Autismo. Relazione fra sessualità repressa, stress, irritabilità e nervosismo

Da quando ho aperto questo Blog mi occupo con interesse del tema della sessualità nell’autismo. Questa volta ho fatto una lunga ricerca sulla relazione fra nervosismo, irrequietezza, stress, comportamenti problematici e sessualità repressa. Per quanto mi riguarda, ritengo che sia ancora un tema di cui si parla sempre troppo poco e se si affronta, lo si fa con leggerezza e superficialità.

La masturbazione è l’espressione sessuale più comunemente segnalata per le persone con autismo (Hellemans et al, 2010) ed è impossibile eliminarla quindi è necessario riconoscere che la masturbazione può essere l’unico sbocco per l’espressione sessuale dei ragazzi con autismo.

I comportamenti problematici di contenuto sessuale spesso non vengono trattati quando si presentano nel bambino, mentre, quando il bambino diventa adolescente, se mantiene
lo stesso comportamento, viene ritenuto fortemente problematico.

L’utilizzo di oggetti impropri per la masturbazione, toccare gli altri in maniera inappropriata, spogliarsi in pubblico, abbracciare in modo non-consensuale, il comportamento predatorio e l’esposizione dei genitali, sono soltanto alcuni di questi comportamenti problema, che i genitori, quando si presentano nell’adolescenza in maniera marcata, cercano di cancellare, spesso, senza i giusti strumenti terapeutici.

Di conseguenza lo stress, l’irritabilità di alcune persone con autismo, soprattutto nella fase adolescenziale, è spesso causata, non tanto dalla frustrazione delle loro pulsioni sessuali, dal voler toccarsi o conoscere il proprio corpo a tutti i costi, quanto dai divieti che vengono loro imposti, per via delle bizzarrie con cui si manifesta la loro sessualità, per via dei desideri inconsueti, e soprattutto perchè non sono stati messi PRIMA, nella condizione di capire quali sono le regole di una sessualità appropriata.DSCI0162

“Il disabile -spiega il sito ability channel- è persona e come tale non deve essere represso nelle sue pulsioni sessuali, semmai aiutato e corroborato affinché riesca ad esprimersi meglio. Se non abbiamo pregiudizi verso di essi, e se abbiamo imparato a guardare il disabile come una persona normale, con una ricchezza interiore, ma anche se abbiamo imparato a tollerarla nei suoi bisogni elementari, allora potremmo parlare serenamente della loro sessualità e delle loro pulsioni.”

Gli studiosi Hillier, John – Harrison [2002] hanno scoperto che gli adulti con disabilità intellettiva sono consapevoli che la loro sperimentazione sessuale, spesso, non è accettata da altri.

Anche se la sessualità gioca un ruolo importante per la socializzazione di tutte le persone, gli adolescenti con autismo affrontano molte barriere che ostacolano il loro riconoscimento come esseri sessuali attivi. Queste barriere includono fattori strutturali e attitudinali che non consentono alle persone con autismo di esprimere la propria sessualità.

Le barriere strutturali sono legate alla iperprotezione dei genitori e alla mancanza di opportunità di interagire con i coetanei.
A tutto questo si aggiunge, come detto sopra, che il comportamento sessuale, nei soggetti con autismo, è espresso in modo bizzarro e deviante, spesso in contrasto con le regole comuni. Alcuni ragazzi autistici, infatti, si masturbano con oggetti di qualunque genere, spesso mutilandosi i genitali, oppure in circostanze anomale, come ad esempio si possono eccitare con il tubo di scappamento di una macchina, altri con un cuscino, ecc. ecc. Altri invece, di sesso femminile, parlano con il loro clitoride nel tentativo di fermare il fastidio che li provoca l’eccitazione.
“Nella società in cui viviamo -aggiunge ability channel- prevale un doppio atteggiamento che oscilla tra la negazione della sessualità del disabile e una considerazione di essa come perversa e abnorme. Inoltre si commette sempre l’errore di considerare il disabile come un eterno bambino o, peggio, come dotato di una sessualità immaginata come disinibita o deformata. Al contrario si tollerano, o peggio, si accettano tacitamente comportamenti aberranti dei cosiddetti individui abili, come l’amore sadomaso, il feticismo, ed altre manifestazioni devianti come il voyeurismo, o peggio la pedofilia!”

