Qual è il problema dell’inserimento lavorativo di Ares nel supermercato?
Ecco, c’è sempre un però dietro ogni conquista dei nostri figli. E vi spiego qual è il però di questo inserimento.
Ares ha iniziato questo tirocinio non perchè qualcuno sia venuto da me a dirmi che poteva lavorare nel supermercato ma perchè sono stata io a contattare il punto vendita. Il datore di lavoro era disponibile sin dall’inizio e l’intoppo burocratico era che l’ufficio di collocamento richiedeva minimo 33 ore di lavoro, numero che non potevo rispettare, soprattutto all’inizio. Ares è un autistico di livello 3 e ha bisogno di imparare tutto, prima di buttarsi nella realtà di qualunque cosa, soprattutto in quella del mondo lavorativo.
L’altro immenso però è che io non credo che se Ares non avesse avuto un terapista privato che lo segue nell’inserimento, si sarebbe potuto realizzare tutto questo. Perchè il tutor di Ares all’interno del supermercato lo segue fino a certo punto, lo supervisiona ogni tanto, è un punto di riferimento, ma non gli dice o gli insegna come eseguire i compiti che poi fa concretamente. A questo ci pensa il terapista (che pago io).
Quindi, se Ares fosse stato un autistico di livello 1, con competenze avanzate di autonomia, in grado di fare tutto subito e da solo, sarebbe bastato il tutor del supermercato. Diversamente, senza il suo terapista privato, sarebbe rimasto disorientato in un luogo pubblico dove arrivano i clienti e chiedono informazioni, mentre lui magari è concentrato a ricordare come riempire uno scaffale o come smistare un prodotto.
La lotta mia e nostra deve essere quella di rendere più accessibile il lavoro degli autistici più gravi, quelli che hanno bisogno di supporto maggiore. Di fare in modo che le aziende si adoperino per seguire e formare una persona con disabilità grave in modo che abbia gli stessi diritti di qualsiasi altra persona.
Io per ora pago il mio terapista ma non so se riuscirò a farlo per tutta la durata del tirocinio.
La speranza è che Ares riesca ad imparare il mestiere e a gestire questo ambiente da solo, in modo che si renda autonomo e possa essere seguito soltanto dal tutor del supermercato. La domanda è: se non avessi avuto la possibilità di pagare questo terapista, avrebbero accettato il lavoro di Ares? Sinceramente non credo! E qui, ovviamente, cala un velo pietoso.
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