Come insegnare ai bambini autistici il linguaggio ricettivo

 

 

Quasi tutte le abilità che Ares ha imparato hanno alla base l’uso del linguaggio espressivo e ricettivo. 

Provo a spiegare, nel modo più semplice possibile, in cosa consiste questa tecnica, come insegnarla e come si applica nella vita quotidiana. Se riuscite ad imparare l’uso del ricettivo sono sicurissima che riuscirete ad insegnare tante abilità ai vostri figli o alunni.

Iniziamo dalla domanda più semplice: cosa significa linguaggio espressivo e ricettivo? Il linguaggio espressivo è parlare e il linguaggio ricettivo è capire quello che gli altri dicono. Quindi, ad esempio, se tieni un bicchiere in mano e chiedi a tuo figlio “Cos’è questo” e lui dice “bicchiere”; questo è il linguaggio espressivo. Se invece dici “Vai a prendere un bicchiere per bere il succo” e lui va a prendere il bicchiere; questo è un linguaggio ricettivo, cioè, tuo figlio ha capito quello che gli stai chiedendo.

Il linguaggio ricettivo

Siediti con tuo figlio a tavola, uno di fronte all’altro, disponi sul tavolo una palla e un bicchiere e chiedigli: “dammi il bicchiere”. Se tuo figlio ti da il bicchiere, via con le lodi: “bravooooo”, lo premi con un abbraccio, un solletico, una cosa che gli piace, ecc.. In caso contrario fornisci un suggerimento fisico ((ad esempio, usa la tua mano per guidare la sua mano verso il bicchiere). Quindi riprova finché non sei sicuro che capisca cosa gli stai chiedendo: darti l’oggetto richiesto. 

Ora prendi il bicchiere che vuoi che ti dia e altri due oggetti, esempio una palla e un dinosauro. Disponili sul tavolo e fagli la stessa domanda: “dammi il bicchiere”. Se sbaglia usa quindi i suggerimenti fisici. In alternativa, se sai o noti che a tuo figlio non piacciono i suggerimenti fisici, prova a gesticolare o a indicare l’oggetto che stai chiedendo. Dopo aver suggerito la risposta corretta, prova a porre di nuovo la stessa domanda in modo che tuo figlio possa esercitarsi a rispondere in maniera del tutto indipendente.

Se si tratta di un bambino verbale, quindi in grado di parlare, puoi anche insegnargli a etichettare gli oggetti in modo espressivo. Quindi puoi sollevare il bicchiere e dirgli: “cos’è questo?”, oppure “come si chiama” Se il bambino risponde correttamente lo premi con lodi, ecc. Se si sbaglia, per prima cosa gli dici come si chiama: “bicchiere”, quindi il bambino dovrebbe a quel punto ripetere: “bicchiere”.

Poi ovviamente devi porre di nuovo la domanda: “cos’è questo?” affinché il bambino abbia la possibilità di rispondere in maniera indipendente. Se si tratta di un bambino non verbale, quindi che non parla e che, ad esempio usa un dispositivo di comunicazione aumentativa o comunica con altre immagini e sa anche leggere, puoi insegnargli a selezionare o scrivere il nome dell’oggetto utilizzando il suo dispositivo.

E’ importante sottolineare quanto sia importante lo sguardo del bambino per raggiungere il successo nell’applicazione di questa specifica tecnica. Prima quindi di fornire un suggerimento al bambino sul oggetto che deve indicare (nel caso sbagli ad esempio), aspetta che ti guardi, che sia concentrato su quello che gli stai dicendo.

Se hai un terapista A.B.A. e anche un supervisore, consultali nel caso si presentino dei problemi, come la dipendenza dagli aiuti, oppure se si verificano comportamenti problema che ora non saprei indicarvi perchè ogni bambino è diverso e alcuni si comportano in un modo e altri in un altro.

Applicazione nella vita quotidiana

Tutti gli obiettivi che si pone la terapia A.B.A. nel lavoro quotidiano a tavolino (come nello scenario precedente) si applicano poi alla vita quotidiana naturale del bambino. 

L’identificazione ricettiva e cioè: essere in grado di capire quello che ti chiedono oppure di indentificare un oggetto specifico, è estremamente importante per il funzionamento quotidiano. L’esempio sopra potrebbe essere generalizzato in un ambiente naturale, nella vita di tutti i giorni del bambino, ad esempio, quando madre o insegnanti gli chiedono: “Prendimi un bicchiere, per favore”, “dai il bicchiere al tuo compagno di banco”, “metti il bicchiere sul tavolo” ecc.

Oppure, se il bambino conosce il nome dell’oggetto e sa identificarlo correttamente può usare la sua competenza per chiedere un bicchiere in una situazione di necessità, ad esempio: vuole il succo, non trova il bicchiere e quindi lo chiede: “dammi il bicchiere”.

Se il bambino non possiede una capacità di identificazione ricettiva efficiente, non sarà in grado di partecipare a questa interazione fondamentale con la madre o con il proprio insegnante, così come non potrà partecipare a tanti altri momenti ed esperienze delle consuete attività quotidiane.

Vi segnalo che questa tecnica la potete applicare a diversi contesti didattici: insegnare i colori (disponi sul tavolo oggetti uguali di diversi colori, oppure pezzi di carta colorate), insegnare le categorie (disponi sul tavolo diverse categorie di oggetti; esempio vestiti, cibo e posate), insegnare le forme geometriche, ecc. Guardate questi video di Ares, quando era piccolo, dove, con il ricettivo, impara alcune abilità:

Ricettivo posate (forchetta)

Ricettivo posate (cucchiaino)

Ricettivo/espressivo forme geometriche

Ovviamente io sono stata molto semplificativa in questa mia spiegazione. Se volete approfondire questa tecnica, questi concetti e questa tematica, vi segnalo QUESTO link in inglese, dove sono molto più minuziosi e scientifici nell’esposizione. Oppure QUESTO, in italiano, il quale trovo interessante. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la foto di copertina è di Rodnae di Pexels