Dietro le crisi improvvise spesso ci sono “false promesse”

 

Una volta una mamma mi chiamò disperata perchè il bambino ultimamente aveva crisi di pianto e rabbia improvvisi, senza un apparente motivo.

C’è sempre un motivo! Così gli ho chiesto di ripercorrere lo svolgimento della giornata: “cosa avete fatto, dove siete andati e quali eventi hanno preceduto la crisi”. Apparentemente non c’era nulla che non andasse fin quando non mi è stato riferito che, da qualche giorno, il ragazzo manifestava il desiderio di andare alla casa in campagna. Proprio per questo motivo il papà, a tavola, dal momento che il ragazzo non voleva mangiare, gli ha detto: “Se finisci tutta la carne ti prometto che andiamo in campagna”. Bingo! Sono frasi che qualsiasi genitore avrà detto migliaia di volte ai propri figli ma che, nel caso di bambini autistici, possono avere conseguenze devastanti.

Per la psicologia sociale una promessa è un atto a fortissima valenza relazionale. Si tratta di un comportamento che cambia una relazione e che non va presa molto alla leggera. Le promesse non mantenute ai propri figli possono essere vissute come un vero tradimento. Nel caso delle persone con autismo e dovuto soprattutto all’impossibilità di esprimersi, una promessa mancata può provocare una vera e propria crisi. Gli autistici, d’altronde, sono autistici, mica scemi! 

Ricordo che una volta un pediatra mi spiegò che i neonati, quando vedono la mamma uscire dalla stanza spesso piangono perché, NON AVENDO LA COGNIZIONE DEL TEMPO, non sono in grado di capire che di lì a poco la mamma rientrerà per accudirli: la mamma, che esce dalla stanza, potrebbe essere un qualcosa di definitivo, senza un ritorno.

Qualcosa di simile accade ai nostri ragazzi: non hanno la cognizione del tempo così come la abbiamo noi. Tornando dunque alla precedente storia, il bambino, sentendosi dire “se finisci la carne poi andiamo in campagna”, si aspettava che finito l’ultimo pezzetto di carne nel piatto, si prendesse la macchina e si partisse. Il non verificarsi di questa aspettativa, dopo qualche ora, ha determinato la crisi: non a caso il bambino, nella sua disperazione, urlava la località dove si trova la casa in campagna, dove lui sperava di andare.

Ogni promessa è importante e stabilisce di per se una relazione fra chi la fa e chi la aspetta. Se io faccio sempre promesse ad Ares, che poi non mantengo, nel tempo perderò di credibilità. Se poi la promessa ha una portata importante, uno spessore per il bambino, l’importanza che acquisisce, è quindi maggiore: cioè, non è la stessa cosa dire, ti prometto una caramella se mangi tutta la pasta, a dire: ti porto in campagna se finisci la frutta.

Per le attività che sono di forte interesse per il bambino hanno un impatto di portata maggiore. Il bambino può percepire la mancanza di comprensione del genitore nei confronti dei propri desideri o sentirsi fortemente tradito.

Nelle persone con autismo perde, di totale significato, qualunque conseguenza non si verifichi dopo una causa in tempo molto breve: si tratti di una punizione (se punisci un comportamento dopo due ore non ha alcun senso). Se prometti qualcosa e la compi dopo 3 giorni, dovresti dire e far vedere chiaramente, con immagini, ecc, che la promessa arriverà dopo 3 giorni, altrimenti è bene non farla. Lo stesso vale per un rinforzo: se avviene un comportamento positivo e vuoi premiarlo, è bene farlo immediatamente, altrimenti se premi con palese ritardo, il bambino non saprà mai per quale motivo lo stai premiando.

La nostra parola è l’unico bene di valore che possediamo. È l’unica cosa che nessuno potrà mai toglierci, ma la perdiamo poco a poco quando facciamo delle promesse che sappiamo di non poter mantenere, quando promettiamo eventi o cose che non siamo in grado di offrire.

Evitare le crisi di nostri figli è sempre meglio che cercare di contenerle quando oramai si presentano. Le cause per provocare una crisi non mancano di certo, ma almeno evitiamo quelle che provochiamo noi.

 

 

 

3 Comments

Ti è sembrato utile questo articolo? Lascia un commento