Come insegnare al bambino a giocare. Gioco indipendente e simbolico/ Còmo enseñar el niño a jugar.

 

Il bambino, nei suoi primi anni di vita, comunica con il mondo esterno attraverso il gioco, il quale può fornire agli adulti delle informazioni importanti sul suo comportamento e sviluppo.

In genere, i bambini autistici non sviluppano le stesse capacità di gioco degli altri bambini. Baron-Cohen, più di vent’anni fa, faceva notare come il gioco simbolico fosse assente (o estremamente carente, ma solo in pochissimi casi) nei bambini autistici, i quali, invece, dimostravano di sviluppare un adeguato gioco senso-motorio, combinatorio e funzionale (Baron-Cohen, 1987).

Le diverse tappe dello sviluppo del gioco si presentano in ritardo ares-gioca-matteo-corpo-umano_x264_dvd.originalrispetto allo sviluppo tipico, nel bambino con autismo. Per cui, a 18 mesi, quando tipicamente si sviluppa il gioco simbolico, un bambino autistico potrebbe essere ancora nella fase della semplice manipolazione del materiale e non essere per niente motivato a ricercare la relazione tra due o più oggetti, combinandoli tra loro, né tanto meno a combinarli in maniera funzionale.

Durante la preparazione e l’attuazione di un trattamento di gioco per bambini autistici,
bisogna sempre tenere a mente gli obiettivi dell’intervento, per adattarli al singolo
bambino a cui il trattamento è rivolto. Ecco alcuni consigli che potrebbero essere utili
ad un operatore, nella fase di preparazione di un play-training per bambini autistici:

L’insegnamento delle prime abilità sociali deve promuovere l’apprendimento di singoli comportamenti, ma anche l’intreccio e l’interazione delle loro componenti.
 I comportamenti insegnati vanno sempre inseriti in una circolarità di soggetti (es: mamma-bambino). Il gioco, infatti, porta armonia tra il bambino e i genitori, permette di realizzare un’alleanza e uno spazio di sintonia tra il bambino e l’adulto: senza sintonia, non può esserci apprendimento.
Le attività devono essere strutturate nello spazio e nel tempo: l’adulto decide quali e quanti materiali usare, decide i tempi, stabilisce e comunica le regole con rigore e flessibilità, in modo che il bambino capisca chiaramente i compiti e le attività da fare.
L’attività deve sempre essere guidata dall’osservazione del bambino, dai suoi interessi e desideri, dal suo modo di accettare o respingere una proposta: essa deve partire da qualcosa di significativo per il bambino, da lui conosciuto, amato e desiderato. Durante l’attività è necessario rispettare il funzionamento del bambino, affinché essa diventi piacevole e lo renda motivato ad apprendere.
E’ fondamentale la relazione che il bambino instaura con l’operatore, il quale deve dimostrare empatia, capacità di sentire le emozioni del bambino, di accettare il suo modo di viverle e tollerarle.
E’ necessario sempre rinforzare i comportamenti spontanei del bambino, che si avvicinano alle mete prefissate.

Gli strumenti che si possono utilizzare sono piccole routine di gioco (es: “Bubu

ares 2 anni dic 03 005settete”,  “Scappa-che-ti-prendo”, etc.), canzoncine ripetitive e semplici giochi di reciprocità, in cui si cerca di coinvolgere attivamente il bambino, sviluppare routine di gioco (permettendo, tuttavia, alcune necessarie variazioni alla routine stessa), creare momenti di attesa e stupore e, soprattutto, fare in modo che il bambino si diverta e tragga piacere dall’esperienza di gioco.

