Com’è cominciato tutto… / Còmo empezò todo…

 

Ares 2 anni e 4 mesi marzo 04 (10)

Tutto è cominciato quando mio figlio aveva circa 2 anni e me ne accorsi che, ogni volta che salivamo le scale per arrivare a casa, doveva per forza toccare una piccola crepa che c’era nel muro. Niente da fare, doveva toccarla, altrimenti tornava indietro.

“Vabbe, non importa”, mi dissi. A questo evento singolare si aggiungeva il fatto che io, essendo cubana, gli avevo sempre parlato spagnolo, di conseguenza il ritardo nel linguaggio (diceva soltanto poche parole), si poteva ricondurre al fatto che fosse bilingue.

In quel periodo cercai informazioni su internet per conto di un’amica, che aveva sospetti di autismo sul suo bambino e trovai alcune caratteristiche analoghe a quelle che aveva mio figlio, ma pensavo fosse eccesso di zelo da parte mia.

Chiamai il pediatra che mi disse: “non si preoccupi signora, i bambini autistici non hanno il rapporto sociale che ha suo figlio, lui è gioioso, felice, si avvicina a tutti, stia serena, gli dia tempo e parlerà”.

Ares andò all’asilo privato, per abituarsi al distacco da me, previa iscrizioni alla scuola, e all’asilo mi dissero un giorno che non raccoglieva i giocattoli quando cadevano a terra. Apriti cielo. Andai su tutte le furie: “faccia bene il suo lavoro, il bambino è piccolo, deve imparare”, ecc ecc.

Fino a quando arriviamo alla scuola, 3 anni compiuti e una maestra meravigliosa, prossima alla pensione, vecchio stile: pacata, sensibile, tutt’ora la ringrazio e la invito alle feste di compleanno. La maestra mi chiamò una mattina e mi disse:” non riesco a mettere suo figlio alla pari di tutti gli altri, fatico troppo”. E poi mi diede un foglio di carta con un telefono.

La stessa mattina presi un appuntamento e andai (dopo sei mesi, giacchè la lista d’attesa era infinita) al centro di Neuropsichiatria Infantile di Via dei Sabelli, a Roma. Poche settimane e arrivò la Diagnosi: Disturbo Generalizzato dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato. “Tutto e niente”, dissi. Cosa mai sarà”.

Nel tempo, e grazie ad un sito formidabile: emergenzautismo.org, trovai le prime risposte: si trattava di Autismo.

Come molti di voi, mi sono buttata a capofitto su qualunque terapia e ipotesi: ho fatto test di ogni genere e dato a mio figlio qualunque integratore esista sulla terra. Ho fatto migliaia di analisi del sangue, centinaia di protocolli e consultato almeno 50 medici. Davvero tantissimi soldi spesi. Devo però dire qualcosa: tutto quello che ho fatto aveva un solo scopo: migliorare mio figlio all’interno della sua pesante diagnosi. Non ho mai fatto nulla per curarlo: sapevo, purtroppo, che dall’Autismo non ce ne saremmo mai più liberati.

La terapia più efficace, però, quella concreta con cui ho raggiunto gli obiettivi più impensabili, è stata l’A.B.A, alla quale QUI dedico un articolo.

Non so dirvi se le terapie mediche abbiano o meno aiutato Ares. Posso comunque dire che Ares oggi è senza dubbio, migliore di quando aveva 4 anni. Ti guarda negli occhi, è tranquillo, non scappa più dai negozi… insomma, ci consente di avere una vita più serena. Anni fa bisognava svegliarsi, attendere che si svegliassi lui e capire quale giornata ci si aspettava. Oggi invece, abbiamo davvero pochissime sorprese. E questo, come immaginerete, cambia davvero tutto.

 

COMO EMPEZO’ TODO

Todo comenzò cuando mi hijo tenìa mas o menos dos años y me dì cuenta que, cada vez que subìamos la escalera que nos lleva a casa, debìa absolutamente tocar una pequeña grieta de la pared. Nada,  que si no la tocaba, volvìa para atras.

“Bueno, no importa”, me dije. A esta situaciòn se añadìa el hecho, que,  siendo cubana, yo le habìa siempre hablado español a Ares, por lo tanto el retardo en el lenguaje se atribuìa facilmente al hecho de ser bilingue.

En aquel periodo busquè informaciones en internet  para una amiga que sospechaba que su niño fuese autista y hallè algunas caracterìsticas anàlogas  a las que tenìa mi hijo, pero pensè que estaba exagerando, asì que no le hice caso.

Llamè al pediatra que agregò: “no se preocupe, señora, los niños autistas no tienen el tipo de relaciòn social social que tiene su hijo, èl es alegre, felìz, se acerca a todos, tiene que estar serena, le dè tiempo, y hablarà”

Ares fue al cìrculo infantil privado, para habituarse a la separaciòn, previa inscripciòn a la escuela materna, y en el cìrculo me dijeron un dìa que Ares no recogìa los juguetes  cuando se caìan. “Abrete cielo”. Me puse roja de la rabia: “haga bien su trabajo, usted es una incompetente, el niño todavia està pequeño, tiene que aprender, etc etc”.

Hasta que llegamos a la escuela, 3 añitos cumplidos y una maestra fantàstica, con un viejo estilo de enseñanza, dulce, sensible… La maestra me dijo: “no logro poner su hijo al nivel de los demàs niños” Y me diò un nùmero de telèfono.

Esa misma mañana tomè una cita en el centro de Neuropsiquiatria Infantil de Via dei Sabelli, en Roma. Pocas semanas y llegò la Diagnosis: Disturbo Generalizado del Desarrollo. “Todo o nada”, me dije. “Serà una tonterìa”.

Con el tiempo, y gracias a un sitio formidable: emergenzautismo.org, hallè las primeras respuestas: se trataba de autismo.

Como muchos de ustedes, probè todas las terapias e hipòtesis: hice millones de test, y dì a mi hijo cada integrador que existe en esta tierra. He hecho millones de anàlisis de sangre, centenares de protocolos y consultado almenos 50 mèdicos. Mucho dinero gastado. Però igual quisiera decir algo: todo lo que hacìa, y lo que hago ha siempre tenido un ùnico objetivo: mejorar mi hijo dentro de su pesada Diagnosis. Nunca he hecho nada para curarlo: yo sabìa que, desgraciadamente, del Autismo nunca nos habrìamos liberado.

La terapia màs eficaz, la màs concreta, con la cual he logrado los objetivos mas significativos, es el A.B.A., a la cual dedico aquì un artìculo.

No sè decirles si las terapias mèdicas han ayudado o no a Ares.

Puedo solamente decirles que Ares hoy es mejor de cuando tenìa 4 años. Te mira a los ojos, es un joven tranquilo, no escapa de las tiendas… en fin, nos permite llevar una vida serena.

Años atràs nos despertàbamos, habìa que esperar  que se despertase èl, y entonces nos percatàbamos del dìa que nos esperaba. Hoy, sin embargo, tenemos pocas sorpresas. Y ello, como imaginaràn, cambia TODO.

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