Autismo. Come usare le immagini per insegnare a parlare

Spesso mi chiedete nei vostri messaggi se l’uso delle immagini potrebbe rallentare la produzione verbale di nostri figli. Sono tanti i terapisti, docenti e genitori che, davanti ad un bambino non verbale o che parla poco, si appoggiano alle immagini per comunicare e insegnare a comunicare i nostri figli.

Bene, la risposta è no. Le immagini non rallentano la produzione verbale della comunicazione (a patto che vengano usate come trampolino di lancio della comunicazione).

Va quindi sottolineato che i bambini che non parlano saranno prima incoraggiati a utilizzare altri mezzi di comunicazione per trasmettere le intenzioni, al fine di scoprire il valore della comunicazione nella capacità di regolare il comportamento degli altri e controllare le interazioni. si useranno quindi una varietà di forme di comunicazione non verbale come “trampolino di lancio” per la parola.

Esempio: vuoi la mela, mi dai l’immagine della mela, io ti do la mela e tu capisci che comunicare un’intenzione ha uno specifico risultato e cioè: ottieni la mela. Il passo successivo però è che io ti insegni che si chiama “ME LA” quel frutto che compare nella foto che mi hai dato. Quindi mentre mi dai la foto io ti dico: “ME LA”. E quando ti do la mela ti ripeto: “ME LA”. Cercando sempre che sia tu a dire ad esempio, l’ultima sillaba.

Guardiamo ad esempio le fasi dell’uso delle PECS:

1. Come comunicare:

Nella prima fase dell’uso delle PECS (Picture Exchange Communication System), il bambino imparerà che se consegna una foto a un adulto, otterrà ciò che vuole in cambio. Per questa fase, c’è un adulto di fronte al bambino che tiene in mano ciò che il bambino vuole e un altro adulto dietro il bambino che guida la mano e il braccio del bambino per aiutarlo a prendere l’immagine e darla al primo adulto. Questo è un programma molto specifico con istruzioni molto specifiche. Ogni adulto in questa situazione ha un ruolo importante e ha istruzioni su cosa fare. Per la prima fase, il bambino ha solo una foto davanti a sé. Non sta scegliendo l’immagine che vuole da una serie di immagini, si sta solo esercitando all’idea di consegnare un’immagine e ottenere ciò che vuole.

2. Distanza e persistenza:

In questa fase della PECS, al bambino viene insegnato ad essere più persistente con i suoi tentativi di comunicazione. Qualche volta, l’immagine verrà spostata più lontano dal bambino e dovrà andare a prenderla. In altri tentativi, l’immagine sarà proprio accanto al bambino, ma la persona che tiene in mano ciò che vuole inizierà ad allontanarsi. Il bambino impara che deve essere persistente per comunicare e non può arrendersi.

3. Discriminazione dell’immagine:

A questo punto del programma, al bambino verranno fornite due immagini tra cui scegliere. Il bambino deve trovare l’immagine che desidera e darla all’adulto. In genere, la seconda immagine è qualcosa che il bambino non vuole in modo che capisca che ha davvero bisogno di guardare le immagini. Proprio come le altre fasi, questa fase descrive ruoli diversi per ciascuno dei due adulti e mostra esattamente cosa fare per aiutare il bambino a imparare a scegliere l’immagine corretta.

4. Struttura della frase:

A questo punto, il programma insegna al bambino come formare una semplice frase. Le immagini scelte sono posizionate sulla parte anteriore di un taccuino con velcro insieme a un’immagine che dice “Voglio”. C’è anche una striscia di velcro separata che si stacca dal libro. Il bambino è tenuto a posizionare l’immagine “Voglio” sulla striscia insieme all’immagine di ciò che desidera. Quando il bambino prende quella striscia e la porge all’adulto, il bambino viene aiutato a indicare ogni immagine mentre l’adulto dice le parole ad alta voce. A questo punto, tantissimi bambini iniziare autistici iniziano a pronunciare la parola insieme all’adulto. Non vale per tutti i bambini, ma di solito capita di vedere quanto meno l’intenzione comunicativa.

Attributi ed espansione della lingua:

Sebbene non sia necessariamente una fase vera, a questo punto c’è anche una formazione su come aiutare un bambino a usare aggettivi e altre parole per espandere le sue frasi.

5. Risposte alle domande:

Questa fase insegna al bambino come rispondere alla domanda “cosa vuoi” utilizzando il quaderno e le immagini PECS. Non tutti i bambini rispondono allo stesso modo e a volte il terapista potrebbe aggiungere altri metodi. Questo non vuol dire che non si possa continuare con questo programma.

6. Commenti:

Questa fase insegna al bambino a commentare in risposta a una domanda. Ad esempio, potresti chiedere “cosa vedi?” e il bambino risponde con “Vedo ___”.

