Autismo. Linguaggio. Come insegnare a fare richieste

Oggi vi parlo di una tecnica A.B.A., che adoro e che mi diverte tanto, quanto il concatenamento retrogrado, e si chiama Mand (richiesta), un operante verbale.

La mancanza di linguaggio o l’incapacità di comunicare ha diverse ripercussioni, alcune comuni sono l’incapacità di soddisfare i propri bisogni, problemi nell’apprendimento delle abilità adeguate all’età, difficoltà con le abilità di socializzazione e persino lo sviluppo di problemi comportamentali. I bambini con problemi linguistici devono imparare le abilità comunicative per diversi motivi. Queste abilità consentono ai bambini di accedere ai loro rinforzi, aiutarli a comunicare i loro bisogni, aiutarli, infine ad imparare con le abilità di socializzazione dell’apprendimento.

Un mand è essenzialmente una richiesta. Un bambino che gioca quando la motivazione è alta per un oggetto, un’attività o un’informazione. Ad esempio, un bambino assetato dice “acqua” mentre raggiunge un bicchiere d’acqua. Questo sarebbe considerato un mand.

Passaggi del Manding:
1. Il bambino è motivato
2. Il bambino chiede ciò che vuole.
3. L’articolo viene dato o la richiesta viene soddisfatta.
Esempio
1. Il bambino vuole andare sull’altalena.
2. Il bambino dice “dondolare”.
3. Il genitore mette il bambino sull’altalena e spinge.
Leggete tutta la procedura del Mand spiegata da un’insegnante:
  • Situazione

    Ho un nuovo studente che ha capacità di comunicazione estremamente limitate e molti comportamenti autostimolatori. Può imitare alcuni suoni e parole ma non li usa in modo funzionale. Colpisce, urla o gratta per ottenere qualcosa che vuole o per uscire da qualcosa che non vuole fare. Inoltre, quando vuole qualcosa, va e lo prende da solo. I suoi genitori riportano gli stessi comportamenti a casa e riferiscono che spesso gli danno ciò che vuole soltanto per fermare le urla.

  • Sommario

    La formazione iniziale / richiesta inizia con l’identificazione di forti rinforzi come cibi / bevande, giocattoli preferiti o anche qualcosa che potrebbe essere un oggetto di particolare interesse come un elastico. Una volta che conosci alcuni rinforzi, crea molte opportunità in cui il bambino possa usare una parola anche approssimativa per ottenere quell’oggetto o per compiere un’attività specifica, piuttosto che un urlo, un colpo o un graffio. Per alcuni studenti, potrebbe essere necessario insegnare a fare richieste con un modulo di risposta diverso come la lingua dei segni o i sistemi basati su immagini.

  • Definizione

    L’addestramento precoce / richiesta è una forma di addestramento comportamentale che utilizza il suggerimento e il rinforzo delle richieste per ottenere elementi o attività preferiti. Un “mand” è un’unità funzionale del linguaggio definita da BF Skinner ed è controllata dalla motivazione dello studente per utilizzare le parole (o il segno / le immagini) per accedere all’oggetto, all’attività o alle informazioni. Questo è il primo passo nell’insegnamento del linguaggio poiché si basa sulla motivazione dello studente e si traduce in uno studente che viene rinforzato specificamente con ciò che lui / lei ha richiesto. Va notato che per i bambini che non riescono a imitare i suoni o le parole del parlato, potrebbe essere necessaria una diversa forma di risposta come la lingua dei segni.

  • I fatti in breve
    • Età del bambino: 3-5, 6-10
    • Sforzo di pianificazione: moderato
    • Livello di difficoltà: moderato
  • Pre-requisiti

    conoscenza dei rinforzi, conoscenza del comportamento verbale – addestramento mand

  • Processi
    1. Identifica gli oggetti che il tuo studente è motivato ad ottenere. Un “sondaggio del rinforzo” o una “valutazione delle preferenze” può essere completato dal gruppo di lavoro della scuola e dalla famiglia per avere più idee su ciò che il tuo studente ama.

