Autismo. Programma differenziato. Diploma o no? Consigli personali per lavorare meglio in classe.

Già in passato ho affrontato il delicato tema dell’accanimento dei genitori nel voler, a  tutti i costi, Diploma di Terza Media e Maturità al Liceo, per non  parlare  degli studi universitari.

Oggi però voglio riflettere con voi sulla questione del programma differenziato a scuola, il P.E.I., soffermandomi soprattutto sui ragazzi come il mio, che sono a Basso Funzionamento.

Vediamo prima di tutto cosa dice il Ministero a proposito di questo argomento:

Cos’è il piano educativo individualizzato o PEI?

Il P.E.I. – Piano Educativo Individualizzato descrive annualmente gli interventi educativi e didattici destinati all’alunno, definendo obiettivi, metodi e criteri di valutazione. È parte integrante della programmazione educativo-didattica di classe e contiene:

  • finalità e obiettivi didattici e in particolare gli obiettivi educativi, di socializzazione e gli obiettivi di apprendimento riferiti alle diverse aree, perseguibili nell’anno anche in relazione alla programmazione di classe;
  • gli itinerari di lavoro (le attività specifiche);
  • i metodi, i materiali, i sussidi e tecnologie con cui organizzare la proposta, compresa l’organizzazione delle risorse (orari e organizzazione delle attività);
  • i criteri e i metodi di valutazione;
  • le forme di integrazione tra scuola ed extra-scuola.

Poiché la valutazione degli alunni con disabilità è riferita al P.E.I., sia per quanto riguarda obiettivi che metodi e criteri di verifica, questo documento dovrà contenere in modo chiaro tutti gli elementi che consentiranno poi effettivamente di valutare gli esiti dell’azione didattica. Il P.E.I. viene redatto all’inizio di ciascun anno scolastico ed è soggetto poi a verifica. È redatto congiuntamente dalla scuola e dai Servizi (Equipe Psico-Sociosanitaria) con la collaborazione della Famiglia., e questo lo sottolineo perchè spesso e volentieri i P.E.I. si realizzano senza il coinvolgimento della famiglia.

Gli alunni con disabilità conseguono un titolo di studio valido?

Dobbiamo distinguere tra il primo e il secondo ciclo di istruzione. Nel primo ciclo, ossia scuola Primaria e Secondaria di Primo Grado, la programmazione è sempre valida per la promozione alla classe successiva, anche quando è completamente differenziata poiché la valutazione degli alunni con disabilità avviene sempre in base al loro Piano Educativo Individualizzato. Questo vale naturalmente anche al momento dell’Esame di Stato conclusivo (ex esame di licenza media) che il candidato con disabilità potrà affrontare anche sostenendo prove totalmente differenziate, in base a quanto stabilito nel suo PEI. Superando queste prove conseguirà un diploma valido a tutti gli effetti, senza nessuna menzione del particolare percorso seguito. Come risulta chiaramente dall’art 11 comma 11 dell’O M n. 90/01 solo se l’alunno di scuola media non raggiunge gli obiettivi del suo PEI, che è calibrato esclusivamente sulla base delle sue effettive capacità, non riceve il diploma; nelle superiori invece l’art 15 dell’O M n.90/01 distingue tra PEI semplificato e differenziato, distinzione non esistente per la scuola media. La situazione, infatti, cambia nel Secondo Ciclo (scuola superiore). In questo ordine di scuola agli studenti con disabilità viene garantita la frequenza, ma non il conseguimento del titolo di studio. Per loro sono possibili pertanto due percorsi distinti:

  • uno curriculare, o per obiettivi minimi, che porta al conseguimento di un regolare titolo di studio;
  • uno differenziato che consente solo la frequenza nella scuola e porta, alla fine, al rilascio di un attestato, non del diploma.

Cos’è la Programmazione Differenziata?

Nella Scuola Secondaria di Secondo Grado (Scuola Superiore) quando gli obiettivi del Piano Educativo Individualizzato sono nettamente difformi rispetto a quelli dell’ordinamento di studi della classe, la programmazione viene dichiarata differenziata e l’alunno pertanto non può conseguire il titolo di studio. Salvo situazione eccezionali, la programmazione differenziata si applica solo in caso di disabilità di tipo cognitivo. La famiglia va informata subito di questa scelta e ha facoltà di opporsi; in questo caso l’alunno seguirà ugualmente il suo P.E.I., con il sostegno e ogni altra tutela prevista, ma la valutazione sarà effettuata in base ai criteri definiti per tutta la classe. Alla fine dell’anno, l’alunno che segue una programmazione differenziata viene ammesso alla classe successiva, ma di fatto non ha conseguito la promozione. Sulla pagella andrà annotato che la valutazione è stata effettuata in base al proprio Piano Educativo Individualizzato. Nessuna nota particolare va mai inserita nei tabelloni esposti al pubblico. Al termine del percorso non consegue il diploma ma un attestato dei crediti formativi.

