I concetti astratti, si sa, sono difficili da capire per le persone autistiche. La morte è uno dei concetti più astratti che esistano. Ma, per quanto riguarda la mia esperienza personale, si possono insegnare anche i concetti astratti, per cui anche il concetto di MORTE può essere spiegato…o almeno possiamo provarci.Ares, ad esempio, conosce bene il concetto di PAUSA (altro concetto astratto), gli è stato insegnato tramite la terapia A.B.A., con il timer ben in vista ogni qualvolta arrivava il momento di fermarsi, e imparare quest’abilità ha dimezzato di gran lunga i suoi nervosismi in terapia, perché al posto di un comportamento problema, nel tentativo di dimostrare stanchezza, lui sa dire la parola “pausa”, e questo migliora assai la qualità delle sessioni.
STORIA SOCIALE ILLUSTRATA: QUANDO UNA PERSONA CARA MUORE
Dopo la morte della nonna paterna, porto Ares molto spesso al cimitero. Oltre ad “incontrare” nonna, il cimitero è un luogo bellissimo e silenzioso, dove sinceramente lui si trova bene. Quando siamo lì gli spiego che le persone che ci si trovano sono tutte morte, come la nonna, non le vediamo più, tranne che in quel luogo. Il mio è un tentativo che cerca di essere il più semplice possibile. Già Epicuro, in passato, cercava di spiegare la morte in maniera apparentemente scontata” “Quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non ci siamo più”.
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STORIA SOCIALE: IL MIO CANE NON C’E’ PIU’
Tutti dobbiamo morire e preparare i nostri figli, soprattutto autistici, alla fine della vita, renderebbe sicuramente meno complicato il concetto. Cerchiamo di evitare che un bambino o ragazzo autistico chieda continuamente della sua mamma, o di suo papà, oppure di un qualsiasi caro, come se dovesse tornare. Cominciamo con il dimostrare come una piantina, se annaffiata vive, e se si smette di annaffiare muore, proviamoci in tutti i modi, per far si che la morte, inevitabile, possa sopraggiungere con dolore, ma con serenità.





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