Consenso al Trattamento dei Dati. Il nostro errore più comune

Ares finisce la scuola quest’anno, e nonostante io abbia per lui altri piani, ho deciso di conoscere meglio i centri diurni che si trovano nella mia zona. Esistono alcuni centri davvero eccellenti dove prevale passione e dedizione. In definitiva, nel mio caso, servirebbero poche ore di svago, lavoro sulle autonomie, laboratori ecc. L’idea è quella di occupare il tempo che oggi Ares trascorre nella scuola, nulla più!

L’unico modo per conoscere questo genere di centri è quello di chiamare e richiedere di essere inseriti nelle liste d’attesa (lunghissime).

Un primo contatto telefonico, provo a concordare una visita, ma non se ne parla per via del Covid. Qualche dato a voce per capire com’è Ares, cosa fa e cosa, non fa, sento anche le attività che si svolgono nell’istituto: vela, cucina, teatro, ecc. e, subito dopo, arriva la prima richiesta del centro: “Signora, per poter inserire Ares nella lista d’attesa, serve la sua firma nel documento sulla privacy, mi deve dare il consenso al trattamento dei dati personali”

Me lo inviano via mail e comincio a leggere. Ogni volta che decidiamo di fornire a qualcuno i nostri dati personali, dobbiamo dare il consenso al trattamento di questi dati. Il Titolare deve quindi eseguire una serie di adempimenti che, se non rispettati, possono determinare un illecito amministrativo o penale: nel documento devono comparire i miei diritti a modificare i dati, deve essere specificato se si tratta di dati sensibili, semi sensibili, comuni, deve comparire anche se sto cedendo questi dati a TERZI.

La cessione ai TERZI

Una volta mi capitò di riempire un modulo per una tessera di un negozio e dopo pochi giorni cominciai a ricevere telefonate di ogni genere che riguardavano i prodotti a cui si riferiva la tessera. Indagando poi mi sono resa conto che nel modulo che avevo compilato esistevano piccole scritte che si riferivano al consenso a fornire i miei dati a TERZI. E giustamente, siccome ero stata superficiale, e non avevo letto tutto e bene, questi TERZI (società pubblicitarie ecc) avevano approfittato della mia firma per telefonarmi a qualunque ora.

Morale della favola: mai firmare NULLA senza leggere ogni dettaglio (anche piccolissimo) se si tratta di fornire i nostri dati. Se poi si tratta di quelli di nostro figlio disabile, direi che l’attenzione deve essere tripla… e non basta mai!

 

In sintesi: quando si tratta di dati personali o di consenso al trattamento dei dati, bisogna essere super pignoli. A volte basta una firma sotto poche righe, non lette o lette di fretta, per dare il via a qualunque genere di azione, dinanzi alla quale poi, restiamo stupiti.

In questo caso, io, questa pagina non la firmo fin quando non avrò la possibilità di dialogare PERSONALMENTE con chi di dovere, onde evitare equivoci, che possano portare Ares (nel caso io decidessi di inserirlo in un centro) ad affrontare TSO, terapie farmacologiche o un qualsiasi altro trattamento diverso da quello cognitivo comportamentale che ha svolto finora. 

Continuamente, la cronaca ci parla di veri e propri orrori che si compiono in alcuni centri di riabilitazione per persone disabili, dove i ragazzi sembrano zombie per la quantità di psicofarmaci che prendono, terapie farmacologiche nemmeno consultate con i genitori, i quali rimangono sbalorditi davanti allo stato di salute dei propri figli quando riescono a vederli.

Ecco, se si tratta di inadempienze del centro riabilitativo è una vergogna ed è ora di farla finita, vanno chiusi e in galera tutti quelli che li gestiscono.

Tutto quello che poi resta a noi genitori, bisogna conoscerlo bene perchè conoscere ci porta poi a poter affrontare, appunto, con totale consapevolezza, qualsiasi decisione che riguardi i nostri figli.

Prima di firmare qualsiasi documento leggiamo sempre con attenzione e se non capiamo, facciamoci aiutare da qualcuno che se ne intenda.