Autismo. Come insegnare al bambino i concetti di pausa, aiuto, sì, no e aspetta.

La maggior parte dei bambini affetti da disturbo dello spettro autistico ha difficoltà a utilizzare parole che indicano concetti astratti. Esempio: pausa, aiuto, il  e il no come affermazione e negazione e la parola aspetta.
E’ fondamentale che un insegnante possa essere in grado di utilizzare strategie d’insegnamento, fondate su procedure e tecniche comportamentali collaudate, come l’A.B.A., per poter facilitare la comunicazione e, soprattutto, per ridurre i comportamenti-problema che un bambino può emettere se si trova in difficoltà, dovuto alla non conoscenza della funzione di queste parole.
Tutte le persone possono affermare che, dopo aver lavorato a lungo, sentono la necessità di bere un caffè, fumare una sigaretta, fare una telefonata, che abbiano, appunto, bisogno di una “Pausa”.
Tutti hanno potuto costatare che diventa fondamentale massimizzare le pause sul lavoro per non farsi prendere dalla stanchezza, fisica e mentale e per ritornare a produrre al meglio delle proprie forze e capacità.
Infatti, fermarsi per almeno 15-20 minuti è il metodo migliore affinchè, durante la giornata, rimangano alte, sia la concentrazione che energia. Questo perché
è il cervello stesso che lo chiede. La nostra mente può rimanere focalizzata su un tema per circa novanta minuti, dopodiché ha necessariamente bisogno di staccare per una decina di minuti per ricaricarsi e riprendere l’attività con più energia.
I bambini autistici, sono incapaci di mantenere a lungo l’attenzione; infatti , la mia esperienza come mamma di un ragazzo autistico di 17 anni, mi conferma che, spesso, le persone con autismo difficilmente chiedono una “pausa”, di cui, essendo un
concetto astratto, non comprendono la funzione.

Questa incapacità, molte volte, induce i bimbi a emettere un comportamento problema.
Gli insegnanti vogliono che i nostri ragazzi possano rimanere più a lungo a svolgere un’attività e a volte non riescono a comprendere che essi stanno vivendo sistemi sensoriali inefficienti, che hanno bisogno di ritmi di apprendimento e tempi di attenzione differenti dai loro compagni di classe.
I soggetti autistici hanno bisogno di staccare attraverso pause, di essere rinforzati positivamente per regolare ed equilibrare il loro mondo.
Noi genitori, oppure gli insegnanti e terapisti dobbiamo insegnare a chiedere una
“Pausa”, perché spesso abbiamo notato che di fronte ad un’attività complessa, poco motivante, troppo difficile o troppo noiosa, i bambini vogliono evitare un compito complesso, fuggirne e non riescono a chiedere la “Pausa“, perché non comprendono la funzione di tale parola.

Vediamo come si possono insegnare queste diverse abilità:

pausa

Training:
Obiettivo: imparare a chiedere una PAUSA
Prima fase: preparare un cartello “PAUSA” e utilizzare un TIMER

Seconda fase:
Per implementare nel bambino l’apprendimento a richiedere una “PAUSA”, abbiamo bisogno di due persone, insegnante e assistente.
Terza fase:
Pianifichiamo per l’alunno un lavoro che richieda attenzione e che risponda alle nostre download (2)istruzioni in maniera continua. Quando iniziamo a vedere che il bambino assume comportamenti inadeguati, che manifesta segni di stanchezza, sarà aiutato dall’assistente a prendere il cartello “PAUSA”, che gli fornirà un prompt (aiuto) fisico, e la farà rilasciare nella mano dell’insegnante.

Quarta fase:
L’insegnante accompagnerà l’alunno in un ambiente, dove ha stabilito di fargli fare la pausa e avvierà il timer.
Quando il timer suonerà, l’insegnante accompagnerà l’alunno al tavolo
per fargli riprendere l’attività che aveva interrotto.
Quinta fase:
Il cartello “PAUSA”, può essere collocato su una copertina rigida di un quaderno, inserita nelle immagini della routine quotidiana, oppure nella sequenza delle materie scolastiche che svolge quotidianamente o appesa al muro. L’obiettivo è di far capire al bambino di chiedere e usare una “pausa” in maniera autonoma quando avverte stanchezza, di
prendere il cartello “pausa” e consegnarlo all’insegnante durante lo svolgimento dell’attività.
E’ fondamentale che l’insegnante non consenta la pausa se il bambino emette un comportamenti-problema. Lo scopo è di fargli comprendere che se lavora in maniera adeguata seguirà una PAUSA che gli permetterà di giocare o svolgere attività rinforzanti.
Quando il bambino comprende la funzione del cartello ”PAUSA” e lo usa in
maniera indipendente, bisogna iniziare a ridurla durante la giornata scolastica.
E’ consigliabile collocare sul quaderno, sul muro o su una striscia quante
PAUSE sono a disposizione in una giornata.