Come fare concretamemente per sviluppare le parole

Lo psicologo dello sviluppo Jean Piaget ha osservato che un bambino prima prende coscienza di un concetto e poi acquisisce le parole per nominarlo. Pensateci bene: un bambino deve sapere che una mela è un oggetto distinto e separato prima di sapere che dovrebbe darle un nome. Deve rendersi conto che la mela è diversa, per esempio, dalla tazza. È qui che entra in gioco l’abbinamento.

Per insegnare questo concetto usando immagini di oggetti, metti due immagini sul tavolo di fronte a tuo figlio, una di una mela e l’altra di una tazza. Dai a tuo figlio l’immagine identica di una mela. Chiedi a tuo figlio di “abbinare” le mele”. Quando tuo figlio è in grado di abbinare, più di una volta, le due carte, indipendentemente dalla posizione delle carte, probabilmente capirà che la mela è un oggetto distinto. Ora siamo un passo avanti nel dare un nome a quell’oggetto!

 

Costruire un vocabolario ricettivo

Quando un bambino di due anni è in grado di seguire semplici comandi, indicare oggetti quando vengono nominati e riconoscere i nomi di oggetti familiari; questi obiettivi sono esempi di abilità linguistiche ricettive.

Ci sono diversi modi per aiutare a costruire il vocabolario ricettivo di tuo figlio. Usare le foto è uno strumento di base concreto per costruire il vocabolario che puoi fare tranquilamente a casa. Metti le immagini di oggetti comuni sul tavolo di fronte a tuo figlio. Chiedi a tuo figlio di “toccare i biscotti” oppure puoi dire “dammi il cappello”. Quando tuo figlio può seguire il comando e selezionare più di una volta l’immagine richiesta, hai aggiunto una nuova parola al suo vocabolario ricettivo.

È probabile che tuo figlio abbia bisogno di aiuto per selezionare la carta corretta … soprattutto le prime volte che provi questa attività. Ecco un trucco per aiutarlo a scegliere la parola giusta con più facilità. Inizia con una sola carta sul tavolo e aumenta lentamente il numero di immagini. Ad esempio, se stai cercando di insegnare la parola biscotto:

  1. Inizia con solo l’immagine dei biscotti sul tavolo.
  2. Dopo che tuo figlio ha imparato a toccare l’immagine dei biscotti su richiesta, aggiungi una scheda vuota al tavolo. Chiedi a tuo figlio di toccare l’immagine dei biscotti più volte, ruotando ogni volta la posizione delle due carte.
  3. Quindi, aggiungi una seconda immagine al tavolo, una terza e una quarta.
  4. Una volta che tuo figlio può selezionare l’immagine dei biscotti ogni volta, inserisci nuove parole usando lo stesso metodo!

Costruire il vocabolario espressivo

L’idea di base per costruire un vocabolario espressivo usando le carte illustrate è solo quella di tenere la carta in alto e chiedere a tuo figlio “che cos’è?” La complessità arriva nel sapere come suggerire a tuo figlio e come sfumare quel suggerimento. L’imitazione è la base dei suggerimenti che utilizzerai per costruire il vocabolario espressivo di tuo figlio.

Le prime volte che chiedi a tuo figlio il nome di una nuova immagine, probabilmente dovrai prima dirgliela. Ad esempio, chiedi a tuo figlio “Che cos’è?” Se non ricevi una risposta, dici “mela”. Idealmente tuo figlio ripete la parola “mela”. Dopo alcuni tentativi, puoi abbreviare la parola in “meeee…”. E poi “laaaa …….” E poi forse solo aprire la bocca come per dire “mmmm…” ma senza emettere un suono.

Una raccolta completa di schede illustrate

Se un giorno venite a casa mia vi faccio vedere l’archivio immenso che ho di immagini. Qualcuno un giorno mi ha chiesto ma perchè così tante immagini? Beh, perchè le ho usate per incrementare il linguaggio di Ares.

È una buona idea avere una vasta selezione di immagini pronte per essere usate quando inizi il processo di insegnamento del linguaggio

Ecco alcuni suggerimenti per aiutarti a scegliere o scattare foto appropriate:

  • Inizia con parole che sono familiari a tuo figlio. Parole come mela , tazza e biscotti possono essere migliori di: sassofono o o stetoscopio .
  • Inizia con le immagini su uno sfondo bianco semplice o senza distrazioni.
  • Assicurati di avere duplicati disponibili per le attività di appaiamento
  • Considera l’idea di scattare più foto dello stesso oggetto (ad esempio 6 mele diverse) per aiutare tuo figlio a generalizzare le parole appena apprese.
  • Man mano che tuo figlio si sente più a suo agio nell’apprendimento di nuove parole, passa a contesti più naturali per le tue immagini.
  • Avere una vasta gamma di immagini, in più categorie, pronte per quando tuo figlio sarà pronto ad andare avanti!
  • Se scatti tu stesso le foto, considera l’idea di plastificarle per una maggiore durata.

 

 

 

 

La foto di copertina è di freepik: <a href=”https://it.freepik.com/foto/libro”>Libro foto creata da freepik – it.freepik.com</a>
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