Come riconoscere e come affrontare il Disturbo d’ansia nell’autismo. Non solo psicofarmaci

Sebbene la relazione tra Disturbi dello Spettro Autistico e ansia sia complessa condividendo i due disturbi alcune caratteristiche nosologiche (ad esempio ritiro sociale e comportamenti ritualizzati), numerosi studi evidenziano come le problematiche ansiose vadano al di là dei sintomi legati all’autismo (Kerns et al., 2014; Renno & Wood, 2013; Storch et al., 2012; Ung et al., 2014): le persone con Disturbi dello Spettro Autistico sembrerebbero essere più vulnerabili e maggiormente esposte rispetto alla popolazione normale a sviluppare disturbi d’ansia, probabilmente proprio a causa dei deficit legati alla patologia, come le difficoltà sociali e di comunicazione, l’aumentata sensibilità sensoriale  e le difficoltà di regolazione emotiva.
La problematica ansiosa inoltre, provocando, ad esempio, irritabilità, disturbi del sonno, disattenzione e comportamenti dirompenti, esacerberebbe i sintomi connessi all’autismo, già di per sé invalidanti, compromettendo ulteriormente il funzionamento sociale e cognitivo delle persone con Disturbi dello Spettro Autistico.
Considerare nei Disturbi dello Spettro Autistico la possibile e frequente compresenza di altre patologie psichiatriche, in primis l’ansia, è dunque fondamentale al fine di implementare trattamenti il più possibile adeguati, in cui possano essere integrate tecniche d’intervento già validate e rivelatesi efficaci, con il duplice scopo di migliorare la qualità di vita delle persone con Disturbo dello Spettro Autistico e di prevenire l’insorgere di ulteriori patologie, quali i disturbi dell’umore, frequentemente associati ai disturbi d’ ansia cronici.

Come riconoscere il disturbo d’ansia:

I principali sintomi dell’ansia

Chi soffre d’ansia presenta sintomi psichici, fisici e neurovegetativi.

I principali sintomi psichici sono:

  • Tensione
  • Nervosismo, irritabilità e reazioni eccessive ai minimi disturbi
  • Eccessiva apprensione e preoccupazione per sé e per gli altri
  • Paura o terroredepressed-man-sitting-with-head-in-hands-against-wall

sintomi fisici e neurovegetatitvi interessano tutto l’organismo, i principali sono:

  • Palpitazioni ed aumento del battito cardiaco, polso irregolare
  • Aumento e calo della pressione arteriosa
  • Vertigini e giramenti di testa
  • Tensioni, indolenzimenti e dolori muscolari
  • Nausea
  • Aumento della sudorazione e mani fredde o sudate
  • Coliti.

Inoltre, un meccanismo molto frequente per chi soffre d’ansia è legato alla iperventilazione, ossia la persona respira di più.

Poiché chi è ansioso cerca una via d’uscita, ogni volta che sorge un nuovo attacco ansioso andrà sempre alla ricerca di quel comportamento di fuga che ha funzionato in passato.

Si capisce che in questo modo l’ansia comporta una progressiva riduzione delle attività della persona che attiva escamotages per evitare di trovarsi nelle situazioni indesiderate.

COME MIGLIORARE I DISTURBI D’ANSIA CON LA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

Attualmente la terapia cognitivo-comportamentale sembra offrire i risultati più promettenti, tuttavia specifici adattamenti sono necessari per rendere la terapia cognitivo-comportamentale fruibile alla popolazione con autismo, applicando variazioni in base all´età, al livello di sviluppo cognitivo e linguistico. L´esposizione graduale e il rinforzo differenziale di comportamenti incompatibili sono tra le tecniche comportamentali più efficaci, utilizzabili indipendentemente dal quoziente intellettivo e dal linguaggio.

L’esposizione graduale consiste nell’individuare gli eventi che scatenano la fobia, costruire una gerarchia degli stessi secondo un livello crescente di paura elicitata e nell’esporre l’individuo che beneficia del trattamento agli stessi, progredendo da quelli a più bassa intensità emotiva a quelli con più alta intensità emotiva.

Nelle persone con autismo, in particolar modo in assenza di linguaggio, va posta molta attenzione alla selezione degli eventi che incutono timore e alla successiva esposizione, in quanto questi pazienti non sono in grado di riportare con esattezza i propri livelli di paura rispetto agli eventi. Sì utilizzerà quindi una certa prudenza nel procedere dai livelli più bassi verso quelli più alti della gerarchia, in modo da ridurre il rischio di evasione dal compito e di condizionamento avversivo delle persone, dei materiali e dei luoghi coinvolti nell’esposizione.ansia2-640x360

Rinforzo differenziale di comportamenti incompatibili

Il rinforzo differenziale di comportamenti incompatibili (DRI) va adottato soprattutto quando il paziente utilizza dei modi disfunzionali per ridurre gli stati ansiosi, come comportamenti auto o etero-aggressivi e/o auto-stimolazioni che compromettono significativamente il suo livello di funzionamento.

