Autismo. La sottovalutata figura dell’A.E.C.

La figura dell’Assistente alle Autonomie e alle Comunicazioni (da poco trasformata in O.E.P.A: Operatore educativo per l’autonomia e la comunicazione), diciamolo, non è più la figura di una volta che affianca il docente di Sostegno, e tanto meno è la figura che semplicemente fornisce supporto e assistenza (alla comunicazione, all’integrazione e all’autonomia) ad alunni con una disabilità certificata. Macchè!!

La crescente assenza delle ore di sostegno per gli alunni con disabilità, fa sì che lo studente passi più ore con l’A.E.C. che con il Sostegno stesso, di conseguenza, l’assistente si ritrova a fungere da vero e proprio insegnante, senza che spesso abbia una benché minima preparazione per farlo e senza che venga remunerato quanto credo meriterebbe.

Sia che arrivino dalle Cooperative, o dalla Scuola, o dal Comune, non sempre il personale scelto per fare questo mestiere ha gli strumenti necessari per affrontare le disabilità gravi dal punto di vista cognitivo. Tuttavia, spesso i genitori sono costretti a chiedere la presenza dell’A.E.C. perchè  si vedono concedere 10 ore di Sostegno rispetto alle 30 che l’alunno fa a scuola, e l’unica via per far sì che lo studente non rimanga da solo in classe, è chiedere l’Assistente, il quale, ad ogni modo, rappresenta un diritto di tutti i nostri figli.

L’articolo 13 comma 3 della legge 104 del 1992 attribuisce all’AEC le seguenti mansioni:

– partecipazione alle attività di programmazione scolastica, individuazione delle potenzialità, degli obiettivi e delle strategie da utilizzare con l’alunno e nella verifica del raggiungimento degli stessi con gli insegnati;

– supporto agli insegnanti nelle attività pratiche/funzionali e socio/relazionali per facilitare l’integrazione comunicativa dell’alunno;

– assistenza negli spostamenti dell’alunno (per es. dalla classe alla palestra o dalla classe alla mensa);

– assistenza in mensa allo scopo di fornire un buon livello di autonomia personale nell’assunzione di cibi;

– supporto alle attività per la cura dell’igiene personale;

– supporto alla partecipazione dell’alunno nelle attività scolastiche, ricreative e formative previste dal piano dell’offerta formativa scolastica;

 aiuto nell’organizzazione dei viaggi di istruzione per ciò che riguarda il superamento di barriere architettoniche connesse al trasporto e al soggiorno dell’alunno;

 supporto durante lo svolgimento di gite scolastiche o visite culturali;

– assistenza nelle ore notturne durante gite scolastiche ove necessario;

– promozione di iniziative di integrazione con la scuola e i servizi territoriali.

Il riconoscimento del valore aggiunto di questi assistenti non è ancora all’altezza del lavoro reale che svolgono. Spesso sottopagati (dai 6 ai 9 euro l’ora), partono secondo la legittimazione della Legge 104/92, art. 3, sull’integrazione scolastica che prevede “l’obbligo per gli enti locali di fornire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap”, ma alla fine si ritrovano a coprire ruoli ben più complessi di quelli per cui sono nati, con tanta buona volontà e sensibilità (in alcuni casi), ma spesso con scarsi risultati.

Io ho avuto fortuna, tanta fortuna. Alle elementari ho avuto un’A.E.C. così brava, professionale, sensibile e preparata, Anna Anile, che mi sono fatta in quattro per portarla con me alle Medie, e ci sono riuscita, ma ce l’ho fatta soltanto perchè la Coop alla quale apparteneva aveva vinto di nuovo il Bando del Comune di residenza e di conseguenza è rimasta a lavorare nel mio municipio. Anche ora, al Liceo, ho avuto sempre la fortuna di contare su persone splendide e molto preparate.

Non sempre però capita lo stesso a tutti.

Non si sa per quali misteriosi motivi, se la Coop vince o no il Bando lo si sa sempre il giorno prima (spesso molto dopo) dell’inizio dell’anno scolastico. A volte le buste non sono state aperte, oppure sono state aperte ma non lette, a volte lette ma poi qualcuno aveva da fare, e nel frattempo… il disabile attende. Sovente mi sono portata Ares a casa, prima dell’orario previsto di uscita, perchè sapevo che stava da solo in classe, proprio a causa dell’assenza dell’AEC.

Quando la Cooperativa non vince un Bando (non si capisce perchè deve vincerlo, la soluzione migliore sarebbe che rimanga lo stesso assistente almeno per un’intero ordine scolastico), sapete cosa succede?: il disabile perde l’Assistente che aveva l’anno precedente, subentra una nuova Coop e tutto il progetto di lavoro, l’empatia che si era creata con il bambino, va a farsi benedire. In pratica, viene a mancare uno dei punti cardine dell’educazione speciale: la continuità scolastica. 

E nessuno mi venga a dire che l’AEC non è l’Insegnante di Sostegno: è chiaro, non lo è, ma le ore di sostegno sono sempre poche e il più delle volte l’alunno vede il proprio insegnante di sostegno soltanto un’ora al giorno, delle sei o più ore in cui rimane a scuola. Per cui la figura dell’A.E.C. (non ci sono dubbi) è, ad oggi, una figura essenziale per il disabile.

Come richiedere l’AEC (ora OEPA)?

Le famiglie possono fare richiesta dell’AEC al Comune o al Municipio di residenza.

Per usufruire dell’assi­stenza è necessario presentare la richiesta al municipio o al Comune di residenza, sotto­scritta dal genitore o da chi eserciti la patria potestà. La richiesta deve essere corredata di:

– una domanda compilata sull’apposito modulo prestam­pato;

– il certificato medico redatto sull’apposito modu­lo prestampato;

– la copia del verba­le di riconoscimen­to dell’handicap ai sensi della legge 104/92;

– in sostituzione, una dichiarazione da parte del medico della ASL territo­rialmente compe­tente o del centro accreditato di riferimento che è stata effettuata la visita per il ricono­scimento della L. 104/92.

Quando non viene assegnato l’Assistente OEPA, consiglio di scrivere una lettera (QUI trovate alcune lettere che ho scritto in passato), agli enti preposti, farla protocollare e inviarla per conoscenza ad altre figure che riguardano la tematica: Preside, ecc. I diritti di nostri figli devono assolutamente sempre essere tutelati.

Insomma, è chiaro che il sistema scolastico fa acqua da tutte le parti, almeno in materia di disabilità, tema che a me compete valutare: l’A.E.C., previsto per potenziare il lavoro del Sostegno, si ritrova ad insegnare come un docente di ruolo, ma sottopagato rispetto al compito che realmente esegue, e in più, i famosi Bandi del Comune si ripresentano in tempi impensabili, così da non consentire la preziosa continuità di cui necessitano i nostri figli.

Sarebbe, dico sarebbe, ora di riflettere!

Annunci