La Realtà Virtuale come terapia per l’autismo

La prima volta che ho provato a far sedere Ares in una di quelle macchine per vedere la Realtà Virtuale (RV), trovata per caso in una fiera sportiva, non volle nemmeno avvicinarsi. Così ci provai una seconda volta e ancora niente, fino a ieri: ci è riuscito con il suo Assistente Domiciliare Fabrizio, che, pazientemente, lo convinse (previa preparazione) a sedersi e a rimanerci tutto il tempo della visione (addirittura Ares si è tanto divertito).

Al suo ritorno a casa Ares è stato assolutamente in grado (più di altre occasioni) di raccontare quello che aveva visto, usando un tono nella voce agitato, che probabilmente, richiamava l’emozione che aveva provato nella specie di corsa con le moto spaziali  che aveva appena visto.

Sinceramente, non avrei mai pensato che Ares riuscisse a stare seduto fino alla fine, soprattutto perchè conosco il suo sovraccarico sensoriale che, a causa delle difficoltà intrinseche nel bloccare gli stimoli esterni, spesso gli provoca nervosismo e irrequietezza.

Recenti studi scientifici hanno dimostrato che, dopo l’uso di tecnologie avanzate, sono migliorate le capacità sociali degli adolescenti con autismo. Tuttavia, il numero limitato di persone che hanno beneficiato di questa tecnologia non consente ancora di verificarne la validità scientifica.

Il MIUR (Ministero Italiano dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) crede in queste tecnologie e nel 2017 ha lanciato una sfida, aprendo una gara pubblica per la realizzazione di un progetto per lo sviluppo di applicazioni innovative di Realtà Virtuale e Aumentata per le persone con disturbi autistici, del valore di 3.876.731,92 euro:

“La realtà virtuale, spiega il MIUR, rappresenta le esperienze di vita reale in modo sicuro e controllabile, rendendo possibile ripetere più volte l’intervento. Tale versatilità nella creazione di ambienti virtuali e l’eliminazione dei fattori di stress comuni nelle interazioni faccia a faccia suggerisce che il VR può essere più efficace nel migliorare la capacità di interazione e le abilità sociali di altre metodologie”.

In Italia, l’utilizzo della RV per scopi connessi alla psicologia, all’educazione o alla riabilitazione è appannaggio di pochi centri privati o rari studi pilota, ma il destino è quello di vedere allargare il proprio raggio di azione. Al politecnico di Milano era il 2016 quando alcuni giovani ricercatori del dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria svilupparono Wildcard, uno strumento di supporto terapeutico per permettere ai bambini con disabilità intellettiva di immergersi nelle storie raccontate dai terapisti durante la riabilitazione.

Rimane però ridotto il numero delle persone che sono state sottoposte a trattamenti con tecnologie avanzate e l’estrema variabilità individuale in tema di disabilità non permettono di dimostrare scientificamente la validità di tali approcci.

Possiamo però immaginare che gli ambienti ricreati mediante RV rappresentino un contesto di interazione sociale grazie al quale la persona possa sperimentare momenti di vita dove emozioni, paure e difficoltà, ma anche comportamenti disfunzionali si possano affacciare, facendo così emergere, nel contesto protetto di un laboratorio sperimentale, il funzionamento cognitivo che ne sta alla base. 

Questo è un video molto interessante, realizzato con tecnica a 360°, sull’esperienza virtuale a supporto dell’autismo:

 

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