    2. Approfitta o crea opportunità durante il giorno in cui lo studente vede l’oggetto ma deve usare il linguaggio parlato per accedervi. (Questo dovrebbe accadere più volte durante il giorno!)

    3. Quando lo studente mostra interesse (guarda, raggiunge), chiedigli di pronunciare verbalmente l’oggetto (mand) dicendo l’etichetta (nome) dell’oggetto e attendi 1-3 secondi affinché lo studente ti imiti. Se lo studente nomina l’oggetto o dice qualcosa che si approssima, daglielo.

    4. Se lo studente non richiede (mand), richiedilo nuovamente.

    5. Dissolvi l’aiuto il prima possibile. Ad esempio, dopo che il bambino può rispondere con un prompt (aiuto) completo, utilizzare un prompt parziale per pronunciare solo il primo suono della parola, quindi sfumare fino a un prompt di ritardo. (cioè durante l’allenamento iniziale, un insegnante può richiedere la parola “palla” e alla fine svanire tale richiesta per dire semplicemente “p”, attendere 3 secondi per vedere se il bambino dirà da solo il nome dell’oggetto.)

    6. Per alcuni bambini potrebbe essere necessario insegnare a richiedere con un modulo di risposta diverso come la lingua dei segni o sistemi basati su immagini

Il Mand è un comportamento verbale controllato anche dagli stati di privazione e avversione. Propizia la verbigerazione tramite l’impellenza di un bisogno. Il concetto è molto più ampio, ma io vi faccio vedere due video dove Ares è costretto a parlarmi: voi ne prenderete spunti per chiedere ai vostri terapisti, nel caso ce ne sia il bisogno.

E’ essenziale propiziare (sempre più spesso) queste situazioni di “costrizione” a verbalizzare. Ad esempio, date il piatto di pasta e non date la forchetta, oppure inserite un calzino dentro la scarpa e attendete. 

Nella misura del possibile cercate di non dire la frase: “cosa devi dire”?, aspettate con pazienza che ve lo chieda il bambino. Se non lo fa, lo aiutate, e poi ripetete l’azione per assicurarvi che l’abbia imparato. 

Oltre a questi esempio, ce ne sono tantissimi altri come dare un foglio per disegnare senza dare il pennarello, ad esempio. Cercate sempre situazioni studiate precedentemente, che sapete al bambino interessano particolarmente, oppure mettetelo nella condizione di parlarvi, inserendo ad esempio un giocattolo preferito all’interno di una scatola trasparente chiusa, che il bambino può vedere, ma non aprire. Il bambino deve capire che parlando ottiene quello che vuole e che non basta prendervi la mano per portarvi dove c’è l’oggetto dei suoi desideri.

Tenete conto che questi video li ho realizzati apposta per voi e che non ho tenuto conto di alcuni requisiti. Ad esempio, Ares vede quando inserisco la molletta nella scarpa, di conseguenza sa già, quando gliela porgo, che c’è “qualcosa” dentro la scarpa. L’ideale sarebbe non farglielo vedere e presentargli la scarpa con l’oggetto indesiderato” all’interno, in modo di coglierlo di sorpresa. 

Considerate anche, che Ares è abituato oramai a che io gli dia sempre il cucchiaio insieme al vasetto di yogurt, oppure se lo prende da solo, di conseguenza la sua perplessità non è data soltanto dal fatto che gli manca “qualcosa” per mangiarlo, ma anche dalla inconsueta mia privazione del cucchiaino stesso. Tuttavia me lo chiede (prima a bassa voce, quasi con timidezza), e poi quando lo sollecito alza la voce per dirmi: “cucchiaio”. E allora soddisfo la sua richiesta.

Nei due casi che vi ho fatto vedere la motivazione riguarda l’impellenza di un bisogno (nel primo caso il fastidio della molletta quando indossa la scarpa). Nel secondo caso la necessità di mangiare lo yogurt, e quindi l’impellenza del cucchiaino.

Fatemi sapere se avete dei risultati. Un abbraccio, Bàrbara

fonti: thewatsoninstitute
Annunci

Ti è sembrato utile questo articolo? Lascia un commento