Autismo. La sottovalutata figura dell’A.E.C. e la fregatura immane dei bandi che non si vincono a discapito del disabile

La figura dell’Assistente alle Autonomie e alle Comunicazioni,  diciamolo,  non è più la figura di una volta che affianca il docente di Sostegno, e tanto meno quella che semplicemente fornisce supporto e assistenza (alla comunicazione, all’integrazione e all’autonomia) ad alunni con una disabilità certificata. Macchè!!

La crescente assenza delle ore di sostegno per gli alunni con disabilità, fa sì che ad oggi, lo studente passi più ore con  l’A.E.C. che con il Sostegno stesso, di conseguenza, l’assistente si ritrova a fungere da vero e proprio insegnante, senza che spesso, abbia una benchè minima preparazione per farlo.

Sia che arrivino dalle Cooperative, o dalla Scuola, o dal Comune, non sempre il personale scelto per fare questo mestiere ha gli strumenti necessari per affrontare le disabilità gravi dal punto di vista cognitivo. Tuttavia, spesso i genitori sono costretti a chiedere la presenza dell’A.E.C. perchè  si vedono concedere 10 ore di Sostegno rispetto alle 30 che il bambino fa a scuola, e l’unica via per far sì che non  rimanga da solo in classe, è chiedere l’assistente, che ad  ogni modo, è anche un diritto di tutti.

Il riconoscimento del valore aggiunto di questi  assistenti  non è ancora all’altezza del lavoro reale che fanno. Spesso sottopagati  (dai 6 ai 9 euro l’ora), partono secondo la legittimazione della Legge 104/92, art. 3, sull’integrazione scolastica che prevede “l’obbligo per gli enti locali di fornire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap”, ma alla fine si ritrovano  a coprire ruoli ben più difficili di quelli per cui sono nati, con tanta buona volontà e sensibilità (in alcuni casi), ma spesso con scarsi risultati.

Io ho avuto fortuna, tanta fortuna, alle elementari ho avuto un ‘A.E.C. così brava, professionale, sensibile e preparata, Anna Anile, che mi sono fatta in quattro per portarla con me alle Medie, e ci sono riuscita, ma ovvio, ce l’ho fatta, perchè la Coop alla quale apparteneva aveva vinto di nuovo il bando del Comune e di conseguenza è rimasta a lavorare nel mio municipio.

Come sempre, non si sa per quale misteriosi motivi, se la Coop vince o no il bando lo si sa sempre il giorno prima (spesso molto dopo) dell’inizio dell’anno scolastico. A volte le buste non sono state aperte, oppure sono state aperte ma non lette, a volte lette ma poi qualcuno aveva da fare, e nel frattempo… il disabile attende. Io spesso mi sono portata Ares prima dell’orario previsto di uscita, perchè sapevo che stava da solo in classe, di conseguenza, meglio a casa.

Quando la Cooperativa non vince un bando (non si capisce perchè deve vincerlo,  la soluzione migliore sarebbe che un assistente rimanga lo stesso almeno per un’intero ordine scolastico), sapete cosa succede no? Il disabile perde l’assistente che aveva l’anno precedente, subentra una nuova Coop e tutto il progetto di lavoro, l’empatia che avevi con il bambino va a farsi benedire. In pratica, viene a mancare uno dei punti cardine dell’educazione speciale: la continuità scolastica. 

E nessuno mi venga a dire che l’Assistente non è l’Insegnante di Sostegno, perchè spesso cambia pure quest’ultimo, e non solo, come dicevo sopra, spesso il disabile vede il Sostegno soltanto un’ora al giorno, delle sei, o forse più ore in cui rimane a scuola. Per cui la figura dell’A.E.C. (non ci sono dubbi) è, ad oggi, una figura essenziale per il disabile.

Insomma, è chiaro che il sistema scolastico fa acqua da tutte le parti, almeno in materia di disabilità, che è il tema che a me compete valutare: non ci sono le giuste ore di sostegno, l’A.E.C., previsto per potenziare il lavoro del Sostegno, si ritrova ad insegnare come un docente di ruolo, ma sottopagato rispetto al compito che realmente esegue, e in più i famosi Bandi del Comune si ripresentano in tempi impensabili così di non consentire spesso, la così preziosa continuità di cui necessita il ragazzo disabile.

Sarebbe, dico sarebbe, ora di riflettere!

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