AIUTO

I bambini a sviluppo tipico imparano a chiedere aiuto in maniera naturale.download
I soggetti affetti da disturbo dello spettro autistico che presentano compromissioni nella comunicazione, hanno difficoltà a utilizzare la parola “Aiuto”.
E’ fondamentale implementare quest’abilità per dar la possibilità ai bambini autistici di rivolgersi ai genitori, ai compagni, agli insegnanti, quando si trovano in difficoltà, attraverso l’utilizzo di un cartellino su cui sarà scritta la parola “AIUTO” accompagnata da un simbolo.

Training
Obiettivo: saper chiedere aiuto
Prima fase:
Costruire un cartello con un simbolo e con la scritta aiuto.
Seconda fase
Per implementare nel bambino l’apprendimento a richiedere “AIUTO”, abbiamo bisogno di due persone, insegnante e assistente.
Terza fase
Utilizzare rinforzatori che piacciono al bambino (caramelle, macchinine, patatine ecc.)
Quarta fase
Inserire i rinforzatori in un barattolo chiuso ermeticamente o una bevanda in una bottiglia.
Consegnare al bambino il contenitore o la bottiglia. Quando il bimbo vorrà
prendere il rinforzatore e troverà difficoltà ad aprire, l’assistente, con un prompt fisico, aiuterà il bambino a prendere la carta “AIUTO” e la farà consegnare all’insegnante.
Quinta fase
L’insegnante si avvicinerà all’alunno ripeterà “Aiuto” e aprirà la scatola.
Sesta fase: ripetere lo stesso procedimento della quarta fase e aspettare che il bambino possa prendere la carta Aiuto in maniera autonoma, senza l’aiuto del prompt fisico dell’assistente. L’obiettivo e di fargli utilizzare la carta “AIUTO” in maniera autonoma ogni volta che si trova in difficoltà.

SI – NO

Training
Obiettivo: rispondere si/no
L’avverbio sì è la parola italiana usata generalmente per comunicare una risposta concetti-astratti-3positiva, ed è il contrario di no. Può servire per:
• rispondere affermativamente a una domanda, in questo caso la si usa come una particella affermativa.
• Indicare genericamente accordo assenso, consenso, adesione a una proposta.
• Accettare qualcosa quando è offerta.
I bambini affetti da disturbo dello spettro autistico, hanno difficoltà a utilizzare questi due avverbi, perché sono concetti astratti e non sanno rispondere in maniera adeguata.
Ci sono diversi tipi di sì / no, conoscere la differenza tra loro, è essenziale per l’insegnamento.
Ad un bambino deve essere insegnato presto a dire “no” o a rispondere scuotendo la testa per sostituire il dire “no” o a rispondere scuotendo la testa per sostituire un comportamento problema con uno adeguato.
Training
Obiettivo: rispondere “SI” e “ NO”
Prima fase.
Per insegnare al bambino a rispondere “SI “_e “NO”, abbiamo bisogno di due persone, insegnante e assistente.
L’insegnante deve comunicare, l’assistente deve aiutare il bambino.
Seconda fase
Utilizzare oggetti molto rinforzanti per il bambino, dopo attente valutazioni.

