Come sviluppare il senso dell’umorismo nei bambini con autismo

Il senso dell’umorismo non compare spontaneamente nello sviluppo di ogni essere umano, esiste un processo di “insegnamento-apprendimento” tramite il quale riceviamo tutte le influenze, le informazioni, i contenuti che poi nel tempo formeranno parte del nostro bagaglio di abilità volte a capire perchè e quando ridere. Si può e si deve insegnare alle persone con autismo a comprendere perché gli scherzi, e alcuni momenti di vita sono divertenti.

Le persone con autismo, come ben sappiamo, sono dei pensatori concreti e, a volte, quando riescono, capiscono principalmente gli scherzi visuali in maniera letterale, soprattutto quando si tratta di ragazzi Asperger:

 

 

Faticano invece, a cogliere i doppi sensi:

 

 

Da sempre, soprattutto quando arriva l’estate, finisce la scuola e sono un po’ più rilassata, cerco di lavorare sullo sviluppo del senso dell’umorismo di Ares. Non è affatto semplice, ma con un po’ di pazienza, alcuni giochi e qualche accorgimento, sono riuscita a formare piano piano un suo personalissimo senso dell’umorismo.

Esistono tre passaggi fondamentali per introdurre lo scherzo ai ragazzi con autismo:

  1. Fare richieste dirette: quando succede qualcosa di divertente nella vita reale, in TV, è bene approfittare della situazione per far notare a tuo figlio “che si tratta di uno scherzo, devi ridere, fa ridere, ridi!“. Anche se sembra forzato all’inizio, e infatti lo è, con il tempo l’abilità comparirà con sempre più frequenza e con maggiore spontaneità. 
  2. Insegna situazioni umoristiche: il senso dell’umorismo può essere un alleato importante nell’insegnamento di diverse abilità sociali giacchè, essenzialmente, entrambe le situazioni richiedono la generazione di risposte spontanee a situazioni che capitano inaspettatamente o che si verificano in modo inusuale. Insegnare situazioni umoristiche richiede pianificazione perchè esistono diversi tipi di umore; l’umore verbale (ironia, sarcasmo, parodie ecc), l’umore assurdo: quello di Spongebob per intenderci, Spongebob-and-Patrickqualche spettacolo di circo ad esempio, l’umore grafico, e poi quello che piace di più ai bambini: l’umore non verbale (quello che non ha bisogno di parole e che gioca con la postura, i gesti, le cadute, le scivolate, umore che di solito viene chiamato umore di situazione). Così come facciamo il solletico per creare un momento di interazione sociale e di attenzione condivisa, è possibile riuscire ad ottenere grossi successi se facciamo un lavoro strutturato e cosciente dove una parte dell’intervento nelle abilità sociali gira attorno allo scherzo.
  3. Da dove cominciare? Dunque, vi elenco di seguito alcuni obiettivi di lavoro, che hanno diverse sfumature e che dipendono da aspetti come l’età cronologica del bambino, l’età cognitiva, il numero delle sessioni di lavoro, se si lavora in gruppo o in maniera individuale, ecc.
  • Riconoscere cos’è uno scherzo
  • Accettare certi tipi di scherzi
  • Riuscire a rispondere a scherzi non adeguati
  • Fare scherzi adeguati
  • Riconoscere differenti tipi di umore
  • Fare esempi dei diversi tipi di umore
  • Provare diversi tipi di umore in contesti naturali
  • Condividere esperienze divertenti con altre persone
  • Percepire esperienze umoristiche in situazioni della vita quotidiana
  • Capire la differenza fra cose che fanno ridere e cose che non fanno ridere
  • Discriminare fra diversi tipi di scherzi sulla base dell’interlocutore che hai di fronte
  • Comprendere e usare frasi fatte, linguaggio indiretto ecc.

Il lavoro sulle emozioni, secondo me, va di pari passo con l’insegnamento dello scherzo o delle situazioni scherzose, così alcuni giochi come:

indovina l'emozione

oppure il memo delle emozioniMemo-emozioni-4

o ancora il Mima e Indovina, possono aiutare molto.

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Potete anche costruire la ruota delle emozioni per indicare, nella vita quotidiana (scuola, casa, oppure quando siete in giro) stati d’animo che corrispondono a specifiche situazioni. ruota-delle-emozioniPer costruire la ruota delle emozione potete seguire le indicazioni QUI. E’ molto semplice! 

Ora vi faccio vedere alcuni scherzi a cui sottopongo Ares proprio nel tentativo di sviluppare il suo senso dell’umorismo, che devo dire, è sempre più sofisticato, nonostante si tratti di un autistico a basso funzionamento. Noterete che io scherzo con situazioni od oggetti di suo ristretto interesse, in modo di coinvolgerlo con più facilità. 

In questo primo video faccio dei nodi al nastro di Ares, che lui, come sapete, rotola e srotola continuamente. Pensate che questo scherzo lo ha aiutato tanto anche con la motricità “fine” perchè districare richiede specifici movimenti delle dita. Inoltre quando Ares lo fa è davvero concentrato perchè la motivazione è alta: lui non può avere nodi nel suo nastro: è un dettaglio che lo fa letteralmente impazzire.

 

 

In quest’altro video, gli metto una foglia di basilico sul piatto di pasta (considerate che lui mangia il basilico cotto nella pasta, ma odia la foglia fresca sul piatto). Non sempre ride, come vedete, ma io lo sto allenando a ridere davanti a situazioni come queste, e piano piano, ci sto riuscendo.

 

 

Qui invece Yara disturba Ares che è preso dalla sua musica nel cellulare:

 

 

In quest’ultimo, Yara, la sorella, gli fa lo scherzo del nodo nel nastro ed io chiedo ad Ares di fare a Yara uno scherzo. Ares quindi fa lo scherzo che preferisce: prendere la mano di Yara e gestirla lui, facendola muovere a suo piacimento.

 

 

 

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