AUTISMO. Come evitare che vostro figlio “rubi” il cibo dal frigo. Consigli pratici.

 

Dunque, a casa mia non ci sono lucchetti nel frigo, né tanto meno nelle dispense, armadietti o simili. All’inizio, (e tuttora) alcuni cibi li nascondo, più che altro per evitare la tentazione di Ares  prenderli, e di conseguenza la sua ulteriore frustrazione perché appunto, se li prende, glieli devo per forza negare. Ma, in linea di massima, i posti dove si trova il cibo che Ares vuole, lui li conosce benissimo. Ha soltanto imparato a non prenderli.

A, oramai quasi 16 anni, potrebbe capitare che Ares prenda il cibo “vietato” ma, senza dubbio, mi cerca per chiedermelo. Io gli dico: “ora no, lo prendi dopo” e la storia finisce lì.

Come ho fatto? La risposta non è semplice, e il percorso per arrivare a questo atteggiamento neanche. Sicuramente la terapia A.B.A. ha aiutato molto, perché in terapia spesso abbiamo usato rinforzi commestibili, che venivano concessi soltanto dopo il compimento di un preciso compito, e non quando Ares voleva. Così facendo, pian piano, Ares ha imparato che alcuni oggetti o alcuni alimenti vanno presi soltanto quando lo decide l’adulto, e non quando vuole lui.

Mi sono resa conto che dovevo intraprendere una strada diversa quando, crescendo, mi sono finiti i nascondigli (Ares li aveva scoperti tutti). A quel punto decisi che era ora di dare una svolta alla questione del “furto” dei cibi.  Questi sono alcuni accorgimenti semplici e, vedremo, se anche a voi saranno utili:

  1. Orologio digitale: “Ares, no, ora non puoi mangiare il Kinder, guarda l’ora, che ora è: le 16, alle 16 e 30 te lo puoi mangiare”. A me ha aiutato molto rassicurarlo sul fatto che il cibo non “scappa” dalla mensola o dal frigo, ma che rimane lì e quando arriva l’orario giusto lui ne potrà usufruire. E’ importante quindi, non vietarlo del tutto, ma fargli capire che lo avrà, quando sarà possibile. Ovvio, quando arrivano le 16 e 30, se non è lui a ricordare l’orario, sono io che lo chiamerò e gli dirò: “Ares guarda, che ora è? le 16 e 30, quindi puoi prendere la cioccolata”, o quel che sia (nel caso di bambini piccolissimi, che ancora non hanno ben capito l’ora, gli si può dire: “quando finisce il cartone, oppure dopo che avrai fatto il bagnetto, oppure quando avrai finito il compito, oppure prima di andare al parchetto”), insomma, gli si da un punto preciso di riferimento orario.
  1. Nel periodo in cui stiamo abituando il bambino all’orario giusto per prendere il suo cibo preferito, oppure il giocattolo (vale anche per i giochi, oppure per vedere la TV), è bene stare attenti a che il bambino non infranga la regola di cibarsi da solo, per cui sarà un periodo faticoso, ma come sappiamo, niente nella vita è semplice, giusto? Quindi stiamo attenti!.
  2. Ogni qualvolta il bambino prende il cibo “vietato”, glielo si toglie, e si ripone nello stesso luogo da dove l’aveva preso, facendoglielo vedere: “ora non lo puoi prendere, guarda, lo ripongo qui, e poi quando sarà il momento, lo avrai”. Venti volte lo prende? Venti volte faccio la stessa cosa. (Di questa tecnica mi sono avvalsa anche quando Ares veniva al lettone, da piccolo, nel cuore della notte: venti volte veniva, e venti volte, con calma, lo si riportava al suo letto) Siate certi che prima o poi, quando meno ve lo aspettate, smetterà di farlo. L’importante è non mollare mai, perché una sola concessione potrebbe essere fatale, e bisognerebbe ricominciare da capo.
  3. Non bisogna MAI perdere la calma agendo con urla o peggio con la violenza fisica. Non serve a nulla. Stiamo trattando con un bambino autistico che, al contrario, dinanzi ad un nostro comportamento violento o isterico, potrebbe agire di conseguenza, si scaturirebbe una crisi e avremo ottenuto l’effetto contrario.
  4. In casa mia non ho centritavola con caramelle, cioccolata a vista, o cibi che possano tentare Ares (nel caso siano questi i cibi preferiti di vostro figlio). Il nostro deve essere un tentativo di mettere in atto una regola precisa, e non una tortura psicologica dalla serie: ti faccio vedere il cibo ma non lo puoi prendere. Ogni cibo a casa mia, è fuori dalla portata visiva di Ares, ma non ci sono lucchetti che rendano ancora più “vietato” il cibo che lui vuole.
  5. Ho cercato di fare distinzione fra i cibi che Ares può prendere e quelli che non può prendere (e comunque ad ogni modo rimane sempre la regola che in qualunque posto si trovi, lui dovrà sempre rivolgersi a me per chiederlo). Ad esempio, la bottiglia di Coca Cola che sta in frigo, lui sa, che messa lì, la può prendere, quella che invece sta nella dispensa, non è per lui (potrebbe essere per me, oppure per la sorella). Ciò per fargli capire che il cibo o la bevanda che sia, esiste, sì, ma non è sempre per lui. Non esiste soltanto lui.
  6. Quando ci sono fratelli o sorelle “normodotati”, ahimé, la regola è bene stabilirla anche per loro, nel tentativo di non creare “lotte” che possano frustrare il ragazzo con autismo. Quindi, nella misura del possibile, stabilite le stesse regole di orario anche per i fratellini. Il giovamento comportamentale  sarà per tutti.
  7. Cominciare da piccoli con l’insegnamento delle regole, è essenziale per facilitarci la vita un po’ tutti. Da grandi, ricordate, in preadolescenza e adolescenza i “comportamenti problema” aumentano ed è quasi impossibile provare a stabilire norme disciplinari. Prima si comincia meglio è.

Questi consigli valgono anche per i bambini non verbali, che al posto della parola, useranno il gesto, se non vi fate capire con le parole, potete usare immagini, o gesti concreti che possano indicare al bambino, piano piano, quando è il momento opportuno per avere il cibo o l’oggetto desiderato.

Ci sono altri accorgimenti che possono aiutarvi in questa piccola grande lotta comportamentale, come ad esempio le storie sociali ( di cui parlo QUI), oppure potete anche attaccare dei cartellini (se il bambino sa leggere) nei posti dove sapete riponete il cibo, con scritte del tipo: NON PUOI PRENDERE LA CIOCCOLATA, CHIAMA MAMMA, oppure LA CIOCCOLATA DOPO. Frasi semplici, che però siano ferme e che aiutino il bambino a ricordare le regole.

Spero di esservi stata utile, un abbraccio,

Bàrbara

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