Autismo: il concetto di MORTE. Qualche riflessione personale su come spiegarlo

I concetti astratti, si sa, sono difficili da capire per i soggetti autistici. La morte è uno dei concetti più astratti che esistano. Ma, per quanto riguarda la mia esperienza personale,  si possono insegnare anche i concetti astratti, per cui credo che anche il concetto di MORTE possa essere spiegato…o almeno possiamo provarci.

Ares, ad esempio, conosce bene il concetto di PAUSA (altro concetto astratto), gli è stato insegnato tramite la terapia A.B.A., con il timer ben in vista ogni qualvolta arrivava il momento di  fermarsi, e questo evento ha dimezzato di gran lunga i suoi nervosismi in terapia, perché al posto di un comportamento problema, nel tentativo di  dimostrare stanchezza, lui sa dire la parola “pausa”, e questo migliora assai la qualità delle sessioni.

Anche nel caso delle domande, ho insegnato ad Ares a formularle, con la caparbietà di segnalare, ogni qualvolta chiedeva un elenco di eventi da potersi realizzare, il fatto che poteva sostituirli semplicemente con le frasi:  “dove andiamo?”, “chi è questo cantante?”, ecc ecc. Lo spiego QUI.

Dopo la morte della nonna paterna, porto Ares molto spesso al cimitero, oltre ad “incontrare” nonna, il cimitero è un luogo bellissimo e silenzioso, dove sinceramente lui si trova bene. Quando siamo lì gli spiego che le persone che ci si trovano sono tutte morte, come la nonna, non le vediamo più, tranne che in quel luogo. Il mio è un tentativo che cerca di essere il più semplice possibile. Già Epicuro, in passato, cercava di spiegare la morte in maniera apparentemente scontata” “Quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non ci siamo più”.

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La morte non si può negare ma penso che alcuni concetti del tipo: “nonna è morta perché era ammalata“, oppure, “Dio l’ha voluta con se“, oppure “nonna è partita per un viaggio lunghissimo“, o ancora “nonna è in Paradiso“, siano fuorvianti e creino ansia nei bambini “normodotati”, figuriamoci la confusione che possono creare in uno autistico. Il bambino potrebbe pensare che Dio si porta via le persone migliori, oppure che davvero nonna è partita per un viaggio, quindi torna, oppure che chi si ammala muore, oppure che è andata in Paradiso, ma poi sa che sta al cimitero, quindi, credetemi, meglio dire che è morta. PUNTO, che il suo corpo non “funzionava” più, e che d’ora in poi l’andremo a trovare al cimitero, un luogo bellissimo dove si trovano tutte le persone come nonna. 

Più passerà il tempo, più insegnerete ai vostri bambini a prendere “dimestichezza” con il luogo dei morti, più avranno sempre più chiaro il concetto, per quanto astratto sia. Ares ha imparato il concetto di “notte” perché ogni volta che si svegliava gli facevo notare che era “notte” e che di notte si dorme. Al giorno dopo gli spiegavo di nuovo che si era svegliato di notte e che di notte si dorme, mentre di giorno si è svegli. Sempre, continuamente, prima con immagini, poi con la sola parola, e con tanta pazienza.

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Tutti dobbiamo morire e preparare i nostri figli, soprattutto autistici, alla fine della vita, renderebbe sicuramente meno complicato il concetto. Cerchiamo di evitare che un bambino o ragazzo autistico chieda continuamente della sua mamma, o di suo papà, oppure di un qualsiasi caro, come se dovesse tornare. Cominciamo con il dimostrare come una piantina, se annaffiata vive, e se si smette di annaffiare muore, proviamoci in tutti i modi, per far si che la morte, inevitabile morte, possa sopraggiungere con dolore, ma con serenità.

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