mai al di fuori di questo contesto. Qualche volta invece preferiva oggetti luminosi, oppure molle giocattolo colorate (ho setacciato i negozi cinesi di mezza città). Ora, invece, gli basta il solletico, oppure un “BRAVO CAMPIONEEEE”, o meglio ancora, i soldi per andare a comprare le pizzette o il cornetto al bar. Ovviamente per arrivare a quest’ultimo premio in soldi, gli abbiamo insegnato prima il valore dei soldi.

Quando abbiamo accertato che il bambino ha imparato correttamente ad identificare le immagini, possiamo anche passare ad identificare gli oggetti reali (dal bidimensionale al tridimensionale). Facendo la stessa richiesta: “dammi la palla”- “bravoooooo”. Ecc.

Più avanti Ares era in grado di dire il nome dell’oggetto: “Ares, come si chiama?” (indicando una foto o l’oggetto stesso).

Un successivo passaggio, che vale un po’ per tutte le abilità che riguardano il nome o le azioni, è quello di andare a prendere l’oggetto in questione, non basta più indicarlo o pronunciarlo: “Ares, vai in bagno e prendi lo spazzolino!”, così da accertarmi che avesse ben capito la richiesta.

Un altro gioco che ho fatto spesso con Ares, soprattutto quando era piccolo, è il nascondino degli oggetti. Qualche volta nascondevo per casa le sue pizzette piccole, oppure le caramelle, o ancora i biscotti. E approfittavo quindi per insegnare, oltre ai nomi, altre abilità: “Ares, cerca il biscotto che sta SOTTO il cappello rosso”, oppure “cerca la palla che sta DIETRO il televisore”. Su questo esercizio parlo in QUESTO articolo precedente

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