L’insegnamento del gioco deve essere introdotto in maniera informale e divertente come per esempio stando sul pavimento. Devi scegliere tre o quattro obiettivi su cui lavorare. Alcuni di questi obiettivi possono essere incorporati nel curriculum strutturato, su altri sara’ piu’ appropriato lavorare durante i momenti di gioco. E’ necessario iniziare l’insegnamento in un momento strutturato, al tavolo: questo ridurra’ le distrazioni , accellerera’ l’acquisizione del gioco e rendera’ al bambino familiari gli steps iniziali delle attivita’ di gioco..Il processo di istruzione includera’ dimostrazioni , giochi di ruolo , ecc. Una volta che saranno apprese le attivita’ di base in un approccio strutturato , il bambino potra’ continuare lo sviluppo delle abilita’ nel modo e nell’ambiente piu’ naturale possibile.

COMPONENTI DI UN INSEGNAMENTO EFFICACE
L’insegnamento puo’ essere scomposto in 5 parti :
1 identificare i vari steps
2 insegnare uno step per volta
3 ripetere nella pratica
4 usare l’aiuto e eliminare l’aiuto come necessario 
5 rinforzare l’approssimazione di risposte desiderate
6 Sviluppare l’indipendenza
Uno degli obiettivi fondamentali deve essere insegnare al bambino a giocare in una situazione non monitorata o supervisionata. Questo deve avvenire gradualmente.Incomincia a stare vicino a lui ( usa rinforzi verbali solo alla fine di una attivita’ ), poi a pochi passi , dall’altra parte della stanza , lascia la stanza per un secondo e prolunga piano piano il tempo in cui ti allontani.La PLAY STATION puo’ essere molto utile a sviluppare il gioco indipendente

Esiste una tecnica in A.B.A. che, una volta capita, può essere applicata in tantissime forme per insegnare ai nostri ragazzi. Si chiama concatenamento retrogado (backwards chaining). Sembra un parolone, ma è semplicissima. Trattasi di insegnare cominciando dalla fine.

Ad esempio, se il bambino deve imparare a fare un puzzle, compratene uno da 5 pezzi, per cominciare, glielo mostrate togliendo 1 solo pezzo. Si chiede al bambino di porre il pezzo mancante: quando ha imparato a mettere 1 pezzo, se ne tolgono due,  poi 3, 4 e così via. Ovviamente  ci  vuole un rinforzo  per ogni pezzo aggiunto: “bravaaaaaaaaaaaa” “bravooooooooooooo”.

Tutte le attività indipendenti vanno sempre insegnate con l’adulto alle spalle del ragazzo, come se l’adulto fosse egli stesso le sue mani. Questo per evitare che la presenza dell’adulto sia troppo invadente. D’altronde stiamo insegnando proprio il gioco indipendente, e il bambino deve rimanere indipendente il più possibile. Piano piano le indicazioni dell’adulto devono sfumarsi fino a scomparire.

Per quanto riguarda il gioco SIMBOLICO è meglio insegnarlo per IMITAZIONE, 847804cambiando la metodologia.

Mi sono riempita la casa di giocattoli doppi, semplici  giocattoli, non  devono  essere per forza costosi. Oggi ad Ikea, ad  esempio, se ne trovano diversi. Sopra ho messo alcune foto. Alcuni giochi possono essere bambole, culle, biberon, viti, piccoli ferri da stiro eccc.

Si indica l’azione da fare compiere al bambino: ” Ares, giochiamo”, e il bambino deve imitarci, dobbiamo raggiungere questo obiettivo.  A quel punto cominciamo a “segare”, “stirare”, “pulire”, “cullare la bambola”, “cucinare”, ecc.  Ho sempre l’impressione  che sia meglio  imitare  azioni di gioco che il bambino vede quotidianamente, quello che ci  vede fare a casa.

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Mai cominciare a parlare e a dire cose del tipo: “ma…no..  cosa stai facendo! Non  si fa così’….” Gli aiuti devono essere soltanto fisici: gesti, mani che si porgono per indicare. Meno si parla meglio è.

Si premia il bambino alla fine  di una sequenza discreta di gioco. E poi ci alziamo ed andiamo a giocare in un altro luogo di casa,  vicino il più possibile al luogo dove eravamo.  Il  bambino  deve alzarsi e seguirci, e appena arriva nel nuovo luogo, si premia e si continua a giocare.
Tutte queste sessioni servono ad allungare l’attenzione del bambino nel tempo e nello spazio.

