Una delle difficoltà maggiori che ponete nei vostri messaggi è il contrasto fra terapisti e insegnanti. Non sempre vanno d’accordo, e spesso la causa è che il bambino non dimostra in classe tutte le capacità che i terapisti dicono che invece il bambino dimostra a casa. Terapista- “A casa elenca tutto l’alfabeto” Insegnante- “Ma quale alfabeto? Con me dice solo le vocali”. Sembra in pratica che stiano parlando di due bambini diversi.
Terapista:
1. Fornisci una breve istantanea di informazioni al team scolastico che riassuma gli obiettivi su cui si sta lavorando durante la terapia domiciliare. Può essere utile condividere video di sessioni di terapia, perché alcuni insegnanti non hanno idea di cosa accada durante una sessione di terapia A.B.A. Potrebbero non sapere che il bambino è pienamente in grado di stare seduto, etichettare gli animali o chiedere una pausa.
2. Prendi in considerazione la condivisione di risorse su modi basilari per massimizzare l’insegnamento, su come fornire rinforzi o come fornire una richiesta. Ma bisogna farlo con garbo e senza presunzione: un’insegnante con 25 anni di esperienza non vorrà che gli venga detto come fornire una richiesta. Quindi usa un linguaggio cortese e rispettoso

1. Il terapista lavora con il bambino a casa (o al centro) e quindi ha la possibilità di cogliere sfumature del suo carattere e delle sue potenzialità che a scuola non è possibile afferrare, quindi accogliete senza problemi, dimostrazioni del lavoro che si svolge: video, fotografia o materiale utile
3. Collaborate insieme per raggiungere traguardi: acquisire abilità di matematica, italiano oppure abilità sociali: gioco condiviso, gioco a turno. Esprimete senza imbarazzo gli scogli che intaccano l’insegnamento. Se il bambino non gioca in giardino, se evita un compito.




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