I consigli di Temple Grandin. I problemi sensoriali

 

Quando ero bambina, i suoni forti come la campanella della scuola mi facevano male alle orecchie come un trapano del dentista che colpisce un nervo. I bambini affetti da autismo devono essere protetti dai suoni che feriscono le orecchie. I suoni che causeranno più problemi sono le campanelle della scuola, i sistemi di interfono, i segnalatori acustici sul tabellone dei punti in palestra, e il suono delle sedie che strisciano sul pavimento. In parecchi casi il bambino sarà in grado di sopportare la campanella o il segnalatore acustico, se questo viene leggermente attenuato avvolgendolo di tessuto o scotch. Le sedie che strisciano possono essere ridotte al silenzio mettendo delle palline da tennis tagliate sotto ai piedi delle sedie stesse, o mettendo un tappeto sul pavimento. Un bambino potrebbe aver paura di una certa stanza perché ha paura di sentire improvvisamente lo stridere di un microfono del sistema di interfono. La paura di un suono temuto può causare un cattivo comportamento: se un bambino si copre le orecchie, è un indicatore del fatto che un certo suono gli ferisce le orecchie. A volte la sensibilità ad un particolare suono, come l’allarme antincendio, può essere desensibilizzata registrando il suono su un registratore; ciò permetterà al bambino di far iniziare il suono ed aumentarne gradualmente il volume. Il bambino deve avere il controllo della ripetizione del suono.

Alcuni autistici sono infastiditi da distrazioni visive e lampadine a fluorescenza, perché sono in grado di vedere il tremolio dell’elettricità a 60-cicli. Per evitare questo problema, mettete il banco del bambino vicino alla finestra, o cercate di evitare l’utilizzo di luci fluorescenti. Se ciò non può essere evitato, utilizzate le lampadine più recenti che si riescono a trovare: quelle più recenti infatti tremolano di meno. Il tremolio delle lampadine fluorescenti può essere ridotto anche mettendo vicino al banco del bambino una lampada con una vecchia lampadina ad incandescenza.

Lievi pruriti o sfregamenti a cui la maggior parte della gente non fa alcun caso erano per me una tortura.
Una gonna che mi grattasse la pelle mi sembrava carta vetrata che mi scorticava.
Anche lavarmi i capelli era penoso.
Quando mia madre mi strofinava i capelli, sentivo male al cuoio capelluto. Era un problema anche adattarmi agli abiti nuovi.
Preferivo portare i pantaloni lunghi perché non mi piaceva la percezione delle mie gambe che si toccavano.

La superficie dei miei denti era incredibilmente sensibile e, se anche solo veniva
sfiorata, potevo sentire come una scossa elettrica.
Poteva diventare insopportabile e, a volte, mordere qualcosa mi aiutava.
Mi era utile mordere qualcosa di non troppo duro, in modo che la pressione potesse contrastare il dolore.
Trovavo che la carne delle persone fosse la cosa migliore da mordere. Volevo
poter affondare i denti in qualcosa, anche in un braccio, senza sapere perché.
Mi rendevo conto solo del fatto che dovevo farlo. [….] Sembrava che io avessi
più sensibilità nei denti che nel resto del corpo, dove avvertivo le sensazioni in
modo più vago.

Il mio cervello percepiva solo informazioni confuse dal resto del corpo e io dovevo utilizzare la vista per capire bene cosa stesse succedendo.
Tanto più una parte del mio corpo era lontana dal cervello, tanto più le sensazioni erano indistinte; i piedi erano una macchia bianca sulla  cartina del mio corpo.
Non sopportavo di essere toccata, ma, al contrario di molte altre persone, non soffrivo minimamente il solletico.
Mi irritava essere toccata perché era come se tirassero una sorta di me che mi mandava su di giri e non lo sopportavo

Tutto questo non succedeva quando mi sfioravano i piedi. La pianta del piede era
l’unico punto dove io potessi tollerare un contatto, che poteva anche arrivare a farmi piacere, proprio per il fatto di essere tanto vago.
L’unica piccola cosa che mi poteva dare piacere era il solletico fatto da un filo d’erba sotto il piede.
L’unica piccola cosa che riuscivo a captare con i sensi che non mi dava sofferenza.

Io indietreggiavo quando le persone cercavano di abbracciarmi, perché il contatto provocava l’irrompere penoso di un maremoto di stimolazioni attraverso il mio corpo.
Avrei voluto vivere l’esperienza riconfortante dell’abbraccio ma, appena qualcuno mi prendeva fra le braccia, l’effetto sul mio sistema nervoso era opprimente.
Era una situazione paradossale di approccio/evitamento, ma a farmi evitare l’abbraccio era la sovrastimolazione sensoriale e non la collera  o la paura

[…] per me udire è come avere un amplificatore bloccato al massimo.
Le mie orecchie sono come microfoni che captano ed amplificano i suoni. Posso scegliere di collegare le mie orecchie e lasciarmi sommergere dai suoni; o di spegnere le mie orecchie.
Mia madre mi ha detto che talvolta mi comportavo come se fossi sorda. Secondo gli audiogrammi ci sentivo normalmente.
Non riesco a modulare la stimolazione uditiva.
Ho scoperto che potevo interrompere i rumori fastidiosi dedicandomi a comportamenti autistici, stereotipati e ritmati.

Temple  Grandin

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