Secondo la mia esperienz,  i consigli che mi sento di dare, ai fini di ottenere un’inclusione il più possibile vera, sono questi:

  1. Informare ragazzi e docenti sulle caratteristiche della disabilità del proprio figlio. Non potete richiedere appoggio ed inclusione se gli altri non sanno nemmeno il nome della patologia di vostro figlio.
  2. Esigere le stesse insegnanti di sostegno per l’intero ciclo di studio: le persone disabili impiegano tempo per stabilire un contatto e poi un rapporto con le insegnanti di sostegno. Per questo motivo è bene informarsi, da genitori, sul futuro dei docenti di sostegno che ci danno sin dall’inizio, onde evitare che vengano cambiati ogni anno. Tutto ciò è davvero deleterio.
  3. Serve richiedere l’assistente specialistico, affinché, non solo vengano “coperte” tutte le ore di sostegno mancanti (spesso capita che il disabile abbia meno ore di sostegno di quelle che gli spettano), ma anche per lavorare sulle autonomie con più serenità, compitto che non va affatto delegato ai docenti di sostegno.
  4. Sollecitare l’ingresso nelle scuole di figure specializzate come (logopedisti, terapisti A.B.A., pedagogisti, psicomotricisti, psicologi, fisioterapisti)  a supporto del docente di sostegno nell’applicazione di particolari metodi riabilitativi. I docenti di sostegno hanno una preparazione troppo generica. Le mie psicologhe vanno in classe ogni circa due mesi a collaborare con il corpo docente di Ares nello svolgimento dei programmi di classe. E’ un aiuto in più! Non è un intervento invasivo. Sono invece contraria alla presenza continua dei terapisti esterni nelle aule. 
  5. Partecipare attivamente ai G.L.H., dove è obbligatorio convergano tutte le figure che lavorano con il disabile: neuropsichiatra, A.E.C., Sostegno, docenti curricolari, famiglia. Il G.L.H. deve essere davvero un punto di sinergia, non deve essere simbolico o di forma, va fatto con criterio e deve portare dei frutti altrimenti è inutile.
  6. No alle classi pollaio: la formazione delle classi prevede un numero di 22 alunni in presenza di un disabile e di 20 nel caso di due disabili. Non si può includere nessuno se la classe ha 28 ragazzi, e’ impensabile!
  7. Se la scuola lo consente (ad oggi il Piano di studi differenziato deve comprendere tutte le discipline, x’ agli esami di 3^ media si devono portare tutte le materie previste), sarebbe meglio portare avanti soltanto alcune materie, tralasciando il più possibile quelle che non garantiranno al disabile obiettivi essenziali come la manualità, la psicomotricità, il linguaggio e via dicendo. La vera inclusione si ottiene valorizzando le potenzialità di un disabile, non mettendo in evidenza ciò che non riesce a fare obbligandolo a studiare tutte le materie indistintamente (mio personale parere)
  8. Il disabile non può lavorare bene se non in gruppi piccoli (al massimo 3 alunni) ed ognuno ha tempi diversi di apprendimento. All’interno della stessa classe, si dovrebbero formare gruppi diversi per diversi livelli e necessita’, ogni gruppo lavorando in funzione del proprio potenziale. Insegnare con sistemi diversi a seconda del livello del gruppo, perché non tutti gli studenti sono in grado di apprendere allo stesso modo.
  9. L’insegnante di sostegno è un insegnante della classe e non del singolo allievo. Troppo spesso i ragazzi con situazioni problematiche si separano dalla classe e dai compagni per andare a lavorare con il “proprio insegnante”.  La funzione di tale insegnante è anche e soprattutto l’integrazione, è colui che aiuta, attraverso la sua esperienza e la sua preparazione specifica, i colleghi curricolari e gli stessi compagni ad integrare il disabile nel percorso scolastico di classe
  10. Mantenere una continua comunicazione con i docenti di sostegno per comunicare variazioni d’umore, nervosismi, situazioni particolari, che possano influire nell’andamento sereno delle attività in classe. Essere genitori  disponibili, gentili, presenti e collaborativi, ma anche fermi, precisi e difensori dei diritti dei propri figli.

 

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...