Nel 2014  in Italia è stato proposto un disegno di legge che affronta il tema della sessualità, denominatoDisposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità. Il ddl fu proposto al Senato dal parlamentare del Pd Sergio Lo Giudice, ma a distanza di anni continua a calare il silenzio.IMG_20180104_1457140

“Nel momento in cui il comportamento problema è ormai presente, generalmente si cerca di farne diminuire la frequenza intervenendo sul comportamento stesso o anche farmacologicamente. Una grande difficoltà che viene però incontrata nel trattamento, deriva dal fatto che i comportamenti con un contenuto sessuale sono generalmente piacevoli in sé, non dipendono da un rinforzamento esterno alla persona e sono quindi scarsamente sensibili alla modificazione di contingenze esterne. La terapia farmacologica, che pure può agire sulla componente compulsiva di alcuni comportamenti (ad esempio, di masturbazione) non ne re-indirizza,  però, l’espressione. Ad esempio: se un adolescente con autismo si autostimola i genitali con una elevatissima frequenza durante la giornata, in qualunque luogo ed occasione, appare possibile ridurre la frequenza del comportamento attraverso un intervento farmacologico, ma questo non incide sulla possibilità che il comportamento si presenti comunque, anche una sola volta nella giornata, in un luogo pubblico, impedendo di fatto la vita sociale della persona che lo presenta”. (Caretto. F.)

“È evidente che la situazione pone dei problemi prima di tutto etici. Il primo problema
riguarda il modo in cui è possibile conciliare la legittimità della sessualità (che, si spera,
non venga messa in dubbio da nessuno) con la necessità di indirizzarne l’espressione in
modalità socialmente accettabili. Un secondo problema è riferibile ai modi dell’educazione ed alle persone che devono insegnare comportamenti sessuali appropriati, non potendo, per definizione, ricorrere alle modalità di insegnamento usualmente adottate in contesti di tipo “scolastico”. Alcuni brevi suggerimenti, da vagliare ed adattare in maniera strettamente individualizzata alla specifica persona ed allo specifico contesto, possono riguardare:
• la necessità di prevenire il più possibile qualunque tipo di comportamento
problematico, con uno specifico intervento educativo che aiuti il più precocemente
possibile il bambino con autismo a sviluppare competenze sociali e comunicative
• la necessità di considerare gli aspetti percettivi e cognitivi coinvolti nelle preferenze o
repulsioni della persona con autismo e il coinvolgimento emotivo delle persone implicate nell’insegnamento
• la possibilità che la persona con autismo identifichi tempi, luoghi e anche persone in
cui una attività, con una componente sessuale, può essere effettuata, e tempi, luoghi e
persone in cui tale attività non può essere effettuata
• la necessità di condivisione, in equipe e con i familiari, delle scelte relative
all’insegnamento dei comportamenti sessuali corretti (degli obiettivi, delle strategie,
dell’identificazione delle persone ecc…)
In merito a questo ultimo punto, si sottolinea come le decisioni sull’insegnamento di
corretti comportamenti sessuali, prima di essere “tecniche”, sono sempre etiche. Si prenda ad esempio la decisione, generalmente vissuta dai genitori in assoluta solitudine, di affidare il proprio figlio a persone che praticano il sesso a pagamento. Le scelte non
condivise possono comportare sensi di colpa, sospetti ed accuse reciproche fra familiari ed operatori, e conseguenze per la persona con autismo. In virtù di queste considerazioni, si ritiene che la comprensibile reticenza di genitori ed operatori a condividere le problematiche connesse alla sessualità nelle persone con autismo dovrebbero essere prima di tutto ammesse, e poi vinte”. (Caretto. F.)DSC_6591

In uno studio danese sulla sessualità nell’autismo che cito in QUESTO articolo, si arriva ad un’ipotesi, la quarta, fra tante altre, sul comportamento sessuale aggressivo di alcuni ospiti di un centro, dove operatori e persone con autismo hanno convissuto per molto tempo, proprio per studiare i comportamenti sessuali nell’autismo

Ipotesi 4:

I problemi comportamentali si verificano in relazione a problemi sessuali non risolti.

