Autismo, il grosso problema della selettività alimentare. Consigli utili

Il detto:  “se lo affami, prima o poi mangia”,  con i bambini autistici non funziona.

Vi allego quest’articolo che parla delle probabili cause della selettività alimentare nell’autismo, ma prima vi rimando ad un articolo che ho scritto qui nel Blog dove affronto l’argomento con l’idea di suggerirvi, secondo la metodologia A.B.A, come introdurre nuovi alimenti.

E ‘ essenziale secondo me, quando i bambini sono piccoli, escludere allergie alimentari, effetti collaterali dei farmaci (nel caso si assumano), e anche intolleranze di ogni genere.

Tuttavia, come vedrete in questo articolo, è ancora un po’ incerta la tesi dei problemi intestinali come causa unica della selettività alimentare. Indi per cui io, da sempre, ho introdotto alimenti nuovi con QUESTO metodo.

Alcune idee per aiutare i “mangiatori selettivi” ad apprezzare nuovi alimenti:

Fornite al bambino il cibo che gli piace in aggiunta a uno dei “nuovi” alimenti.
Coinvolgete i bambini nella preparazione dei “nuovi” alimenti.
Presentategli il cibo su un piatto separato. Non obbligateli a fare altro che acquisire familiarità con esso. Provate a inserire il cibo in terapia o durante il gioco.
Prima fategli toccare e leccare il cibo senza mangiarlo.
Dategli informazioni. Fategli sapere se è dolce, salato o acido. Mangiatene un pò e dite loro quanto sia delizioso.. e arruolate gli altri al tavolo per fare lo stesso.
Lasciateli masticare e permettete che lo sputino.
Iniziate con solo un piccolo assaggio ~ 1 / 2 cucchiaino da tè. Consentitegli di decidere quanto provare.
Provate e riprovate! Almeno 15 volte!
Siate creativi. Provate i nuovi alimenti nella consistenza che preferiscono: croccante, liscia, etc.
Evitate di essere emotivamente coinvolti – i bambini percepiscono l’ansia. Fate in modo che il pasto sia un momento di calma. Immaginate il bambino che mangia e si gusta i nuovi alimenti!
Evitate di forzare o costringere – guadagnatevi la fiducia.
Fornite ricompense o altri premi.
Assicuratevi che tutta la famiglia partecipi – servite tutti a tavola.
Rendete questo momento divertente!
Inoltre, se un genitore è o è stato lui stesso un mangiatore selettivo, fate imboccare il bambino dall’altro coniuge. So che può essere frustrante preparare i cibi e vederli rifiutare, ma accertatevi di non far trasparire la frustrazione. I bambini sono molto sensibili e capiscono. Se loro non mangiano, non cedete e non preparategli qualcosa di nuovo. Piuttosto assicuratevi sempre che il pasto comprenda già qualcosa che il bimbo mangia, insieme ai nuovi alimenti. Oppure, quando sono affamati a merenda, provate un nuovo cibo. Questo è un buon momento per farlo, perché, mentre essi possono saltare uno spuntino, non possono saltare un pasto principale, e non gli va insegnato che, se loro si rifiutano, voi gli darete qualcosa di diverso. In questo modo potranno anche essere un po’ più affamati a cena ed essere più motivati a provare qualcosa di nuovo. fonte

 

Il Disturbo dello Spettro Autistico è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla presenza di alterazioni nell’area della comunicazione e dell’interazione sociale e di comportamenti e interessi ripetitivi e stereotipati. È importante sottolineare come nella classificazione diagnostica introdotta dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) il termine “Spettro” indica un continuum in cui l’espressione clinica di tale disturbo si differenzia attraverso il livello di gravità della sintomatologia nei due sintomi principali. Inoltre, le caratteristiche cliniche di ciascun soggetto vengono definite da specificatori diagnostici, quali lo sviluppo linguistico, le abilità intellettive e la presenza di una condizione genetica o medica associata. I bambini che rientrano nello spettro autistico non seguono i modelli tipici dello sviluppo infantile e la pervasività della sintomatologia determina condizioni di disabilità, con gravi limitazioni nelle autonomie. Inoltre, le persone con autismo presentano spesso problemi comportamentali come aggressività, comorbidità con altre patologie psichiatriche e comportamenti alimentari atipici. Sebbene tali problematiche non rappresentino un criterio diagnostico, le problematiche legate all’alimentazione sono spesso descritte in questa popolazione clinica e la selettività alimentare sembra essere il più comune problema comportamentale riscontrato in questi pazienti.

