Scuola e disabilità. Il caos della finta ripartenza.

Ebbene sì, ora lo posso dire: non c’è calendario visivo che tenga. Inutile scambiarci strategie, immagini, calendari appesi al frigo. Questa volta posso soltanto dire: è semplicemente un disastro!

Il 7 Gennaio dovrebbe ripartire la scuola ma nessuno, fra quelli che vivono la scuola, è d’accordo. I presidi, gli studenti (che minacciano scioperi e mobilitazioni) e non parliamo dei genitori come me, con figli disabili gravi.

Ad Ares ho detto durante tutto questo periodo che saremmo ripartiti il 7 gennaio con la scuola, abbiamo creato un bellissimo calendario visivo, che però ho dovuto togliere quando ho saputo che “no, si parte in DAD fino al 11, poi in presenza solo una parte della classe e non dalle 8 come sempre, ma dalle 10 fino alle 16”.

I disabili, in teoria, potrebbero continuare a frequentare la scuola in presenza, già dal 7, ma da soli, oppure tutti ammassati in una stanza o in più stanze di soli disabili. Sono pochissime le scuole di Italia che hanno concepito una presenza di disabili a scuola accompagnati da qualche compagno neuro tipico.

Poi quando si parte in presenza, alcune classi partiranno alle 10 ed altre alle 8. La scuola di Ares, ad esempio, non ha fatto deroghe ai disabili e quindi anche loro dovranno entrare a scuola alle 10 del mattino ma, ovviamente qui nasce un problema: i disabili mica si muovono con i mezzi pubblici! Ma è possibile che non se lo ricordi mai nessuno?

 

 

I disabili vengono portati a scuola dai genitori oppure dai pulmini del comune, e quindi non gravano sui servizi pubblici. Perchè allora non si è deciso di fargli entrare con i loro soliti orari per non stravolgere, l’ennesima volta, la loro routine già segnata dalle incertezze e dall’abbandono di questi ultimi mesi? E perchè nessuno ha pensato che i genitori che lavorano, ora dovranno portare i figli a scuola alle ore 10, invece che alle 8?

Perchè? Ve lo dico io: perchè a nessuno gli può fregar di meno! I comuni non si adeguano ad orari provvisori (giustamente, per carità, non sono maghi). Gli orari delle scuole sicuramente cambieranno dopo il 15 gennaio, con un altro DPCM, oppure semplicemente chiuderanno di nuovo, e gli unici a pagare le conseguenze di tutto questo caos organizzativo sono, come sempre (oramai è un’abitudine pesante dirlo), i disabili e i loro genitori. Aggiungo anche i normo tipici, perchè anche mia figlia Yara è stressata dalla DAD e timorosa dalla finta ripartenza del 7.

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E’ quasi stucchevole dire e ridire che si doveva concedere un’importanza maggiore al settore scolastico, che bisognava pensare alla formazione informatica di alcuni docenti che ancora oggi non sanno come gestire una piattaforma classroom. Bisognava lasciar perdere le sedie a rotelle, buone solo a fare gli scontri in corridoio, e concentrarsi sul potenziamento dei mezzi pubblici, perchè è questo il motivo fondamentale per il quale si sono decise le fasce di entrata scaglionata: non ce l’hanno fatta a potenziare i mezzi e quindi: “chiediamo alle scuole di arrangiarsi loro”. Ma bastaaaaaaaaaa!

Bisognava organizzarsi per ripartire davvero, non per finta. Siamo stanchi e i problemi si conoscevano! Non impariamo nulla dal passato, dall’estate, dai mesi scorsi.

La DAD non funziona con i disabili. Punto! Io, che mi ritengo una persona ottimista, operativa, che si rimbocca le maniche e lavora, ho fatto di tutto affinchè Ares restasse seduto in DAD e ho lavorato giorno e notte (perchè anche di notte penso), affinchè quest’ultimo anno di Liceo scorresse sereno, nonostante i divieti e i continui cambiamenti di abitudine. Ma ora, lo dico con certezza, non garantisco più che ci sia ogni mattina un ragazzone sereno che si siede e ascolta la docente da casa, davanti a uno schermo, con la wifi che se ne va ogni dieci minuti perchè è intassata, e siamo tutti in DAD e smart working, e gli chiedi: “dai Ares, ancora non è finita, non ti alzare”, ma sai perfettamente che ha ragione lui, che non se ne può più di questo computer perenne con quell’insegnante che ti dice: “cosaaaaa, non ho sentito”?

Le strategie comportamentali, i calendari visivi, le storie sociali, i rinforzi, funzionano fino ad un certo punto. Quando si protrae la reclusione, l’imprevedibilità, quando si stravolge, a lungo, una routine che per i disabili, soprattutto autistici, è FONDAMENTALE, quando non capisci più se sei a casa perchè è Natale, Pasqua, Estate, credetemi, non c’è terapia che tenga.

Il virus ha le sue colpe, per carità, ma il caos organizzativo al quale stiamo assistendo, è senza ombra di dubbio, il vero motivo dei nostri attuali disagi.