Il DRI consiste nella riduzione dei comportamenti problema, mediante rinforzo di comportamenti funzionali incompatibili con il comportamento problema. È importante che i comportamenti alternativi selezionati risultino rinforzanti, in modo da poter essere adottati in modo più o meno rapido e naturale dal paziente e, al contempo, siano in grado di catturarne l’attenzione distogliendola dallo stimolo ansiogeno. Ad esempio se il comportamento funzionale alla riduzione dell’ansia è “graffiarsi” e il paziente ha un forte interesse per gli oggetti luminosi, è possibile insegnare al paziente ad attivare un oggetto luminoso e a manipolarlo, ogni volta che viene presentata una situazione temuta o sperimentato uno stato d’ansia questo dovrebbe portare ad una riduzione dei primi comportamenti a favore dei secondi.

Trattamento

Nel trattamento di pazienti con un adeguato livello cognitivo e buone capacità comunicative, può essere utile integrare strategie comportamentali con strategie cognitive che promuovano una maggiore comprensione dei propri stati emotivi, la capacità di monitorare e modificare in modo funzionale i propri pensieri disfunzionali, di riflettere sulla propria esperienza per intraprendere adeguati percorsi di azione.

Infine è importante sottolineare come l’intervento focalizzato sui sintomi acquisisce una maggiore efficacia se  viene accompagnato da un trattamento psicoeducativo sviluppato in parallelo. L’importante è che consenta all’individuo di percepirsi come un agente efficace nel proprio mondo fisico e sociale.

I training finalizzati all’incremento di autonomia, riducono la dipendenza dalle figure di riferimento e migliorano il proprio senso di competenza, favorendo la capacità dell’individuo di fronteggiare le situazioni che scatenano ansia.

Allo stesso modo i training di abilità sociali promuovono abilità utili per agire in modo più efficace nel mondo sociale, riducendo il rischio di espulsione da parte del gruppo dei pari e, di conseguenza, i livelli di ansia sociale.

Recentemente, alcuni gruppi di ricerca hanno sviluppato protocolli d’intervento sui disturbi d’ ansia specifici per i Disturbi dello Spettro Autistico, protocolli quindi innovativi e costruiti ad hoc in base alle peculiarità cognitive ed emotive delle persone con autismo.Disturbi-ansia-e1383824632668

La maggior parte degli studi ha previsto la modifica dei protocolli d’intervento standardizzati considerate le note difficoltà di comunicazione e d’identificazione e comprensione dei propri e altrui stati mentali delle persone con autismo (Baron-Cohen, 1997, 2001). Le variazioni più rilevanti sono consistite:
◾ Nell’introduzione di storie sociali (Gray, 1998);
◾ Nell’utilizzo di supporti visivi;
◾ Nella maggiore enfasi posta sull’insegnamento di strategie di coping che non richiedono l’uso di linguaggio astratto;
◾ Nell’inclusione nelle sessioni CBT degli interessi speciali spesso presentati dalle persone con Disturbo dello Spettro Autistico;
◾ Attribuendo maggiore spazio all’insegnamento si semplici abilità sociali (Attwood, 2004; Anderson & Morris, 2006; Woods et al., 2013)
Il Facing Your Fears  (affrontare le tue paure) (Reaven et al., 2011, 2012, 2015), ad esempio, è un trattamento cognitivo-comportamentale originale e manualizzato che prevede sessioni di gruppo e il coinvolgimento costante dei famigliari; esso comprende l’implementazione delle tecniche tipiche d’intervento della CBT (rilassamento, tecnica del respiro lento, regolazione emotiva, esposizione graduale e uso di strategie cognitive), e include inoltre l’utilizzo prevalente di materiale visivo, l’impiego di video-modeling e l’inserimento nelle attività degli specifici interessi speciali dei partecipanti.
Similmente, il BIACA (Behavioral Interventions for Anxiety in Children with Autism; Wood et al., 2009, 2015) prevede sia sessioni individuali che di gruppo con i famigliari; esso è strutturato in moduli d’intervento che vengono implementati in base alle esigenze dello specifico paziente e include, oltre alle tipiche strategie d’intervento della terapia cognitivo-comportamentale, l’utilizzo di schemi strutturati di rinforzo per la promozione di strategie di coping più funzionali e l’apprendimento di specifiche abilità sociali sia a supporto dei compiti di esposizione graduale che idonee al fronteggiamento delle situazioni alla base dell’ ansia (es. interazione con i coetanei).riconoscere disturbi ansia

Obiettivo centrale del trattamento cognitivo-comportamentale è dunque quello di modificare le cognizioni e i comportamenti alla base del mantenimento dei sintomi ansiosi; le sue componenti centrali includono, sinteticamente, l’apprendimento di tecniche atte a ridurre l’arousal fisiologico e permettere una più efficace regolazione emotiva, la messa in discussione delle credenze disfunzionali e, infine, l’esposizione graduale e sistematica agli stimoli ansiogeni per ridurre i comportamenti di evitamento.

In questo video il Prof Paolo Curatolo, spiega le nuove frontiere della terapia cognitivo comportamentale per stimolare le connessioni delle varie aree del cervello e aiutare così l’interazione sociale e la capacità adattiva del bambino, due dei principali aspetti su cui puntare per la cura del disturbo d’ansia e dell’umore

 

 

 

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