La selettività alimentare consiste in un’anomalia dell’alimentazione che comporta una forte rigidità nelle scelte alimentari, ossia l’assunzione di un numero limitato di alimenti, spesso meno di cinque cibi, accompagnata da una scarsa accettazione di cibi nuovi da mangiare. Gli studi di letteratura hanno dimostrato che questo comportamento alimentare atipico è più frequente nei bambini affetti da autismo rispetto a bambini a sviluppo tipico. Tuttavia, gli studi che esaminano la prevalenza della selettività alimentare in bambini con disturbo dello spettro autistico hanno mostrato risultati contrastanti con una variabilità che va dal 13% al 87%. Tale discrepanza nei tassi di prevalenza potrebbe essere dovuta al fatto che i diversi studi hanno utilizzato differenti metodologie. Inoltre, nonostante i differenti studi clinici abbiano analizzato tale comportamento problema in bambini con disturbo dello spettro autistico una definizione standardizzata di ciò che si intende per selettività alimentare non è stata ancora raggiunta. Uno studio pubblicato recentemente da Bandini e collaboratori (2010) ha permesso di ampliare e arricchire ulteriormente la definizione di che cosa sia la selettività alimentare, identificandola in base a tre differenti domini: 1.rifiuto del cibo (ciò che il bambino non mangia), 2.repertorio di cibo limitato (il numero di cibi scelti e mangiati dal bambino, incluse le bevande), 3.assunzione con frequenza elevata di un solo tipo di cibo (più di 4-5 volte al giorno, escluse le bevande).

Sono state avanzate molte ipotesi per spiegare la selettività alimentare nel disturbo dello spettro autistico. Tra le problematiche comportamentali riscontrate nel disturbo dello spettro autistico, si annoverano anche i problemi sensoriali, ossia delle risposte comportamentali insolite legate a differenti stimoli sensoriali. Molte sono le anormalità legate agli stimoli sensoriali. Ad esempio può essere presente una ipo o ipersensibilità a stimoli sensoriali che porta questi soggetti a risposte comportamentali bizzarre, quali un’eccessiva paura per alcuni suoni, la tendenza ad annusare o leccare gli oggetti o ancora l’evitamento del contatto e una ricerca di auto stimolazione. Tra i deficit sensoriali che vengono riscontrati in questi bambini si possono annoverare anche problematiche comportamentali legate all’alimentazione. Molti bambini con disturbo dello spettro autistico vengono descritti dai propri genitori come “schizzinosi nel mangiare”, sono restii ad assaggiare cibi nuovi o hanno delle forti preferenze per alcuni cibi. Di conseguenza un deficit sensoriale legato all’alimentazione risulta essere l’eccessiva selettività alimentare. Sebbene l’associazione tra un repertorio di cibo limitato e conseguentemente una dieta limitata ai pochi cibi scelti porti a pensare che i bambini con selettività siano a rischio a causa delle carenze nutrizionali, la letteratura scientifica a riguardo mostra che essi presentano quasi sempre un normale sviluppo staturo-ponderale senza evidenti segni di malnutrizione.

Ampiamente discussa è l’ipotesi che problemi gastrointestinali possano essere una ragione del rifiuto del cibo, almeno in una parte di questi pazienti. In realtà gli studi che sostengono tale ipotesi hanno ottenuto sinora risultati contrastanti, con una variabilità molto ampia e dati scarsamente replicabili. A tal proposito è di fondamentale importanza sottolineare che l’autismo è primariamente una condizione neuropsichiatrica e che attualmente non ci sono evidenze scientifiche che tali problematiche gastroenteriche possano spiegare l’eziopatogenesi di tale disturbo. Così come viene riportato dalla recente letteratura a riguardo, i bambini con disturbo della spettro autistico non hanno un incidenza maggiore di problemi gastrointestinali rispetto a bambini a sviluppo tipico. Attualmente non è quindi ipotizzabile sostenere che i problemi gastrointestinali siano all’origine dei problemi comportamentali legati all’autismo, come la selettività alimentare, o dell’autismo stesso, e che impostando una dieta di esclusione di caseina e/o glutine si possano risolvere alcuni comportamenti problema tipici di tale disturbo,come l’aggressività o l’irritabilità. Al contrario, è corretto sostenere che la selettività alimentare, intesa come alimentazione scorretta e non equilibrata, a lungo termine possa causare disturbi gastrointestinali come l’irritabilità, la stitichezza e le intolleranze. Ciò non esclude il fatto che bambini con disturbo dello spettro autistico possano presentare sintomi di problemi gastrointestinali importanti, oppure intolleranze, come qualsiasi altro bambino, e che in questi casi è bene consultarsi con il pediatra per decidere il da farsi per migliorare il suo benessere psico-fisico. Un miglioramento di tale condizione medica, tuttavia, non comporterebbe alcuna modificazione della sintomatologia autistica la quale ha un’eziologia puramente neuropsichiatrica.

I risultati della letteratura scientifica sul problema della selettività alimentare evidenziano pertanto come questo sia un aspetto particolarmente presente nei bambini con disturbo dello spettro autistico e quanto questo comportamento problema possa incidere come fattore di stress per i loro familiari. Affrontare e trattare tale comportamento problema risulta perciò di fondamentale importanza per migliorare il benessere del bambino e la qualità della vita dei suoi familiari e poiché molti studi hanno mostrato come un intervento comportamentale precoce sia maggiormente efficace nei bambini affetti da disturbo dello spettro autistico sembra importante un intervento su tale problematica il più tempestivo possibile.

*Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

 

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