Il comportamento aggressivo e auto-mutilante si è verificato soltanto tra 3 e 5 persone autistiche in diretta congiunzione con il comportamento sessuale. Ad esempio, un residente ha morso il seno di un membro dello staff mentre era sessualmente eccitato, mentre un altro si è colpito duramente il pene quando ha avuto un’erezione. I residenti con un linguaggio adeguato, che hanno anche segni precisi di comportamento sessuale nei confronti degli altri, hanno un’alta frequenza di comportamenti autodistruttivi. Tale comportamento può essere interpretato come una reazione di rifiuto, perché l’altra persona non risponde positivamente.

Il comportamento autodistruttivo tra i residenti autistici a basso funzionamento è riconducibile, più a problemi di comunicazione che alla frustrazione delle loro pulsioni sessuali. I residenti che mostrano un interesse generale per il contatto intimo, sotto forma di baci e abbracci, hanno la tendenza ad essere aggressivi nei confronti degli altri. Questo fenomeno può essere interpretato come un circolo vizioso, in cui il contatto intimo incontra il rifiuto. Ciò a sua volta innesca un comportamento aggressivo, che rafforza nuovamente la frustrazione e così via. La medicina antipsicotica viene data principalmente ai residenti con comportamento aggressivo e autodistruttivo. Inoltre, i risultati di questo sondaggio suggeriscono che i problemi comportamentali, i problemi sessuali non risolti e l’uso di farmaci anti-psicotici sono strettamente correlati. In questo senso, assumono un aspetto negativo.

La sessualità dovrebbe essere vista in un contesto globale, in modo che l’istruzione e l’addestramento sessuale non consistano solo nell’aiutare la persona autistica ad imparare come masturbarsi e raggiungere il suo orgasmo. È ugualmente importante migliorare la consapevolezza del corpo della persona e sostenerla nel comprendere i suoi cambiamenti fisici ed emotivi in ​​relazione alla pulsione sessuale. Ad esempio, scoprire e stimolare il corpo può avvenire attraverso attività come esercizi e cura del corpo o guardarsi nudi allo specchio. Queste esperienze possono migliorare le possibilità della persona autistica di godere dell’atto di masturbazione e raggiungere un orgasmo. Dopo aver raggiunto un orgasmo, i residenti possono ricevere aiuto nel rilassarsi ed esprimere i propri sentimenti in relazione all’esperienza sessuale.

Troppo spesso attendiamo che la persona con autismo abbia passato la pubertà,  sia già un adolescente, sia diventata sessualmente matura ed abbia già un problema. Ignoriamo la loro sessualità fino a che non potrà essere più ignorata e diventerà causa di stress.

Se desideriamo insegnare agli adulti con autismo come comportarsi da adulti, è necessario considerare come insegnargli a comportarsi da bambini.

La chiave per evitare ulteriori stress, nostri e delle persone con autismo che vivono, sotto la nostra protezione, è insegnare loro, sin dalla prima infanzia, le regole per un comportamento sessuale consono e socialmente accettabile. Reprimere la loro sessualità, espressa tramite la sua forma più comune nell’autismo: e cioè la masturbazione, non fa altro che nutrire un nervosismo già in parte alimentato anche dalla mancanza di comunicazione, dai cambiamenti del proprio corpo e dalla consapevolezza, sempre più nitida, della propria condizione.

 

 

 

Annunci