Autismo. Si può insegnare il pudore?

Da quando Ares è molto piccolo io lavoro sul pudore. Si tratta di uno dei concetti più astratti da insegnare nell’autismo, molto difficile da spiegare e che soprattutto non ha una vera e propria giustificazione. Come sempre quello che per me può essere pudore per te può essere la normalità. Basta pensare ai nudisti, ad esempio.

Ci sono tantissimi tentativi falliti di imporre il pudore al proprio figlio, purtroppo però non funzionano perché non è imbarazzante per lui essere nudo, è imbarazzante per te quando è lui nudo. Potresti (sebbene improbabile) essere in grado di insegnargli del tuo imbarazzo, ma non puoi insegnargli ad essere imbarazzato. Probabilmente si imbarazzerà di essere nudo quando svilupperà consapevolezza sessuale e allora rimarrà vestito.

Nel caso dei ragazzi autistici è essenziale, secondo me, definire il limite di alcuni atteggiamenti che altrimenti, col tempo, potrebbero diventare insopportabili al punto di costringerci a restare a casa e a non poter uscire mai.

Una strada possibile per cominciare l’insegnamento del pudore potrebbe essere quella di insegnare ai nostri figli, come prima cosa, i concetti di “privato” e “pubblico”, entrambi difficili da comprendere, ma non impossibili da insegnare.

Un modo per insegnare il concetto di “privato” a un bambino con ritardo di sviluppo è quello di creare una zona privata nella tua casa. Crea un’icona per indicare la parola “privato” che tuo figlio possa imparare e riconoscere, come una di queste:

Prendi un’icona come queste ed ecco alcune cose che puoi fare:

  1. Fai diverse copie della tua icona “privata” e fai in modo che segnino il confine della zona privata di tuo figlio. Ad esempio, mettine uno sulla porta del bagno di tuo figlio, camera da letto e uno sul cassetto per le sue cose private come la biancheria intima.
  2. Parlare di parti private. Quali sono le parti private del corpo? Parla di fare il bagno, di usare il bagno e spogliarti. Indica l’icona e spiega che facciamo queste cose solo nella zona privata.
  3. Cogli momenti in cui tuo figlio non si comporta in maniera pudica e immediatamente, dì “No, è privato”, portandolo nella zona privata. Se si spoglia al di fuori della zona privata o esce in mutande, è il momento di indirizzarlo alla sua zona.
  4. Se tuo figlio o tua figlia trascorre molto tempo a casa di un nonno o di un altro parente, considera di usare le icone private per delimitare una zona anche in quella casa. Se tuo figlio frequenta una lezione speciale, considera di parlare del concetto di zona privata con l’insegnante di tuo figlio, anche usando le icone nell’aula (sulla porta del bagno, ecc.). Ciò è particolarmente importante se il bambino ha avuto problemi di pudore in questi luoghi.
  5. Quando il bambino è pronto, insegnagli a dire “No” a chiunque la tocchi in modo inappropriato. Insegnagli a parlarti immediatamente di qualsiasi comportamenti improprio. Tuttavia, ricorda sempre che le persone autistiche sono talmente vulnerabili che è sempre meglio conoscere dove e con chi si trovano in ogni momento.

Una volta la sorella di Ares mi chiese: “mamma, secondo te Ares uscirebbe nudo di casa senza che se ne accorga?” Siccome ad ogni domanda della sorella io ci rifletto parecchio, mi sono detta: “beh, pensandoci bene, dovrei lavorare di più sul senso del pudore” e mi sono subito informata con la nostra supervisor Dttssa Bassani. Il suo suggerimento fu immediato: una storia sociale.

Ho cominciato ad elaborarla con il titolo “Quando esco di casa…” elencando tutto il rituale che comporta dover uscire di casa in maniera corretta: indossare il pantalone, le scarpe, la maglietta, prendere i soldi, ecc. ecc”. Scritta in prima persona, perchè Ares sa leggere, e ripetuta almeno 5 volte al giorno, abbiamo anche lavorato con la storia in terapia, rispondendo poi a specifiche domande sulla storia sociale e, dopo qualche giorno, abbiamo iniziato a fare delle prove con Ares per vedere se era in grado di accorgersi che stava uscendo a prendere un gelato con me senza la maglietta o simile. All’inizio stava per uscire senza la maglietta, poi un’altra volta senza il pantalone, ma arrivato al pianerottolo, appena gli ho fatto notare che c’era qualcosa che non andava è subito tornato indietro.

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Comprendere il pudore è un problema che può davvero migliorare il successo sociale di un bambino disabile. Certo, alcuni dei nostri figli non capiranno mai veramente cosa significhi il pudore, ma possiamo aiutarli a mettere delle regole nella loro vita che sostituiranno la loro comprensione, aiutandoli così a essere morigerati.

I nostri figli replicheranno sempre le nostre abitudini. Insegnare ai propri figli limiti socialmente appropriati è una responsabilità che i genitori stanno prendendo sul serio. A che età iniziamo? Ora è il momento. Le nostre abitudini, il modo in cui mostriamo affetto fisico, i libri che leggiamo o i film che guardiamo, anche ciò che indossiamo prima di andare a letto o in giro per la casa sono tutti segnali visibili per i nostri figli.