Offrire cose che non piacciono per incoraggiarli a dire “NO” e respingerle.
Offrire cose che gradiscono per stimolarlo a rispondere “SI” e accettare.
Imparare a dire NO
Utilizzare tre cose che non piacciono al bambino e che di solito respinge (mela, penna, mandorla).
Utilizzare questi oggetti durante brevi sessioni d’insegnamento (10-15 minuti) affinchè i bambini imparino a dire NO.
Per alcuni bambini, si possono usare sia istruzioni testuali con parole scritte “SI” e “NO” su una scheda di diverso colore, sia istruzioni verbali.
L’istruzioni testuali e / o istruzioni verbali che sono dei prompt devono essere sfumate durante le varie prove.
L’insegnante deve mostrare l’oggetto che non piace al bambino e gli deve
porre la domanda “Vuoi….”
Esempio
L’insegnante tiene in mano una mela (cibo non preferito) e dice al bambino “Vuoi la mela?”. L’insegnante, che è di fronte al bambino, deve
aiutare con un NO verbalmente, accompagnato dal movimento della testa (da sinistra a destra).
L’assistente deve aiutare a muovere la testa del bambino per indicare “NO”.
Il bambino ha bisogno di imparare a scuotere la testa per dire “no”.
Successivamente possiamo far ripetere queste sessioni durante il corso della giornata, offrendo all’alunno altri oggetti o cibi che non gradisce.
E’ opportuno che l’insegnante oltre a verbalizzare verbalmente “NO” accompagnato dal movimento della testa, possa e / o presentare la parola “NO” scritta su una scheda, per far acquisire meglio all’allievo quest’avverbio astratto.
Possiamo, in seguito, generalizzare questo concetto, presentando al bambino, il movimento del dito indice da sinistra a destra come gesto che indica “NO”.

Imparare a dire SIconcetti-astratti-1
Utilizzare tre cose che piacciono al bambino e che di solito preferisce (caramella, biscotto, trottola).
Utilizzare questi oggetti durante brevi sessioni d’insegnamento (10-15 minuti) per imparare a dire SI.
Per alcuni bambini si possono usare, sia istruzioni testuali con parole scritte “SI” e “NO” su una scheda di diverso colore, sia istruzioni verbali.
Le istruzioni testuale e / o istruzioni verbali, che sono dei prompt, devono essere sfumati durante le varie prove.
L’insegnante deve mostrare l’oggetto che piace al bambino e gli deve porre la domanda “Vuoi….”
Esempio
L’insegnante tiene in mano una caramella (cibo preferito) e dice al bambino “Vuoi la caramella?”. L’insegnante, che è di fronte al bambino, deve promptare (aiutare) con un SI verbalmente, accompagnato dal movimento della testa (dall’alto in basso).
L’assistente deve aiutare a muovere la testa del bambino per indicare “SI”.
Il bambino ha bisogno d’imparare a scuotere la testa per dire “SI”. Successivamente possiamo far ripetere queste sessioni durante il corso della giornata, offrendo all’alunno altri oggetti o cibi che gradisce.
E’ opportuno che l’insegnante oltre a verbalizzare verbalmente “SI” accompagnato dal movimento della testa, possa e / o presentare la parola “SI” scritta su una scheda, per fare acquisire all’alunno quest’avverbio astratto.
E’ fondamentale generalizzare quest’abilità in ogni ambiente.

ASPETTA

Di solito i bambini affetti da disturbo da spettro autistico non vogliono aspettare e ogni aspettavolta che l’insegnante dice loro, “aspetta “reagiscono male, emettendo comportamenti problema.
Il messaggio ‘aspetta’ è complesso ed è un concetto astratto, difficile da comprendere.
Durante l’insegnamento bisogna far capire al bambino che non stiamo negando l’accesso all’oggetto o all’attività che preferisce, ma che, imparando ad aspettare, otterrà quello che vuole, se avrà un comportamento adeguato e quando lo stabiliremo noi.
Training
Preparare una sessione d’insegnamento in cui il bambino manifesta desiderio di un oggetto specifico o di un cibo altamente gradito.
Prepariamo un cartoncino su cui scriveremo in stampatello maiuscolo la parola “ASPETTA”o disegneremo il simbolo di una mano.
Non appena il bambino ci chiede l’oggetto, gli diamo la carta con il simbolo e gli diciamo “ASPETTA”. Dopo due o tre secondi ci riprendiamo la carta e gli consegniamo l’oggetto desiderato.
In seguito allunghiamo l’intervallo. Se il bambino non sa aspettare non bisogna rinforzarlo, dandogli l’oggetto che stava attendendo.
Il bambino imparerà che quella carta indica che se aspetta, otterrà quello che desidera.

Con la carta “Pausa “ insegniamo ai bambini ad aspettare, a generalizzare questo concetto in tutti gli ambienti: quando va in bagno, quando deve aspettare in fila, quando è a mensa, quando gioca con i suoi compagni.
Deve imparare ad acquisire la capacità di attendere e a rispettare le regole.

I cartoncini plastificati che ho usato nelle foto dell’articolo li potete fare voi oppure li potete acquistare in QUESTO sito, dove trovate anche altro materiale didattico utile all’insegnamento.

 

 

 

 

 

 

 

fonte: icdavarna

 

 

 

 

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