Autismo. L’importanza dell’uso delle parole

Come già saprete, ho ritrovato alcune preziose registrazioni del primo Workshop (corso di formazione) che abbiamo fatto con Ares per dare inizio alla terapia A.B.A. in maniera formale. Fino a questo momento, avevamo già cominciato la terapia per conto nostro, ma da questa riunione in poi (durata 3 giorni) si inizia alla grande.

Vi faccio vedere questo video dove si lavora sul contatto visivo e la condivisione.

Ve lo mostro, soprattutto, perchè vorrei notaste l’inizio della registrazione, il quale racchiude l’essenza di quanto sia importante l’uso delle parole quando hai a che fare con una persona autistica: Ares è pronto per cominciare un compito con la terapista e quest’ultima (per dare inizio al compito) dice: “VAI!” E Ares cosa fa? Si alza e se ne va, giustamente.

Questo video mi ricorda tanto la storia triste che vi racconto sempre: “C’era una volta una docente che dice al suo allievo autistico: “Allora, giovanotto, vogliamo cominciare a lavorare?” e l’allievo risponde: NO! E finisce la storia triste!

Qui, ovviamente, siamo tutti alle prime armi. La terapista in questione, oggi è una delle più brave che esistano.

 

Nel video, come avrete notato, si lavora sulla condivisione dello sguardo, estremamente necessario per stabilire una relazione con l’interlocutore. Sguardo, contatto, che spesso manca agli autistici.

In questo caso Ares deve far vedere degli oggetti alla terapista, estraendoli da una pentola, e ogni volta che ne estrae uno deve stabilire un contatto con lei. Contatto, che se manca, è stimolato dalla terapista prendendogli la mano, come pront, per aiutarlo.

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