L’autorevolezza delle richieste

L’autorevolezza delle richieste

 

Spesso mi parlate della difficoltà nell’essere autorevoli con i propri figli, e, indagando nei dettagli del vostro comportamento, scopro i motivi. Vediamo qualche esempio:
Richiesta: “sistema i giocattoli”. Risposta: Il bambino sistema i giocatoli. Conseguenza: “grazie mille, bravissimo, ora puoi uscire”. Supponendo nell’esempio precedente che uscire sia un rinforzo, col tempo il bambino imparerà la risposta prevista allo Stimolo Discriminativo (SD) di “sistema i giocattoli”. E imparerà che le cose belle accadono dopo aver dimostrato la risposta prevista. In altre parole, hai appena insegnato a tuo figlio che quando sistema i suoi giocattoli, potrebbe uscire.
Se capovolgo questo scenario, vedrete come gli SD (e la loro autorità assoluta) possono a volte farti insegnare cose che non intendevi insegnare:
(Richiesta) “Sistema i giocattoli” —> (Risposta) il bambino piange/urla “no!”/il bambino non risponde alla richiesta —> (Conseguenza) “Uhm! Bene, sistemo io i giocattoli. Esci mentre sistemo questo pasticcio”
Supponendo nell’esempio precedente che uscire sia un rinforzo, nel tempo cosa imparerà il bambino? Alcune cose in realtà:
– il bambino imparerà che il comportamento problematico o la mancata risposta sono una risposta
– il bambino imparerà che i comportamenti di fuga/evitamento funzionano
– il bambino imparerà che sistemare i giocattoli non è un requisito per poter uscire
Volevi insegnargli questo? Sono quasi certa di no!
Affinchè una richiesta abbia successo deve essere:
1. Precisa: include solo il linguaggio necessario all’individuo per sapere cosa fare. Dettagli extra, minacce o promemoria è meglio evitarli, in particolare se il bambino ha deficit di comunicazione o è molto piccolo. Esempio: “Scendi”. Un esempio non corretto invece è: “Marco Rossi, scendi da quella ringhiera subito prima di cadere e romperti il ​​collo”.
2. La richiesta è dichiarata e non sotto forma di domanda. Una domanda offre l’opzione del rifiuto. Ricordate la storia triste che vi racconto sempre: “Allora bel giovanotto, vogliamo cominciare a lavorare?. Risposta del bambino: NO. Fine della storia triste.
3. Una richiesta ha bisogno di tempo per essere elaborata. Io di solito uso un mio timer interno e conto silenziosamente fino a 3. Se arrivi a 3 e la persona non ha nemmeno iniziato a rispondere, è il momento di fornire una conseguenza. Un altro motivo completamente personale per cui mi piace questo “conto alla rovescia interno” è perché aiuta i genitori a non inondare il bambino di richieste. Se sei impegnato a contare nella tua testa, non puoi snocciolare altre 4 richieste, quando il bambino non ha nemmeno risposto alla richiesta n. 1.
4. La conseguenza è coerente. Se fai la richiesta: “sistema i giocattoli” e intendi tutti i giocattoli, ma il bambino mette a posto un giocattolo solo, significa che non ha completato correttamente la richiesta, quindi nessuna eccezione, devi attuare una conseguenza come ad esempio suggerire, indicando gli altri giocattoli da sistemare.
5. Accertati che il bambino ti stia ascoltando. A volte basta un: “sei pronto?” per catturare la sua attenzione. Molte volte il bambino non completa la richiesta perchè non ti ha proprio sentito.
6. La richiesta non viene ripetuta più volte. Quando fai una richiesta autorevole non serve urlare, implorare, contrattare o perdere la calma. Ricorda, tuo figlio ha solo poco tempo per rispondere correttamente. Se non risponde correttamente, devi solo dare una conseguenza (come un suggerimento). Sarà molto allettante ripetere la richiesta più e più volte, ma non cedere a questa tentazione. Col tempo, questo insegnerà a tuo figlio che non ha bisogno di ascoltarti la prima volta e che ignorarti è un modo efficace per evitare una richiesta.
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