Sappiate che, dopo alcuni  giorni, stando  in  campagna, Ares era in  grado di imitarmi nel fare altre attività, come piantare un seme, annaffiare una pianta, lanciare la palla, e via dicendo.

E’ sempre ottimo informare la scuola ogni qualvolta si insegna un’abilità nuova al bambino, così che tutti possano poi provare a giocare con lui in altri contesti. 

La riuscita di tutto questo avviene quando il bambino gioca con i compagni, con il nonno, con la zia, con le cugine, con gli altri bambini incontrati al parco.

Riuscire ad insegnare un gioco ad un bambino autistico è davvero faticoso, ma davvero riesce a dare delle soddisfazioni pazzesche!

COMO ENSENAR  EL NINO A JUGAR. JUEGO INDEPENDIENTE Y JUEGO SIMBOLICO

Existe una tècnica en el ABA, que una vez acquirida, puede ser aplicada en tantìsimos modos. Se llama backwards chaining, que traducido serìa  encadenamiento hacia atràs. Pareciera ser complicado, sin embargo es super fàcil. Consiste en enseñar empezando desde atràs.

Por ejemplo, si el niño tiene que aprender a hacer un  puzzle, còmprenle uno de 5 piezas, y se lo muestran quitàndole una sola pieza, el niño la pone. Se premia. Despuès se quitan dos, y el niño pone dos, despuès se quitan tres y pone tres, etc, etc. Obviamente a cada pieza puesta correctamente, hay que dar un premio.

Todas las actividades independientes se enseñan con el adulto detràs del niño, como si el adulto fuera sus manos. Esto para evitar que la presencia del adulto sea demasiado incòmoda. En realidad lo que estamos enseñando es el juego independiente, y el niño tiene que quedarse lo màs independiente posible. Poco a poco las indicaciones del adulto tienen que irse esfumando hasta desaparecer.

Con respecto al juego simbòlico es mejor enseñarlo por IMITACION, cambiando metodologìa.

LLenè la casa de juegos dobles,  juegos simples, no tienen que ser necesariamente caros. Hoy por hoy, en Ikea, por ejemplo, se hallan varios. Aquì arriba aparecen algunas fotos. Algunos juegos pueden ser muñecas, camitas, biberones, tablas para planchar, etc.

Lo primero es indicar la acciòn que se quiere obtener: “Ares juguemos”, y el niño nos tiene que imitar, nuestro objetivo es que nos imite. Asì iniciamos a “planchar”, a “cocinar”, a “hablar por telèfono”, todas acciones simbòlicas, que es preferible sean de la vida cotidiana.

Jamàs interrumpir el juego para decir frases como: “noooo, què estàs haciendo” “eso no se hace asì”. Las ayudas tienen que ser con gestos, manos que se extienden. Menos se habla, y mejor es.

Se premia al niño al final de una secuencia discreta de juego.

Despuès nos levantamos y vamos a jugar en otro lugar de la casa, cerca de donde estàbamos antes. El niño se levanta, nos sigue, y cuando llega donde estamos nosotros, lo premiamos y se sigue jugando.

Todas estas sesiones sirven para aumentar la atenciòn del niño en el tiempo y en el espacio.

Pues sepan, que unos dias despuès, mientras estàbamos en el campo, Ares ya me imitaba en actividades como sembrar o regar una planta, lanzar una pelota, etc.

Cada vez que se enseñan estas habilidades, se aconseja siempre de informar la escuela, para que todos puedan comprobar y ayudar a generalizar lo que se ha enseñado.

El logro mayor es que el niño juegue con sus compañeros de clase, con la tìa, con los primos, con el abuelo…

Enseñar un juego a un niño autista es inmensamente fatigoso, pero de veras da, grandes satisfacciones.

Fonti: researchgate

 

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