Non possiamo sperare di insegnare ai nostri figli cosa significhi il pudore se noi stessi non ci siamo occupati di comunicare il concetto come famiglia e di scegliere i nostri propri confini.

Affetto fisico: per i nostri bambini autistici, più importante del nostro stile di abbigliamento è il modo con cui ci relazioniamo fisicamente. Abbracci, baci sono una parte molto importante della nostra casa, eppure, da sempre, a casa mia, non ci sono stati mai baci sulle labbra. Se insegni tuoi figlio a baciarti sulle labbra da piccolo, non puoi in futuro cercare di togliere quest’abitudine. Il bacio sulle labbra potrebbe arrivare anche da persone sconosciute e tuo figlio non sarebbe in grado di identificare quel gesto come un gesto sbagliato. Una delle cose grandi dell’essere attorno ai nostri figli disabili in casa, in chiesa o in pubblico è che possiamo correggere istantaneamente comportamenti sociali sbagliati e quindi insegnare immediatamente il comportamento giusto. Vogliamo che i nostri figli siano al sicuro e sappiano cosa fa sentire gli altri al sicuro intorno a loro.

Quando i nostri bambini disabili diventano adolescenti, potrebbero non essere più carini. È gentile e corretto iniziare ADESSO per dare loro dei confini che saranno salutari per la vita. Che tristezza dover vietare gli abbracci, il solletico, sedersi sulle gambe di un’altra persona e altre forme di affetto fisico che erano una parte divertente della vita di un bambino. Ma, da grandi, credetemi, diventa molto più difficile correggere atteggiamenti sbagliati.

Giovani e cosa significa il pudore per loro – Molte volte quando pensiamo alla parola pudore pensiamo a come si applica alle giovani donne. Cosa può significare il pudore per i ragazzi adolescenti? Con il passare del tempo, e nella misura in cui Ares cresceva, io ho cominciato a togliere alcune abitudini: i baci del bidello quando Ares arrivava a scuola, ad esempio, sono stati sostituiti dal cinque, oppure dalla stretta di mano.

Ho vietato il solletico come forma di attenzione, in particolare le ragazze a scuola gli facevano di solito il solletico per avvicinarlo, per farlo ridere. Nel tentativo però di far sentire anche gli altri a loro agio, era necessario che Ares capisse che non sempre può avvicinarsi alle ragazze prendendo la loro mano per farsi fare i grattini. Non sarebbe stato sempre gradito, soprattutto crescendo. Pudore però significa anche non parlare di argomenti osceni o che potrebbero essere interpretati come tali. Significa anche non usare parole discutibili nella conversazione generale.

Anche la masturbazione rientra nelle azioni privatissime che dovrebbero insegnarsi ai nostri figli fin da piccoli. Se non saranno imposte regole sin dall’infanzia, la situazione potrebbe degenerare. Ciò che consentiamo nelle nostre case verrà emesso come comportamento in chiesa, nel negozio di alimentari o a casa dei nostri amici. Molti giovani con disabilità mentali non riescono a distinguere quando “fare ciò che ci fa sente bene” e quando non farlo.

Contatto fisico sociale -: Permettendo alle nostre figlie pre-adolescenti di sedersi sulle ginocchia di papà o del nonno, e questa è soltanto una parte di come hanno imparato a mostrare affetto con tutti, le diamo la possibilità di essere in pericolo. In seguito non potrebbero rendersi conto che qualche sconosciuto sta facendo loro del male. Come possiamo spiegare, in modo che comprendano appieno, che non tutti gli uomini sono buoni? È meglio non iniziare abitudini che non possono avere seguito quando i nostri figli crescono, Le nostre ragazze con bisogni speciali devono imparare a sentirsi a disagio se loro corpo è troppo vicino al corpo di sconosciuti o di persone di altro genere con cui non cogliono nessun contatto fisico. Se non riescono a discernere le buone intenzioni da quelle cattive diventa davvero un problema. È saggio non permettere l’abbraccio completo del corpo con il sesso opposto, ma sarebbe meglio insegnare a stare affianco, un braccio attorno alle spalle, ad esempio.

Abuso sessuale: un bambino autistico può avere buone capacità di comunicazione, ma rimane comunque a rischio di abuso sessuale. A meno che non gli venga insegnato, non imparerà ma da solo o dai suoi amici (di solito ne hanno pochi) cosa costituisce un atto sessuale, come negare il consenso e così via. Ciò accade anche perché sono incapaci di predire i comportamenti, sono creduloni per natura e non capiscono – a meno che non gli siano stati insegnati – segnali sociali e linguaggio del corpo.

Un bambino con scarse capacità di comunicazione può essere la vittima perfetta di un abuso sessuale perché non può dire “no” a un tocco indesiderato e non può denunciare l’abuso dopo che è accaduto.

Qualsiasi intervento riusciamo ad avviare per difendere i nostri figli va operato e anche subito. Prima si insegna il pudore e meglio è!