A Samarate apre un centro per giovani adulti autistici

 

E’ stato battezzato “Aliblu”, il nuovo Centro per giovani adulti autistici, che sarà aperto a Samarate a Villa Montevecchio, a partire dal prossimo 4 giugno. Ospiterà un servizio ai giovani con diagnosi di autismo  che hanno concluso il percorso di studi obbligatori. Sarà gestito dalla cooperativa Solidarietà e Servizi. In Italia il problema coinvolge circa 500.000 famiglie, 150.000 solo in Lombardia. Si stima che un bambino ogni 100 presenti un disturbo dello spettro autistico. A supporto delle famiglie di pazienti autistici (circa cento nuove diagnosi ogni anno nella sola provincia di Varese) è attiva Officina 025, amici della Neuropsichiatria infantile di Gallarate.

L’esordio dell’autismo è precoce (fra i 14 e i 28 mesi) e la malattia dura per tutta la vita. Si tratta di una patologia del neurosviluppo caratterizzata da un’organizzazione atipica di alcune funzioni mentali e delle relative aree del cervello. Circa il 50% delle persone con autismo presenta anche una disabilità cognitiva. In generale queste persone manifestano una particolare attenzione per alcuni stimoli sensoriali, hanno una predisposizione a comportamenti ripetitivi e a routine rigide, ma anche una scarsa attitudine e motivazione all’interazione sociale reciproca. L’autismo, infatti, compromette la capacità di interagire e di comunicare con gli altri.

Con questo nuovo centro la Cooperativa Solidarietà e servizi intende rispondere ad un bisogno emergente per le famiglie che hanno figli con questi disturbi, esemplificato dalle parole di  Benedetta Demartis, Presidente dell’Associazione nazionale genitori soggetti autistici (angsa), rilasciate in un’intervista pubblicata su La Repubblica : “ è un problema reale quando al termine del percorso scolastico non sappiamo come riempire le giornate vuote dei nostri figli”. Il rischio è che certi percorsi di autonomia faticosamente raggiunti vadano persi senza il sostegno necessario.  Anche i nostri figli diventano adulti ma manca quel passaggio di consegne a chi dovrebbe proseguire l’attuazione del loro progetto di vita. Si resta orfani di riferimenti certi, lasciando solo alle Politiche Sociali il compito di dare risposte che spesso sono condizionate dai magri bilanci degli enti locali”.

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